Scoprire il maritozzo nelle strade di Islamabad
di Emanuela GasbarroniNella capitale del Pakistan la cucina tricolore non è più solo importata: cresce una nuova generazione di ristoratori e produttori locali che, utilizzando ingredienti italiani, realizzano in loco pasta fresca, mozzarella e dessert
Sapete dove potete trovare un maritozzo con la panna buonissimo? Da “Tommasini” a Islamabad. Proprio così, nella capitale del Pakistan il sabato mattina è facile trovare molti italiani, che lavorano nelle agenzie internazionali, seduti a sorseggiare insieme al delizioso maritozzo un cappuccino al bar di Omer Chaudry. Francesco Tommasini, da Riccione dove gestisce una pasticceria, è il suo socio che ha dato il nome a questo locale arredato con colori pastello che è un po' caffetteria e un po' ristorante, inaugurato nell'ottobre del 2024.
Omer, che parla abbastanza bene in italiano, è appassionato dell'Italia fin da quando da piccolo seguiva il padre avvocato pakistano, amico e consulente dell'Aga Khan impegnato in Sardegna nelle operazioni immobiliari che trasformeranno la Costa Smeralda.Da grande si dedica poi all'import export di prodotti alimentari proprio dall'Italia.Durante una fiera in Emilia Romagna conosce la famiglia Tommasini che ha una rinomata pasticceria e dopo molte insistenze convince il giovane Francesco ad aprire un locale a Islamabad.E così nell'elegante locale color verde salvia e legno chiaro la mattina si fa colazione e la sera si mangiano melanzane alla parmigiana e gli arancini con pomodoro, seguiti da pizza margherita e tagliata di carne con patate al rosmarino.
Specialità
Deliziosi i dessert. “La nocciola viene dal nord Italia, dalle Langhe, che producono le migliori al mondo, e il pistacchio arriva da Bronte, nel sud Italia – sottolinea con orgoglio Omer – Importiamo Parmigiano Reggiano e produciamo la nostra pasta utilizzando farina italiana”. Negli ultimi anni, nella città ci sono quartieri residenziali contrassegnati da lettere e numeri e ognuno al centro ha un markaz, una sorta di grande centro commerciale, dove si intrecciano caffetterie, ristoranti, botteghe e spazi pubblici. Oggi Islamabad, poco più di un milione di abitanti, conta circa venti locali italiani, un numero sorprendente per una capitale giovane.
Tra questi, il ristorante Fuoco nel quartiere F7 è tra i più conosciuti: larghe vetrate, legni chiarissimi, linee essenziali, illuminazione soffusa, menù con piatti tipici italiani. “Ho viaggiato più volte in Italia, visitando diverse regioni e conoscendo le tradizioni culinarie – spiega Shamaz Sandhu, CEO e chef de cuisine – ho lavorato accanto a chef in un contesto collaborativo ricco di scambio di idee e tecniche. Le nostre pizze sono cotte in un forno a legna tradizionale. Il nome Fuoco riflette sia la fiamma reale con cui cuciniamo sia la passione che guida il nostro lavoro. Uno degli ingredienti più preziosi che abbiamo trovato localmente è il latte di bufala di alta qualità, che utilizziamo per produrre mozzarella. Il clima è inoltre favorevole alla coltivazione di rucola, basilico e alcune varietà di pomodoro. Detto questo, continuiamo a importare molti ingredienti chiave dall’Italia come il prosciutto d’oca, il Parmigiano Reggiano, aceto balsamico, bresaola, farina “00” per pizza e semola di grano duro perla pasta.Stiamo anche sviluppando una nostra linea di prodotti: pasta fresca, mozzarella e salse realizzate con ingredienti coltivati da noi.Questa nuova Islamabad gastronomica vive anche fuori dai ristoranti. Ogni sabato, proprio ai piedi della collina della Margala su un grande prato verde si svolge il Farmers Market.
Al mercato
Tra le bancarelle, anche Omar, un gelataio che mentre prepara coni racconta: “Sono andato in Italia per imparare come fare il gelato alla Carpigiani University. Io amo molto la cultura del cibo in Italia, per ora gli affari stanno andando bene”. Poco distante su un banchetto c'è Mohammed, cinquantenne elegante, che dispone con cura le confezioni di pasta fresca, tagliatelle all'uovo con il radicchio e con gli spinaci, tortellini, ravioli conripieno ricotta e menta e ai funghi, 24 pezzi in ogni confezione. “Tutto è iniziato durante il covid – racconta – eravamo confinati a casa e abbiamo letto che la pasta fresca è molto buona e così abbiamo cominciato a cercare le ricette e a impastare. Successivamente abbiamo cominciato a venderla. Per noi è diventato un ottimo business, è diventato il mio lavoro e ho lasciato quello precedente. Facciamo consegne e vendiamo dal lunedì al sabato, riforniamo alcuni supermercati e alcuni ristoranti. Abbiamo iniziato anche a Peshawar recentemente e tra qualche settimana inizieremo a Lahore” conclude con un sorriso. Analizzando i dati forniti dall'ufficio dell'Istituto per il commercio estero, sezione di Islamabad, di cui è responsabile Salvatore Parano, tra il 2020 e il 2024 l’export agroalimentare italiano verso il Pakistan è cresciuto in modo significativo: la pasta ha raggiunto circa 1,6 milioni di dollari con una crescita media annua del 20%, le preparazioni alimentari sono salite del 17%, le salse del 25% e l’olio d’oliva ha superato il milione di dollari con un incremento medio del 26%. E forse è proprio questo il segno più curioso di tutti: a Islamabad, ormai, i maritozzi con la panna non hanno più bisogno di essere importati.