La ricetta perfetta: la pasta all’amatriciana, il classico romano che non passa mai di moda
di Martina LiveraniUna vera icona della tradizione: pochi ingredienti e grande sapore. Con i consigli della chef Sarah Cicolini di SantoPalato
“L’amatriciana è in menu dal primo giorno perché, essendo nati come trattoria, per noi era importante avere i piatti fondamentali della tradizione romana. L’amatriciana è uno di questi: non puoi toglierla dal menu”. Chi parla è Sarah Cicolini dalla cucina della sua trattoria SantoPalato a Roma. Le abbiamo chiesto la ricetta perfetta di un classico della cucina italiana, l’amatriciana, emblema della romanità a tavola, sintetico nella lista degli ingredienti ma ricco di gusto e memoria. Poter maneggiare questa ricetta con maestria anche a casa, assicura estrema soddisfazione. “La nostra amatriciana ha avuto diverse modifiche nel corso del tempo. Ci abbiamo messo un po’ per arrivare a una versione riconoscibile, che fosse anche uno dei motivi per cui venire a mangiare da SantoPalato”. Tra le inconfondibili caratteristiche della versione Cicolini ci sono un pomodoro che non è stracotto, il guanciale ben sgrassato e il bilanciamento acido di vino e aceto.
Ingredienti per 4 persone
500 gr pomodori pelati
360 gr pasta (formati suggeriti: mezze maniche, rigatoni, bucatini o spaghettoni)
300 gr guanciale a cubetti
50 ml aceto di vino rosso
50 ml vino rosso
Pepe nero Tellycherry macinato al momento q.b. •
Sale q.b.
Pecorino romano grattugiato q.b.
Procedimento
In una pentola capiente fate rosolare il guanciale a fuoco medio, lasciandolo sudare lentamente fino a sciogliere bene il grasso e renderlo dorato e croccante. Prelevatene circa la metà e tenerla da parte per la finitura. Sfumate il guanciale rimasto con il vino rosso e l’aceto, lasciando evaporare completamente l’alcol.
Il segreto è nel guanciale
“Il mio consiglio – dice la chef - è far andare lentamente il guanciale, in modo che tiri fuori più grasso possibile. Poi bisogna sfumare quel grasso con parti acide, come vino e aceto. Però, se non c’è abbastanza grasso, diventa complicato farlo bene”.
Bilanciare l’acidità
“In questo modo il sugo sa molto di guanciale, mentre la parte acida del pomodoro invita al morso e fa venire voglia di continuare a mangiarla, senza stancare. Poi ci sono aceto e vino rosso: sono variabili che decidiamo in base al tipo di pomodoro che stiamo usando”.
Il pomodoro non deve stracuocere
Aggiungete i pomodori pelati, schiacciandoli delicatamente con un cucchiaio. Cuocete per circa 25 minuti a fuoco medio-basso, mescolando spesso, fino a ottenere una salsa ben ristretta e lucida. Unite abbondante pepe nero macinato al momento e regolare di sale solo se necessario.
Che formato di pasta usate a Santo Palato?
“Adesso usiamo lo spaghettone. In passato abbiamo usato anche la mezza manica e il rigatone”.
Nel frattempo, cuocete la pasta in abbondante acqua salata. Scolatela al dente e trasferitela nella pentola con il sugo all’amatriciana, saltando per amalgamare bene e completare la cottura. Servite immediatamente con il guanciale croccante tenuto da parte, una generosa spolverata di pecorino grattugiato e un’ulteriore macinata di pepe nero al momento.