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Quei vini baciati dal sole e resi unici dall’energia del Vesuvio

Una selezione di etichette (e relativi abbinamenti suggeriti dai produttori) che nascono dai vigneti all’ombra del vulcano

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"Si narra che un pezzo di Paradiso precipitò nel golfo di Napoli quando Lucifero fu cacciato. Cristo, addolorato per la perdita di colui che era stato l'angelo più buono, pianse. Là dove caddero le sue lacrime nacquero delle viti il cui vino si chiamò Lacryma Christi". È questo il concentrato di un territorio affascinante e carico di suggestioni da bere come quello vesuviano nella presentazione del Consorzio tutela vini Vesuvio: un luogo fra mito e storia unico al mondo. Da degustare goccia a goccia accogliendo nel bicchiere il nettare delle uve che hanno alle spalle tradizioni vitivinicole antichissime che risalgono già all'Età del ferro e raggiungono l'apice nell'Antica Roma.

Ancora oggi alcuni vigneti sono coltivati a piede franco. Ovvero la pianta non è innestata ma dotata del proprio apparato radicale europeo, a differenza della quasi totalità dei vigneti moderni innestati su radici americane, utilizzando il metodo della propaggine per i nuovi impianti, in modo da tutelare i vigneti. Vitigni storicamente presenti nell'area vesuviana, fino a 700 metri di altezza. In particolare il Caprettone e il Piedirosso, oltre a Catalanesca, Coda di volpe, Falanghina, Sciascinoso, Aglianico, Guarnaccia e Olivella nera, che offrono vini bianchi e rosati baciati dal sole e rossi incandescenti annaffiati dalla lava dello "sterminatore Vesovo".

Tutti prendono vita da una combinazione particolarissima di suolo vulcanico, altitudine e clima mediterraneo che dona mineralità, sapidità e note affumicate. Attualmente l'area di produzione può essere suddivisa in due macroaree: quella del Monte Somma, la zona vulcanica originaria, e il Vesuvio dopo l'eruzione del 79 dopo Cristo che distrusse Pompei, con i versanti mare e terra di entrambi i territori dove insistono una quindicina di comuni. Nella tutela rientrano anche le cantine al di fuori dell'area del Vesuvio in possesso di deroga per imbottigliare i vini. Abbiamo assaggiato questi tesori da bere nell'evento "Vesuvio Wine Day 2026" a Napoli, nel Complesso monumentale San Lorenzo Maggiore. E chiesto ad alcuni produttori di raccontare l’abbinamento ideale dei loro vini con i piatti soprattutto della tradizione campana.

Vini bianchi

Lacryma Christi bianco Doc "Argano"

Tenuta Le Mura a Boscotrecase nel Parco nazionale del Vesuvio Uvaggio: Caprettone (80%) e Falanghina (20%)

Le indicazioni del produttore Catello La Mura: "Può essere abbinato agli spaghetti alle vongole ma anche a un'insalata di rinforzo senza sottaceti. Ed è una vera sorpresa con le pappardelle al sugo di coniglio all'Ischitana, con pomodorino giallo e rosso con tanto olio del Vesuvio e la piperna, un'erba tipo rosmarino e timo che cresce nella nostra tenuta alle pendici del vulcano. Ma anche con i crocchè napoletani e i fiori di zucca fritti".

Spumante metodo classico Catalanesca "Català 36"

Cantina Montesomna Vesuvio a Pollena Trocchia, a 400 metri. Uvaggio: Catalanesca 100% a guyot, 36 mesi di vinificazione.

Le indicazioni del produttore Nicola Campanile: "Perfetto con la pasta, patate provola e guanciale in cui per sgrassare serve una bollicina speciale come questa, che non travalica il gusto e mantiene mineralità e sapidità. E poi naturalmente il baccalà per cui Somma Vesuviana è molto famosa: fritto o alla napoletana, al forno con patate, pomodorini (non salsa) e pane grattugiato".

Vini rossi

Piedirosso Igp "Pompeiano"

Cantine Villa Regina a Boscoreale. Uvaggio: Piedirosso

Indicazioni della produttrice Ida Aquino: "Va benissimo con il ragù napoletano e con la pizza salsiccia e friarielli. Poi con la pasta alla genovese perché bilancia la dolcezza della cipolla e valorizza la carne senza molto tannino. E infine con frattaglie di maiale, polpo grigliato, pesce spada e anche baccalà alla napoletana".

Lacryma Christi Vesuvio Dop rosso "Plinius"

Azienda De Angelis di Sorrento. Uvaggio: Piedirosso, Aglianico, Sciascinoso

Indicazioni del produttore Francesco Di Somma: "Questo rosso da uve di Torre del Greco fruttato e speziato si può gustare con il coniglio alla cacciatora, il brasato con lombo di maiale o di bovino, con gli gnocchi alla sorrentina e la parmigiana di melanzane".

Vini rosati

Lacryma Christi "Rosato Vesuvio Doc"

Azienda Enodelta Cav. Antonio Caputo 1937 di Acerra. Uvaggio: Piedirosso (80%), Aglianico (20%)

Indicazioni del produttore Nicola Caputo: "L'ideale accoppiata è con la pizza verace napoletana 'arruscata', abbrustolita, una margherita o una marinara. Il nostro rosato si abbina bene anche a un risotto con zucchine e gamberetti. Ed è straordinario con i cuori di carciofo in pastella, tipo le Mammarelle di Acerra coltivate sul terreno vulcanico".

Pompeiano Igt Piedirosso "Serapias"

Azienda Fiore Romano di Ottaviano. Uvaggio: Piedirosso da vigne di Terzigno

Indicazioni del produttore Luigi Romano: "Attenti a non confonderlo con un passito di Pantelleria che ha lo stesso nome. Il nostro è un vino rosato frizzante, un omaggio ai colori dell'orchidea da cui prende il nome. Abbinamenti perfetti con la mozzarella di bufala campana, con la spigola all'acqua pazza e con uno spaghetto con pomodorini del piennolo del Vesuvio e basilico".