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Tra tradizione e contaminazioni, la Napoli contemporanea di Nino Di Costanzo

Sfoglia all'uovo in zuppetta di mare 

La proficua collaborazione tra lo chef di Ischia e il resident Antonio Autiero per il ristorante Deschevaliers, all’interno dell’Hotel de Bonart Naples

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“Vedi Napoli e poi muori”, chi non ha mai sentito questa frase? Nessuna “jettatura”, anzi espressione di stupore davanti alla bellezza della città. Un detto così popolare da essere citato persino da Goethe, nel suo ‘Viaggio in Italia’. Nella lettera del 2 marzo 1787 scriveva così: “Della posizione della città e delle sue meraviglie tanto spesso descritte e decantate non farò motto. Vedi Napoli e poi muori, dicono qui”. Torti non ne aveva, e non ne ha chi arrivando a Chiaia rimane a bocca aperta.

Nino Di Costanzo 

Con un solo sguardo la vista abbraccia il golfo dove la leggenda vuole sia stata trascinata la sirena Partenope, dal Vesuvio a Capri il baluginìo del mare confonde nelle belle giornate. Declina Posillipo e tutta Napoli è ai propri piedi dalla terrazza dell’hotel de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton, al tramonto la fitta trama di strade e vicoli si ricama di ombre che lasciano intendere il brulicare della vita. Ed è qui, all’interno dello storico edificio di fine Ottocento che l’arte si mescola all’architettura, la cucina prende vita dalla storia, dal mare che bagna la città e dalla terra che la circonda. Aperto poco meno di un anno fa, il ristorante Deschevaliers accende i fornelli sotto la consulenza dello chef Nino Di Costanzo, due stelle Michelin al Danì Maison di Ischia, e vede impegnato in cucina il resident chef Antonio Autiero.

Seguono il ritmo delle stagioni i piatti che si avvicendano nel menu, “ogni ingrediente ha un significato per me, se è nel piatto è in natura ed è servito alla composizione del gusto complessivo”, ha raccontato Autiero. Una filosofia che condivide con Di Costanzo, insieme al senso di appartenenza profonda alla Campania. Ciò non significa che i sapori ricalcano la tradizione, semmai ne traggono ispirazione senza lasciarsi imbrigliare. A guidare l’ispirazione è piuttosto la ricerca, proficua, di quel sottile equilibrio tra suggestione e creazione, l’oscillare continuo tra una delle culture culinarie più ricca dal nostro Paese e la voglia di spingersi oltre confini, pur mantenendo chiara l’identità.

Eliche e ricci 

È proprio tra i benvenuti dalla cucina che si ritrova questo estro di contaminazione con ingredienti che non attingono alla tradizione partenopea, ma che con creatività riescono a ben accostarsi a prodotti locali, come il bao in doppia cottura con provola e acciughe. Una piccola pizza sarebbe stata banale, anche fuori tema, mentre l’ariosità dell’impasto del bao ne ricorda vagamente il cornicione ma porta la mente lontano, così tanto lontano da tornare a casa con la provola. Nelle caramelle di genovese la sintesi di cucina casalinga, veracità dei sapori e metodo aulico. I fagioli di Controne abbinati all’astice sembrano quasi voler ricordare la contrapposizione di ‘Miseria e nobiltà’, dove non si capisce bene chi eleva chi, tanto sono pregiati e caratteristici i due sapori.

“In ogni nostro piatto abbiamo voluto mettere il pensiero della napoletanità, dell’essere napoletani – ha spiegato lo chef –, senza però voler gravare ogni boccone della lunga e forte tradizione”. Un menu scritto in duplice lingua, non per gioco ma perché Napoli è imprescindibile come la sua cadenza linguistica che suona musica. ‘O rummo, il rombo si sposa con capperi, limone e olive nella salsa che nappa il filetto, ‘O rraù napulitano...a crudo dove tutti gli elementi del più domenicale piatto della tradizione sono separati nel piatto, come macchie, per ricomporsi solo in bocca.

Nulla è lasciato al caso, tra sala e cucina c’è la continuità che si ritrova nei sapori, si legge tra le righe del menu la meticolosità che contraddistingue Di Costanzo e la sua attenzione ai dettagli. Tratti comuni con la gestione dell’albergo, soprattutto per quanto attiene all’estetica e all’arte. Non solo la puntigliosa ristrutturazione che ha saputo mantenere gli elementi architettonici della storia, ma la ferrea intenzione di coniugare e declinare gli spazi all’arte. Per tutto l’anno il Caracciolo Hospitality Group, di cui il de Bonart fa parte insieme a Palazzo Caracciolo Naples Hilton Affiliate, prosegue infatti il percorso ‘Corporate Art Company’, accogliendo negli spazi albergativi e ristorativi cicliche mostre d’arte.

L'Hotel de Bonart 

A partire dal 27 maggio, per un mese, si aprirà la mostra ‘The Crossers – Gli Attraversanti’ dell’artista Elena Brovelli, percorso immersivo in cui tessuti rigenerati danno vita a simbolici portali da attraversare per riflettere su cambiamenti e trasformazioni. Allo stesso tempo, nel Palazzo Caracciolo Naples Hilton Affiliate prosegue fino alla fine di giugno la mostra personale di Grazia Famiglietti, ‘IN-TRA’.