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Italianity, il libro-manifesto di Andrea Lonardi: “Il vino è un modo di stare al mondo”

Andrea Lonardi con il suo libro "Italianity"
Andrea Lonardi con il suo libro "Italianity" 

Il Master of Wine firma un volume sull’identità dell’expertise nazionale. Tra maestri, territori e futuro, un racconto che va oltre la tecnica: “Il know si impara, la creatività no”

4 minuti di lettura

“Non è un libro sul vino. È un libro su cosa significa essere italiani”.

Andrea Lonardi è in un momento magico della sua carriera. Master of Wine dal 2023, il secondo a raggiungere il titolo in Italia, è un manager del vino con una formazione enologica internazionale, oggi consulente di importanti gruppi nazionali e non solo. Gira il mondo per prestare il suo talento agli altri, ma anche per imparare, perché “trascorrere anche solo un paio di ore con grandi maestri come Attilio Scienza, Emilio Pedron o il compianto Denis Dubourdieu, sono cose che hanno un valore impagabile”. Il passo successivo oggi è lasciare, più che un’eredità, un messaggio che, facendo tesoro della sua esperienza, stimoli un dibattito sul futuro del settore, anche e soprattutto per le nuove generazioni. In particolare in un periodo come questo in cui stiamo vivendo “un cambio epocale per il vino e non solo”.

Da questa consapevolezza nasce Italianity, scritto da Lonardi con la giornalista americana Jessica Dupuy. Il Master of Wine ha studiato fra la Francia e gli Stati Uniti, poi in Italia ha lavorato nel Gruppo Italiano Vini e da Angelini Wine & Estates; oggi guida la sua società Origins Wine Advisors, è ceo del Gruppo Marilisa Allegrini, consulente di varie aziende sulla Costa Toscana, in primis Petra a Suvereto del Gruppo Terra Moretti, oltre a essere vicepresidente del Consorzio vini della Valpolicella. Inoltre, ha lanciato con i colleghi Master of Wine Gabriele Gorelli e Pietro Russo la cantina siciliana Officina del vento nella Riserva Naturale delle Isole dello Stagnone a Marsala.

Una ricca carriera. Ma quando, spinti dalla passione, si raggiungono le vette all’interno di un settore complesso e in evoluzione come quello del vino, accumulare ruoli e titoli non basta. Si cerca qualcosa di più profondo, in grado di lasciare il segno nel proprio vissuto in primis. E magari anche in quello degli altri. È questo fuoco che ha spinto Lonardi a scrivere di notte, l’unico momento “libero” della giornata. All’inizio non con uno scopo preciso: “Sentivo il bisogno di farlo, di mettere nero su bianco le mie idee, le mie riflessioni, le esperienze che facevo, anche le mie emozioni”. Poi quello sfogo è diventato più strutturato finché, a dare un ordine e una forma precisa a quel materiale dall’ampio potenziale, ci ha pensato la giornalista enoica Jessica Dupuy, che ha aggiunto contenuti ulteriori all’opera.

Un libro che arriva in un momento preciso della vita di Lonardi, dopo una fase di passaggio personale e professionale. “Quando ho deciso di lasciare Bertani (del Gruppo Angelini Wines, ndr) mi sono trovato per qualche mese con del tempo a disposizione e anche con una certa sofferenza. Quando lasci qualcosa a cui hai dato molto, è inevitabile fermarsi a riflettere”, racconta il Master of Wine.

Un volume, tre ragioni

È proprio da quel vuoto che nasce l’esigenza di scrivere. Ma le ragioni sono tre. La prima è intima, legata alla necessità di dare senso a un percorso: “Ho sentito il bisogno di mettere ordine in quello che ho vissuto”.

La seconda è un atto di restituzione, come l’ha chiamato lo stesso wine expert: “Io sono stato una persona fortunata. Ho incontrato grandi maestri che non mi hanno insegnato solo a fare un vino migliore, ma soprattutto a stare al mondo. Delle loro massime ho fatto tesoro e mi è parso doveroso raccontarlo, dare vita e memoria a quegli insegnamenti, e condividerli con gli altri”.

La terza guarda invece all’esterno, alla percezione dell’Italia nel mondo: “Frequentando la comunità internazionale del Master of Wine mi sono accorto che c’è una difficoltà nel leggere l’Italia. Perché l’Italia non ha un modello unico: è un sistema complesso, fatto di tante identità”. Da qui nasce anche il titolo. Un termine — Italianity — scelto non a caso: “È una parola che ho cercato a lungo. Gli anglosassoni non hanno un equivalente. È un modo per spiegare cosa significhi essere italiani”.

Nel libro, Lonardi non propone un manuale tecnico, ma un racconto fatto di esperienze, territori e incontri: “Non parlo di vino in senso tecnico. Racconto storie, vissuti, momenti. È un viaggio da Nord a Sud, da Sicilia a Piemonte, passando per Toscana, Friuli, Valtellina”. Un viaggio che diventa anche chiave di lettura del sistema Italia: “Siamo un Paese senza un modello unico. In Francia dici Borgogna o Bordeaux. In Italia dici Italia. È questa la nostra forza e la nostra complessità”.

Le spine dorsali dell’italianità

Italianità che si esprime nel sapore, ma anche nella storia della viticoltura italiana: “Io sono convinto che in Italia esista una sorta di spina dorsale del vino, che chiamo red spine e white spine – dice Lonardi – Nella spina dorsale rossa ci sono vitigni fondamentali come Nebbiolo, Sangiovese e Nerello. Sono i pilastri. Ma accanto a questi ci sono tante ‘vertebre’ che completano il quadro: al Nord varietà come Schiava, al Centro il Ciliegiolo, al Sud il Piedirosso, il Nero d’Avola, il Frappato, senza dimenticare il Cannonau. Tutti insieme costruiscono un’identità nazionale. Magari non percepisci subito il vitigno nel bicchiere, ma riconosci che quel vino è italiano. Questo succede perché l’Italia è un Paese unico, anche dal punto di vista geografico: è attraversata da Nord a Sud dalle dorsali montane e fortemente influenzata dal Mediterraneo. E questa condizione ha plasmato non solo il paesaggio, ma anche lo stile dei vini. I vini italiani, in generale, non sono mai eccessivi o dolci: hanno freschezza, tensione, spesso un finale leggermente amaricante. È un’identità che si è costruita nel tempo, anche in relazione alla nostra cucina e al nostro modo di stare a tavola. Noi consumiamo il vino insieme al cibo, in un contesto fatto di varietà e condivisione. E per questo, nelle diverse zone d’Italia, si sono selezionati stili e tipologie che, pur nella loro diversità, contribuiscono a rappresentare un’unica italianità”.

Generazioni a confronto

Un racconto che però oggi va ripensato: “Abbiamo costruito un’idea troppo tecnica del vino. In realtà servono sensibilità, curiosità, capacità di ascolto”.

Il volume infatti è anche, dichiaratamente, un messaggio alle nuove generazioni: “È un libro pensato per i giovani. Questo Paese offre tanto, ma bisogna essere pronti a mettersi in discussione, a partire, a fare esperienza”. E soprattutto: “Bisogna coltivare il talento senza egoismo. I veri maestri sono quelli che ti fanno crescere, anche più di loro”.

Il tema dei maestri è centrale, come dimostra anche un episodio personale: “A Dubourdieu, grandissimo professionista bordolese, avevo chiesto di farmi da mentore ma lui inizialmente mi disse di no. Poi un giorno venne in Toscana e mi chiamò. E, vedendo il mio lavoro, mi disse: voglio imparare da te e sì, ti farò da mentore. Lì ho capito che si cresce sempre insieme”.

Tra le voci che hanno apprezzato il libro c’è anche Attilio Scienza, che ne ha colto il valore in un momento delicato per il settore: “Dopo aver letto il libro mi ha mandato un messaggio bellissimo in cui fra mille parole di apprezzamento mi ha anche detto che dobbiamo tornare a fare vino nella sua essenzialità, senza paura di tradire la tradizione. Un messaggio eccezionale”.

Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli, il primo MW italiano
Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli, il primo MW italiano 

Un futuro da scrivere

Un pensiero che si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro: “Stiamo vivendo una fase difficile: meno marginalità, meno risorse. Ma proprio per questo serve un cambio di visione”.

E qui emerge uno dei messaggi più forti del libro: “La parte tecnica nel fare un vino è replicabile. La creatività no. È quella che fa la differenza”.

Italianity diventa così un racconto, ma anche una presa di posizione: “Non è un libro per insegnare. È un libro per confrontarsi”. E anche un modo per restituire ciò che è stato ricevuto: “Per quello che ho avuto, mi sembrava giusto lasciare qualcosa che restasse nel tempo”. Il libro (Direct to Press, 384 pagine, 54 euro, acquistabile su Amazon) è stato presentato in anteprima a Vinitaly e in questi giorni Lonardi è in giro per gli Usa per proporlo al pubblico americano.

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