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Largo ai giovani, la grappa si rinnova

Un prodotto antico raccontato in chiave sempre più moderna grazie a un ricambio generazionale che sta portando nuove idee nell’imprenditoria del settore

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La grappa non è diventata improvvisamente giovane. A cambiare sono state le persone che oggi la producono e che la comunicano. Hanno tra i trenta e i quarant’anni, vengono da famiglie che lavorano nella distillazione da generazioni e in azienda ci sono cresciuti. “Io sono nato qui, in mezzo agli alambicchi”, racconta Matteo Pisoni, dell'omonima distilleria trentina, “la mia casa è nello stesso edificio della produzione, già da bambino seguivo mio padre, osservavo tutto”. Un’esperienza che ritorna, con poche varianti, anche nelle parole di Giulia Berta, Francesca Bardelli Nonino e Alessandro Marzadro. I protagonisti della new generation della grappa.

Il distillato di vinaccia è un pezzo di anima della produzione italiana, ma cambia a seconda della regione e del territorio in cui affonda le sue radici. E così questi ragazzi, le cui storie si possono (si devono) seguire da vicino per capire dove sta andando la grappa. E perché ha ancora moltissimo da dire. Perché il punto non è tanto cosa stanno cambiando, ma come ci stanno dentro a questa storia che arriva da un tempo lontano. Nessuno di loro vive con l’idea di rifare tutto da capo, né con l’urgenza di prendere le distanze. Semmai il contrario. La differenza si vede nelle pieghe dei loro racconti, nei ruoli che scelgono e nel linguaggio che usano.

Nel caso di Francesca Nonino (l’influencer della grappa, come si definisce, ndr), i social sono un canale diretto, senza filtro, dove porta all’esterno quello che normalmente resterebbe nascosto. “A un certo punto ho sentito il bisogno di dare la mia interpretazione, per non limitarmi a raccontare la storia della mia famiglia, ma viverla davvero come mia”, dice. Non una presa di distanza, ma un modo per abitare quella storia trovando un linguaggio che la renda accessibile. “Una buona parte del nostro lavoro — racconta invece Giulia Berta, coordinatrice di progetti aziendali come il lancio solidale di Elisi per l’acqua, la grappa Water Equal delle Distillerie Berta — è mantenere coerenza tra commerciale, social e stampa”. Fare in modo, cioè, che quello che si racconta fuori abbia davvero a che fare con quello che succede dentro. Da una parte c’è la necessità di stare dentro un mondo che cambia velocemente — nei linguaggi, nei tempi, nei temi — dall’altra quella di non rincorrerlo a tutti i costi. “Serve essere trasparenti e responsabili”, soprattutto in un contesto in cui “la comunicazione spesso è troppo rumorosa”.

Matteo Pisoni, master distiller tra i più giovani in Italia, lavora con gli alambicchi ed è proprio nella gestione di quelle macchine, che lo affascinavano già da bambino, che ha portato la sua esperienza e il suo sguardo. Da una parte la formazione ingegneristica, dall’altra un mestiere che continua a sfuggire a qualsiasi tentativo di standardizzazione. “Ho scelto di tornare in azienda, dopo l’esperienza fuori casa che è obbligatoria per noi nuove generazioni di Pisoni. Dai miei studi e dai miei viaggi porto la curiosità, l’attenzione alla ricerca, ad altri orizzonti”. Senza però perdere il rapporto con il prodotto che conosce bene. “La grappa ha una lavorazione molto più difficile rispetto ad altri distillati”, sottolinea. “La vinaccia è una materia viva, instabile, che non concede molto tempo e va lavorata subito. È lì che si gioca tutto”. Non ci sono scorciatoie, e non è un limite. È la materia prima a dettare le regole, anche quando chi la lavora appartiene a una generazione che, altrove, è abituata a muoversi più velocemente.

Se dentro la distilleria la vinaccia continua a dettare le regole, è fuori che il terreno è cambiato davvero. Ed è qui che lo sguardo della nuova generazione è importante per riuscire a decifrare i tempi. Alessandro Marzadro, amministratore delegato dell’azienda omonima, questo passaggio lo mette a fuoco con una chiarezza quasi disarmante. “Per la generazione dei miei genitori c’era quasi una pretesa che il cliente consumasse. Oggi questo non esiste più: dobbiamo dare delle motivazioni al consumo”. Non basta, insomma, produrre bene. Serve soprattutto la sensibilità di capire dove intercettare le persone, in che momento e con quale linguaggio. Ed è inevitabile confrontarsi anche con l’esperienza di chi lavora su altri distillati: “oggi molte pratiche che utilizziamo, arrivano da realtà diverse da quelle della grappa”. Come, il whisky insegna, accade per la mixology: “Oggi il principale veicolo di ingresso nel mercato dei distillati. Certo, la grappa non sarà mai protagonista di una miscelazione banale, perché non è un distillato banale. Ma lo spazio di manovra è ampio”.

È dentro questo scarto continuo tra ciò che resta e ciò che cambia, che si muove la nuova generazione. Unico l’obiettivo: non rendere la grappa più contemporanea, ma continuare a renderla leggibile mentre tutto intorno si trasforma. “Quando avrò sessant’anni - chiosa Giulia Berta - ci saranno cose che non riuscirò a capire, ma i miei figli e i miei nipoti sì. Ed è giusto così. È per questo che esistono le nuove generazioni”.