Tra Carricante e Nerello, le 14 bottiglie che raccontano il meglio dell’Etna
di Francesco SeminaraA Randazzo si è svolta la 17esima edizione di Contrade dell’Etna, la manifestazione ormai centrale per leggere lo stato di salute della denominazione
L’Etna nel calice che non smette di raccontare storie appassionanti di grandi viticoltori è andata in scena nella diciassettesima edizione di Contrade dell’Etna, appuntamento ormai centrale per leggere lo stato di salute della denominazione. La manifestazione nasce nel 2008 da un’intuizione di Andrea Franchetti, il produttore che per primo comprese quanto le contrade del vulcano potessero diventare una chiave di lettura territoriale simile ai climat della Borgogna. L’idea originaria era quella di riunire i vignaioli dell’Etna e mettere al centro il vino, scrivendo la geografia del vulcano. Oggi è diventato un evento di successo capace di raccontare il vulcano anche ai non addetti ai lavori.
L’edizione 2026 si è svolta a Randazzo con numeri che confermano la maturità del progetto. Quasi cento cantine presenti, circa tremila bottiglie stappate e oltre quarantacinquemila assaggi nelle due giornate dedicate al settore. Durante la conferenza inaugurale il presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria ha insistito su un punto preciso: il vino del vulcano attraversa una fase di consolidamento. La denominazione ha trovato un’identità riconoscibile e oggi lavora sul valore delle bottiglie, sulla reputazione dei territori e sulla capacità di raccontare con precisione le contrade. Il modello Etna continua a crescere grazie a un equilibrio tra tradizione agricola e visione imprenditoriale, con un ruolo sempre più forte della ristorazione e dei mercati esteri.
La richiesta che arriva dal mercato riguarda chiarezza e autenticità, con un racconto che parta dalle vigne e dalle contrade. Il sistema Etna si presenta oggi come un mosaico di versanti, altitudini e colate laviche che producono interpretazioni molto diverse di Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Unicità fa rima con biodiversità che varia al varia non solo del versante, ma della contrada. Tra i molti assaggi della manifestazione, ecco alcune bottiglie che raccontano bene questa varietà stilistica.
La selezione
“A Barunissa” – Teresa Eccher
L’irriverente Nerello Mascalese vinificato in bianco è la novità presentata a questa edizione. Nasce a Passopisciaro da vigne oltre i 1000 metri. Una sfaccettatura più unica che rara di un grande vitigno al servizio della versatilità, ideale per la stagione calda.
Etna Chinato – Federico Graziani
Il colpo di tacco di Federico Graziani è il primo chinato etneo. Vino aromatizzato ottenuto da base Etna Rosso con infusione di china e botaniche mediterranee. Sulla bottiglia si legge la scritta “Rimedio”. Pare funzioni.
Etna Bianco Doc – Cottanera
Una delle migliori interpretazioni di Carricante etneo. Fermentazione in acciaio per preservare freschezza e definizione aromatica. Il vino sviluppa profumi di cedro e limone pur mantenendo rara eleganza che è la cifra stilistica della cantina.
“Me Gioiu” – Tenute Foti Randazzese
Carricante da vigne ad alberello molto vecchie situate sul versante sud dell’Etna. Altitudine elevata e suoli vulcanici generano un bianco di grande tensione. Nel bicchiere emergono agrumi, fiori bianchi e una mineralità incisiva.
Etna Rosato Doc – Azienda Agricola Camuglia
Rosato da Nerello Mascalese coltivato a circa 600 metri nella contrada Zottorinotto sul versante nord dell’Etna. Raccolta manuale e fermentazione controllata con affinamento in acciaio. Aromi di agrumi, melograno e piccoli frutti rossi con finale sapido.
“Lindo” – Etna Bianco Superiore – Cantine Iuppa
Carricante proveniente da Milo, territorio storico dei grandi bianchi etnei. Vigneti ad alberello su terreni sabbiosi di origine vulcanica. Il vino mostra fiori bianchi, agrumi e una forte tensione minerale.
“Lato Sud” – Grottafumata
Carricante coltivato sul versante meridionale del vulcano su suoli vulcanici giovani. Il vigneron Mauro Cutuli privilegia la purezza sia varietale che stilistica. Il profilo aromatico che richiama fortemente gli agrumi è anche gonfio di macchia mediterranea.
Nerello Cappuccio – I Custodi delle Vigne dell’Etna
Si parla sempre del Mascalese e quasi mai del Cappuccio, che in pochissimi vinificano in purezza. Il vino dalle trame ammantate e scure, si presenta con speziature leggere e un tannino che non ti aspetti pur nella sua morbidezza.
“Frontemare” – Etna Bianco Superiore – Maugeri Wines
Carricante proveniente dalla contrada Praino nel territorio di Milo. Vigneti in alta quota su terreni lavici ricchi di minerali. Il vino esprime agrumi, pietra bagnata e una marcata impronta salina data dall’esposizione che il nome suggerisce.
“Cime Tempestose” – Aaron Montis
Ribattezzato lo Champagne dell’Etna, lo spumante arriva dai vigneti di Sant’Alfio sul versante orientale. Prevalentemente Nerello Mascalese con piccola quota di Pinot Nero coltivati ad alberello. Lungo affinamento sui lieviti che sviluppa croccantezza e sapidità.
Contrada Monte San Nicolò – Etna Bianco – Tenute Nicosia
Gustoso Carricante proveniente da vigneti terrazzati nella contrada Monte San Nicolò. Altitudine elevata e suoli vulcanici determinano acidità e precisione aromatica. Il vino mostra agrumi, fiori bianchi e un sorprendente finale minerale.
Contrada Santo Spirito – Etna Rosso Doc – Palmento Costanzo
Il Rosso da Nerello Mascalese proveniente dalle vigne di Santo Spirito della famiglia Costanzo è oramai nel roster dei grandi vini etnei. Fermentazione in legno e affinamento in botte grande. Berlo freschissimo per esaltare il suo tannino vellutato è il consiglio a corredo.
Contrada Blandano – Etna Bianco Doc – Terra Costantino
Carricante coltivato nei vigneti biologici di Viagrande sul versante sud-est dell’Etna. Lavoro agricolo su terrazzamenti storici di pietra lavica. Il vino evidenzia freschezza agrumata e una netta componente minerale.
“Eruzione 1614” Riesling – Planeta
Riesling sull’Etna? Perché no, dice Alessio Planeta. Ed ha pienamente ragione visto il risultato. Coltivato nella contrada Sciaranuova su terreni lavici nati dall’eruzione del 1614 a circa 900 metri di altitudine. Aromi di mela bianca, limone e fiori gialli. Bocca tesa e minerale con acidità molto definita.