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La guerra fa aumentare i prezzi: mozzarella dop verso il rialzo dei listini

Trasporti rallentati, energia e packaging con costi lievitati. Il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo: “Occorrono azioni per difendere il Made in Italy nel mondo”

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La crisi geopolitica in Medio Oriente è arrivata fino alla mozzarella di bufala campana Dop. Costi di produzione in impennata, a cui si somma l’instabilità legata alla crisi del carburante aereo, e nuove, prevedibili criticità sul fronte dell’approvvigionamento dei materiali per packaging e logistica. Non una bomba, ma un sistema che comincia a sentire la pressione del contesto globale. E che, inevitabilmente, apre alla possibilità di un rialzo dei listini della Bufala Campana.

“Tutti gli sforzi di crescita fatti finora sono vanificati da questo nuovo fronte di guerra, che ci preoccupa molto seriamente, innanzitutto per il carico di vittime, ma anche per i risvolti economici. Servono interventi mirati e urgenti per poter continuare a produrre. Occorre difendere il Made in Italy di successo nel mondo. Invece, i rischi sui rifornimenti degli aerei in alcuni scali mettono in difficoltà anche il nostro sistema dell’export, soprattutto verso i Paesi oltreoceano, come gli Usa, dove già scontiamo i dazi di Trump”, commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo.

Trasporti

Il punto, però, è che la mozzarella di bufala non è un prodotto che può permettersi rallentamenti. È fresca, deperibile, legata a tempi molto stretti: produzione, confezionamento, trasporto. Tutto si gioca in una finestra breve, quasi compressa. Ed è proprio questa finestra che oggi si sta restringendo. Il riferimento agli scali aeroportuali, in questo senso, non è un dettaglio tecnico ma un passaggio concreto: quando un prodotto dipende da una logistica rapida e precisa, basta poco perché un aumento dei costi si trasformi in un problema più ampio, che riguarda la tenuta stessa del sistema.

E questo avviene in un momento che, fino a poco fa, era di crescita. Il comparto aveva chiuso il 2025 in positivo, con un +3,35% e 57.584 tonnellate prodotte, dentro un percorso che negli anni si era consolidato in modo progressivo. Anche l’export aveva continuato a funzionare come leva decisiva, arrivando a valere il 35% della produzione, con un baricentro europeo forte e una presenza stabile in mercati come Belgio, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Regno Unito.

Tra questi, inizia ad affacciarsi anche il tema del packaging. Le materie plastiche utilizzate per il confezionamento registrano un incremento di circa il 25% e cominciano a mostrare le prime difficoltà di approvvigionamento. Non è un passaggio secondario. Nel caso della mozzarella, il confezionamento è parte integrante del prodotto, perché ne garantisce conservazione, sicurezza e trasportabilità. Se questo anello si indebolisce, la filiera non si limita a spendere di più, ma è costretta a interrogarsi su soluzioni alternative, con ulteriori ricadute sui costi e sull’organizzazione.

A tutto questo si sommano le altre voci già evidenziate dal Consorzio: logistica, materiali, energia. Su tutte, il gas, che ha registrato un picco di incremento di quasi il 70%. È l’insieme di questi fattori a comprimere la filiera, più che il singolo dato.

Soluzioni

“È necessario un dialogo nuovo, in particolare con la distribuzione per evitare scelte al ribasso, che minano la competitività della nostra Dop. L’aumento dei costi di produzione incide lungo tutta la filiera, dunque, non ci dovremo sorprendere se nelle prossime settimane assisteremo a un rialzo dei listini, con l’obiettivo di continuare a garantire la qualità e la distintività della mozzarella di bufala campana”, dichiara il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.

È su questo equilibrio che si giocheranno le prossime settimane. Con una filiera alle prese con costi in aumento lungo tutta la catena — dall’energia alla logistica, fino al packaging — e un confronto aperto con la distribuzione per evitare ricadute sulla competitività del prodotto. Sullo sfondo resta la possibilità concreta di un rialzo dei listini, come già indicato dal Consorzio.