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L’arte come linguaggio per raccontare il vino

Una nuova campagna di mecenatismo culturale dedicata al Teatro Romano di Verona. Così la cantina Pasqua Vini rafforza così il proprio impegno a sostegno di giovani autori internazionali

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Arte e vino come linguaggi che si incontrano. È su questa relazione che si inseriscono le attività di Pasqua Vini, realtà vitivinicola veronese che nel 2025 ha raggiunto i cento anni dalla fondazione, da tempo impegnata anche in progetti culturali e collaborazioni con artisti.

Negli ultimi anni l’azienda ha promosso diverse iniziative con giovani autori internazionali, spesso attraverso installazioni aperte al pubblico, pensate come strumenti per raccontare il vino in modo non convenzionale. Tra queste, anche il sostegno alla mostra Metamorphosis: Innovation in Eco Photography and Film alla Saatchi Gallery.

Nel 2025 questa linea si è consolidata con il supporto alla stagione dell’Estate Teatrale Veronese, in programma da giugno a settembre al Teatro Romano di Verona, affiancando una collaborazione già avviata dal 2021 con l’Arena di Verona nell’ambito del progetto “67 colonne”. Un percorso che si inserisce nella più ampia relazione tra impresa e istituzioni culturali cittadine. “Siamo orgogliosi di affiancare l’Estate Teatrale Veronese”, commenta Umberto Pasqua, presidente dell’azienda, sottolineando il legame con la città e il ruolo che un’impresa può avere anche sul piano culturale.

Il rapporto tra arte e vino viene qui proposto come terreno comune: da una parte la produzione enologica, dall’altra la pratica artistica, entrambe lette come processi creativi. In questo contesto, installazioni e performance diventano strumenti di comunicazione che accompagnano il racconto del brand e del territorio.

Questa impostazione sarà al centro anche del nuovo progetto vinicolo che la cantina presenterà al prossimo Vinitaly, accompagnato da un’installazione collettiva che coinvolgerà oltre duecento artisti internazionali.

Tra i progetti più rappresentativi resta Hey French: You Could Have Made It But You Didn’t, vino nato come operazione dichiaratamente non convenzionale, basata su un blend multivintage. Il nome, volutamente provocatorio, richiama il confronto con la tradizione francese dell’assemblaggio.

Il progetto si articola su più livelli: da un lato il lavoro dell’enologo sul Monte Calvarina, dall’altro l’intervento artistico sull’etichetta, firmata da CB Hoyo, artista contemporaneo cubano il cui linguaggio unisce elementi ironici e riferimenti sociali. Una sua opera sarà esposta anche all’esterno dell’Arena di Verona a partire da aprile.

L’ultima edizione del vino riunisce sei annate – 2015, 2018, 2019, 2020, 2022 e 2024 – con affinamenti differenziati tra legno e acciaio. Il risultato è un vino costruito per evolvere nel tempo, caratterizzato da note di frutta esotica e erbe aromatiche al naso, e da una componente mandorlata e minerale al palato.

«Con la quinta edizione di Hey French proseguiamo un percorso di ricerca», osserva Riccardo Pasqua, amministratore delegato, evidenziando il lavoro di equilibrio tra le diverse annate e il ruolo della competenza tecnica nel dare forma al progetto.