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Quei micro cru che raccontano il territorio tra visione bordolese e identità chiantigiana

Una masterclass dedicata ai prodotti di punta di Tenuta di Arceno, Valadorna e Arcanum

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Un confronto tra potenza ed eleganza, tra Merlot e Cabernet Franc, tra visione bordolese e identità chiantigiana. È il dialogo che Tenuta di Arceno ha messo in scena con una masterclass dedicata ai suoi due Supertuscan simbolo, Valadorna e Arcanum, guidata dal Master of Wine Gabriele Gorelli insieme al brand ambassador Pepe Schib Graciani. Un’occasione per ripercorrere l’evoluzione stilistica della tenuta - situata a Castelnuovo Berardenga, nel versante più meridionale del Chianti Classico - sempre più orientata a un’interpretazione precisa del terroir attraverso la filosofia dei micro cru.

La degustazione, ospitata all’Hotel Corinthia di Roma, ha messo a confronto diverse annate delle due etichette: Valadorna, oggi Merlot in purezza proveniente dalle parcelle più fresche della proprietà e Arcanum, Cabernet Franc monovarietale, prodotto di punta della tenuta. Due vini diversi per carattere, ma uniti da una stessa visione: esprimere con sempre maggiore trasparenza il territorio e la personalità delle annate. Pepe Schib Graciani racconta la storia dell’azienda, una delle prime acquisizioni fuori dalla California della Jackson Family Wines. “L’obiettivo è da sempre quello di produrre vini di altissima qualità rispettando il territorio. La tenuta si trova attorno al borgo di San Gusmè, un mosaico di circa mille ettari di cui 112 vitati. Abbiamo circa cento blocchi diversi, tutti vendemmiati e vinificati separatamente”.

Gabriele Gorelli 

Dopo 10 - 12 mesi di affinamento in barrique, ogni singola parcella viene degustata e destinata al vino più adatto. È da questo lavoro di precisione che nasce l’evoluzione stilistica dei Supertuscan della tenuta. “All’inizio erano blend bordolesi - spiega - poi, degustando le parcelle, ci siamo accorti che alcuni vitigni esprimevano il territorio in modo più netto”.

La verticale di Valadorna è il punto di partenza della degustazione guidata da Gabriele Gorelli. “I Supertuscan nascono come vini da tavola, quasi vini di protesta - esordisce -. Solo nel 1994 arriva una codificazione legale con le Igt. È proprio in quegli anni che Jackson Family Wines acquisisce i mille ettari della tenuta”. Valadorna nasce nei vigneti Valadorna e Capraia, tra 300 e 340 metri di altitudine, nella zona più fresca della proprietà. “L’idea iniziale era quella di un classico blend di stile bordolese, con Merlot dominante e i Cabernet a dare struttura e direzione”. La degustazione parte dall’annata 2012, calda e siccitosa, segnata da una primavera complicata e da molte giornate torride. Il vino è ancora un taglio bordolese - 70% Merlot, 20% Cabernet Franc e 10% Cabernet Sauvignon - affinato dodici mesi in barrique francesi.

“Le 2012 toscane sono partite spesso molto monolitiche - osserva Gorelli -. Oggi però il vino sorprende per equilibrio. Il frutto lascia spazio a note terziarie e grafitiche, con una finezza inattesa rispetto alla struttura iniziale”. Con la 2014 si cambia registro. Temperature basse e piogge abbondanti danno vita a un vino quasi leggiadro, più elegante e lineare all’assaggio. L’annata estrema per eccellenza - la 2017 - impone una rivisitazione del blend “confermando quanto il taglio varietale aiuti a mantenere l’identità del vino”. Nonostante la stagione difficile, il Valadorna mostra tannini morbidi e buona compattezza. La svolta arriva con l’annata 2018, equilibrata, la prima in cui Valadorna diventa Merlot in purezza.

“È il nuovo volto del vino - sottolinea Gorelli -. Aromaticità più nitida, tannino diffuso e un sorso sorprendentemente leggero nonostante l’importante struttura estrattiva”. Chiude la verticale la 2019, ancora 100% Merlot, ma con un carattere più deciso. Figlio di un’annata calda che restituisce un vino più profondo, incisivo e strutturato.

La seconda verticale è dedicata ad Arcanum, l’etichetta di punta di Tenuta di Arceno, oggi Cabernet Franc in purezza, proveniente da circa 17 ettari di vigneto. Gabriele Gorelli parte dal contesto pedoclimatico: suoli argillosi con una percentuale sabbiosa più marcata rispetto alle parcelle di Merlot, scelta che favorisce il drenaggio richiesto dal vitigno. “Il Cabernet Franc ha bisogno di terreni che drenino bene. Qui la componente sabbiosa è più importante e permette di mantenere equilibrio anche nelle annate più calde”. Come per Valadorna, anche Arcanum nasce inizialmente come blend di impostazione bordolese. Solo negli anni più recenti il progetto si è concentrato sul Cabernet Franc in purezza, individuato come varietà capace di esprimere con maggiore precisione il terroir di Castelnuovo Berardenga. La degustazione parte dall’annata 2014, fresca e complessa segnata da piogge frequenti. Arcanum è ancora un blend - 60% Cabernet Franc, 25% Merlot, 10% Cabernet Sauvignon e 5% Petit Verdot - con affinamento in rovere francese per circa l’80% nuovo.

“È stato quasi un esercizio di precisione nel blending. Il vino appare sottile e fragrante, più giocato sull’eleganza che sulla potenza”. Con la 2017 si entra nel periodo del Cabernet Franc in purezza. L’annata è segnata da caldo e siccità, più che dalla gelata primaverile che ad Arceno ha avuto un impatto limitato grazie all’altitudine dei vigneti. Il tannino è ancora leggermente ruvido, ma sempre preciso e mai secco, sostenuto da una freschezza sorprendente. Anche in questa degustazione la 2018 fa la differenza. Annata più fresca e regolare che regala un vino più disteso e aromatico, con una trama gustativa scorrevole che mette in evidenza il lato fragrante del Cabernet Franc. La 2019 riporta invece il vino su un registro più profondo. Annata calda, con diversi momenti di stress termico durante l’estate. “La 2018 era tutta energia e vitalità, la 2019 è più scura, più densa - sintetizza Gorelli -. Il Cabernet Franc si esprime con maggiore struttura e incisività, mentre il legno - circa 70% di barrique nuove - rimane perfettamente integrato nella trama del vino”.

Chiude la verticale la 2020, ancora non sul mercato al momento della degustazione. “È un vino che unisce l’aromaticità della 2018 con la potenza della 2019” conclude Gorelli. Nel calice il Cabernet Franc mostra precisione, frutto delicato e una trama tannica già sorprendentemente armonica. Il percorso di Arcanum racconta così una scelta stilistica sempre più chiara: lasciare che il Cabernet Franc diventi il principale interprete del territorio di Tenuta di Arceno, con vini capaci di coniugare struttura, eleganza e identità chiantigiana.