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Tra moda e dieta, l’insospettabile successo del Boy Kibble, il pasto “brutto ma utile”

Il fenomeno food che spopola soprattutto su Tik Tok tra le Gen Z: un’alimentazione funzionale che non bada all’estetica (e anzi ricorda le ciotole di cibo per animali)

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Non è bello. Non è colorato. Non è pensato per Instagram. Una ciotola di riso bianco, carne macinata, manzo o tacchino, a volte un uovo, magari un filo di salsa piccante. Nessuna erbetta decorativa, nessun impiattamento, nessuna luce calda da food blogger. Solo proteine, carboidrati leggeri e un’estetica volutamente scarna. È così che si presenta il Boy Kibble, uno dei fenomeni food più commentati su TikTok negli ultimi mesi.

Dietro questa semplicità quasi brutale c’è un modo preciso di intendere il cibo e anche un tocco di ironia. Il nome stesso, “kibble”, in inglese indica le crocchette per animali. Chiamare così il proprio pasto è un gesto ironico, quasi auto-denigratorio. È come dire: non importa che sia bello, importa che funzioni. Ed è proprio su questa idea di funzionalità che il trend ha trovato terreno fertile. E non è un caso se questo piatto a metà tra moda e dieta si stia radicando in particolar modo tra le frange della Gen Z e gli appassionati della cultura del fitness. La base, che non cambia praticamente mai, è quella del meal prep da palestra. È un cibo pensato per sostenere allenamenti e obiettivi fisici, più che per offrire un’esperienza gastronomica.

Eppure, nonostante ciò, rimbalzando da un cellulare all’altro, è diventato comunque un’esperienza. Non culinaria, ma di vita digitale condivisa sicuramente. Per capire perché abbia attecchito così rapidamente bisogna guardare non solo cosa c’è nella ciotola, ma come viene mostrato. I video sono asciutti, spesso girati in cucine anonime, con luci fredde e caption che oscillano tra orgoglio nutrizionale e autoironia. “Elite male dinner”, “peak performance fuel”: formule che giocano con l’idea della performance maschile, a metà tra meme e dichiarazione d’identità. E poco importa se tutte le evidenze mediche dicono che mangiarlo 7 giorni a settimana (come ha raccontato il tiktoker Christian Miles a Fox News Digital) fa male: riuscire a farlo, per l’ammissione degli stessi protagonisti del trend, è un segno di forza.

C’è poi un ulteriore fattore pratico che non va ignorato. Riso, carne macinata e uova sono ingredienti economici, facili da reperire, cucinabili in grandi quantità. In un momento in cui il costo della vita è alle stelle, un piatto di questo tipo offre una soluzione economica, eliminando qualsiasi responsabilità e malumore da inflazione una volta davanti agli scaffali del supermercato.

Come e quando nasce il Boy Kibble? Il trend è esploso negli ultimi mesi ma ha le sue radici in un fenomeno simile, ma opposto, datato 2023. Viene infatti spesso bollato - e con ragione - alle “girl dinner”, il trend che celebrava piatti improvvisati e minimalisti. Taglieri con formaggi, olive, snack vennero improvvisamente celebrati come forma di libertà domestica. Ma se la girl dinner aveva una componente estetica e quasi giocosa, qui il registro cambia. L’anti-estetica diventa la cifra stilistica. Ed è per questo che, analizzando bene il fenomeno, si capisce che forse ridurlo solo a una nuova bizzarria dei seguaci delle diete proteiche sia eccessivamente semplicistico. Il successo del Boy Kibble sta nel cortocircuito tra rifiuto dell’estetica e bisogno di visibilità. In un ecosistema dominato da cibi iper-fotogenici, una ciotola neutra diventa prima una contro-narrazione e poi, dopo migliaia di condivisioni, torna a essere uno standard riconoscibile.

La domanda allora non è se sia buono, ma cosa racconti. Non introduce nuove tecniche, non reinterpreta tradizioni, non propone ingredienti inediti. Non è un’innovazione, quanto piuttosto un fenomeno culturale che usa il cibo come linguaggio. Una lente attraverso cui osservare come una parte della mascolinità giovane si rappresenta online: efficiente, performativa, ironica, ma sempre consapevole dello sguardo degli altri.