L’intervista

MasterChef, il vincitore Teo: “I miei mi volevano commercialista, io sogno di aprire un ristorante”

MasterChef, il vincitore Teo: “I miei mi volevano commercialista, io sogno di aprire un ristorante”

La prima ricetta con nonna Egidia: la zuppa del chiodo. Matteo Canzi: “Era una storia con una morale, ma io le chiesi di cucinare insieme il piatto”. E sul futuro: “Non ho ancora un mio stile, ho tanto da imparare. Il mio segreto? Non mollare”

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"Ho sempre cercato la perfezione e dopo questa esperienza devo dire che oggi magari non sono perfetto, ma sono felice". E come potrebbe non esserlo il vincitore di MasterChef Italia 2026, Matteo Canzi, 24 anni, brianzolo di Molgora e studente di International marketing. Fin dall’inizio della gara è stato considerato uno dei concorrenti più talentuosi e tecnicamente preparati. Il suo percorso però non è stato lineare: momenti di grande brillantezza si sono alternati a errori inattesi e a prove difficili. Proprio questa altalena tra sicurezza e fragilità ha raccontato la sua crescita più di ogni altra cosa, fino alla vittoria finale.

Matteo, per tutta la stagione è stato considerato uno dei favoriti. Questa vittoria conferma una previsione o è stata una sorpresa anche per lei?

"All’inizio il peso di sentirmi dire che ero uno dei favoriti ha iniziato a farsi sentire, soprattutto nelle prime puntate. Era come se tutti si aspettassero qualcosa in più da me e io non riuscissi a dimostrarlo. Sono entrato come una persona sicura, ma non pienamente consapevole di quanto avessi ancora da imparare. La batosta è arrivata con la prova del panino: lì ho capito che c’erano ancora tante cose che non sapevo. Da quel momento ho cucinato spesso in sordina, con mille dubbi e pensieri negativi, anche se dal montaggio magari non si vede. Poi nella prova con lo chef stellato Giancarlo Perbellini ho trovato, proprio nella frenesia, una certa sicurezza. Ho capito che anche nel caos si può essere concentrati e precisi. Forse non sono perfetto, ma oggi sono felice”.

Ha avuto momenti di grande sicurezza, ma ci sono anche errori clamorosi. Quanto è stato importante imparare a cadere dentro la cucina di MasterChef?

"Un percorso perfettamente lineare è impossibile, a meno che non stai andando verso il basso. La cosa importante è rialzarsi. Non mollare è il segreto”.

Un momento di sconforto: Matteo durante la stagione è cresciuto
Un momento di sconforto: Matteo durante la stagione è cresciuto 

Quando i giudici hanno concesso una seconda possibilità dopo un errore si è commosso. In quel momento ha capito qualcosa di nuovo su se stesso?

"Ogni volta che rivedo quella scena sui social mi viene ancora da piangere. Non riuscivo ad accettare l’idea di fallire così. Quando Antonino Cannavacciuolo, che è il giudice che stimo di più, mi ha dato quella possibilità ho capito che non potevo deludere quella fiducia”.

Ha sempre detto che studia marketing, ma che in realtà vuole fare lo chef. Questa vittoria è la prova definitiva che aveva ragione?

“Sì, decisamente. Sono comunque laureato in economia e ne sono contento. Il master che ho fatto dopo, in realtà, mi è servito soprattutto per conoscere la mia ragazza”.

Se dovesse descrivere la sua cucina con una frase che resti nella memoria di chi ascolta, quale sarebbe?

“Tutto quello che so di cucina l’ho imparato da autodidatta. Però non mi sento ancora di definire davvero la mia cucina. Non posso dire di avere già uno stile: ho ancora un mondo da provare e da scoprire”.

È stato indicato come uno dei favoriti fin dall’inizio della stagione. Sentiva questa pressione durante la gara?

“Sì, soprattutto all’inizio. Quando senti che gli altri si aspettano tanto da te rischi di bloccarti. Poi ho capito che dovevo semplicemente cucinare come so fare, senza pensare troppo a quello che gli altri si aspettavano”.

Nel suo percorso non sono mancati momenti difficili, soprattutto nei pressure test. Qual è stato il momento più duro?

“Sicuramente la prova del panino. E pensare che ne mangio tantissimi! Forse proprio per questo mi è dispiaciuto ancora di più. Probabilmente la troppa familiarità con quel piatto mi ha portato a dare alcune cose per scontate”.

A volte i giudici l’hanno invitata a controllare la sua ambizione e a concentrarsi di più sull’esecuzione. È stata una lezione difficile da accettare?

“Le critiche le accetto sempre, soprattutto quando arrivano da persone che ne sanno più di me. Non c’è stato orgoglio ferito: per me era solo un’occasione per migliorare”.

Le Mystery Box sembravano essere il suo terreno naturale. Cosa le piace di questo tipo di prova?

“Mi piace proprio il concetto: trovarsi davanti a ingredienti che magari non hai mai usato prima, con pochissimo tempo a disposizione. Quando il campo è così ristretto devi per forza concentrarti. È pura adrenalina. E poi c’è anche un gioco mentale: immaginare i sapori insieme, quasi come una sinestesia”.

Matteo Canzi e Antonino Cannavacciuolo
Matteo Canzi e Antonino Cannavacciuolo 

Il piatto “Ascolta”, con il cinghiale e la crema di zucchine, ha colpito molto i giudici. È quello che racconta meglio la sua cucina?

"Sinceramente no. Se devo pensare a un piatto che mi rappresenta davvero, forse direi il risotto della finale”.

Ha raccontato che la sua passione per la cucina nasce guardando sua nonna ai fornelli. Qual è il primo ricordo che le viene in mente?

“La prima cosa che mi viene in mente è la “zuppa del chiodo” di mia nonna Egidia. Ero molto piccolo e c’era questa filastrocca della zuppa del chiodo che dovevamo imparare, con una morale finale. Ma a me non interessava la morale: mi interessava la ricetta. Così chiesi a mia nonna di prepararla insieme. Ricordo ancora la felicità di farla assaggiare a tutta la famiglia”.

C’è una ricetta che per lei rappresenta davvero casa?

“Il risotto alla monzese: con lo zafferano con sopra la salsiccia tostata e sbriciolata. Tra l’altro stasera lo cucinerò ai miei”.

Nel programma ha parlato spesso della sua famiglia. Come hanno reagito i suoi genitori quando hai deciso di inseguire questa strada?

“Non benissimo, devo essere sincero. Non è mai stato un “no” secco, ma era chiaro che avevano paura. I miei genitori sono commercialisti e hanno uno studio avviato: per loro quella era una strada più sicura. Però non mi hanno mai ostacolato, piuttosto mi hanno sempre detto: ‘Stai attento’”.

La sua fidanzata, Elena. È vero che prima di cucinare a casa sua le ha chiesto una foto della cucina?

“Sì, verissimo. Era la prima volta che andavo a casa sua e voleva che le preparassi i paccheri alla Vittorio. Però io odio non sapere cosa troverò in cucina. Se cucino da amici spesso mi porto anche i miei strumenti. Devo sapere se c’è il fuoco o l’induzione, se ci sono le pentole giuste…”.

Ha detto che vorrebbe diventare private chef. È ancora questo il sogno?

“All’inizio sì, avevo quell’idea. Ma durante il percorso ho cambiato prospettiva: oggi il mio sogno è aprire un ristorante”.

Se potesse parlare al bambino che si arrampicava sullo sgabello per guardare cucinare la nonna, cosa gli direbbe oggi?

"Gli direi solo una cosa: continua sulla tua strada”.

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