Un tram che deraglia, una vetrina che esplode, una sala devastata nel giro di pochi secondi. Milano ha ancora negli occhi l’immagine del convoglio della linea 9 finito il 27 febbraio contro la facciata di un palazzo in viale Vittorio Veneto, con il bilancio pesante di vittime e feriti e un ristorante trasformato in un cantiere improvviso. Ma ora, dopo lo shock e l'immancabile conta dei danni, scatta anche il tempo della solidarietà fra i ristoratori.
L’incidente
Perché anche i danni sono pesanti per il ristorante colpito, Robata Kan (all’angolo fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto), insegna giapponese da pochi mesi che in un attimo si è trovata senza sala, senza bancone, senza operatività. A tendere la mano è stato Akira Bar, che ha deciso di ospitare temporaneamente il team e la cucina di Robata Kan per alcune serate straordinarie, trasformando uno dei propri spazi (quello in zona Isola, via Porro Lambertenghi) in un laboratorio di sostegno concreto.
Non una semplice raccolta fondi, ma un gesto operativo: utilizzare i prodotti rimasti in dispensa, evitare sprechi, garantire incasso immediato a chi è stato costretto a chiudere per i danni strutturali.Per tre giorni, il prossimo fine settimana (6, 7, 8 marzo, dalle 19.30) la brigata colpita dall’incidente cucinerà all’interno del locale di zona Isola, e l’intero ricavato sarà destinato alla ripartenza dell’attività danneggiata. Ad annunciare l'iniziativa in un video-appello è stato il titolare di Akira Bar, Akira Yoshida, proprietario della catena: «Purtroppo i miei colleghi del ristorante Robata Kan hanno subito un danno fortissimo e il ristorante rischia di rimanere chiuso per circa un mese».
"Una spinta morale"
Da qui l'iniziativa che si collega anche al proposito virtuoso di salvare le derrate alimentari che inevitabilmente sarebbero state buttate: «Abbiamo pensato di poterli servire, con loro, nel nostro locale di Isola a Milano: vuol essere, nei loro confronti, anche una spinta morale in vista delle operazioni di riapertura. Ovviamente il ricavato andrà interamente a loro». L'imprenditore Akira Yoshida vive in Italia dal 2004, dove si è trasferito per inseguire la passione per il calcio. Nel tempo ha scelto di farsi ambasciatore della cultura giapponese in Europa partendo dal ramen, il suo piatto simbolo.
Nel 2016 ha inaugurato il primo Ramen Bar Akira a Roma, nel Food District di Ostiense. Oggi conta nove ristoranti tra Roma, Torino, Milano e Brescia, oltre a una presenza costante in eventi e fiere in tutta Italia.Il messaggio è diretto: aiutare ora, con i fatti. In un settore già fragile per natura, dove ogni giorno di chiusura pesa, la differenza la fanno le scelte rapide e la capacità di fare rete, con una cucina in prestito che si sposta di qualche chilometro e una staffetta tra colleghi che vale più di mille dichiarazioni formali.
Le prossime iniziative
Come racconta Akira Yoshida a Il Gusto, l’iniziativa non resterà isolata: «Noi inizieremo questo fine settimana, ma con la comunità dei ristoratori giapponesi stiamo pensando a un seguito». Da venerdì a domenica, nel locale in Isola, con i prodotti di Robata verranno preparati gli antipasti e, all’uscita, gli avventori potranno lasciare un’offerta libera.Per i colleghi di Robata Kan quanto accaduto è stato un colpo durissimo: si erano trasferiti dal Giappone da pochi mesi per realizzare il loro sogno e aprire il ristorante a Milano. «Ci conosciamo da tempo e prima dell’apertura ci eravamo scambiati alcuni consigli. Quando è arrivata la telefonata dopo l’incidente del tram, la decisione è stata immediata. Mi hanno detto che il locale era devastato, ed era impossibile anche solo pensare come e da dove ripartire. Chiedendomi, anzi, di ritirare gratuitamente quelle materie prime alimentari che, altrimenti, sarebbero state sprecate a fronte delle prossime settimane di chiusura. Io ho subito proposto di venire da noi per alcune serate e cucinare insieme».L’iniziativa potrebbe non restare un caso isolato: «Abbiamo già parlato con altri ristoranti giapponesi di Milano. L’idea è che questa catena di solidarietà continui anche nei prossimi giorni, finché non potranno riaprire».