La vita di un cuoco candidata al Premio Strega
di Lorenzo Cresci“Il primo a prender fuoco fu Totò” di Bruno Damini tra i titoli selezionati: racconta la storia di Giuseppe Masotola, napoletano che cucinò per Marconi e per il principe della risata
A quei tempi non avevano bisogno di essere chiamati chef: bastava cuoco. E non cercavano una vana gloria, mettevano le proprie capacità al servizio di altri. Ristoravano. Non per questo vivevano vite meno avventurose, anzi. Erano personaggi che vivevano nell’ombra e che solo oggi, dopo decenni, vengono scovate, restaurate, raccontate.
“Il primo a prender fuoco fu Totò” (Edizioni Minerva, 192 pp, 16.90€) di Bruno Damini è una di quelle storie e oggi compare fra i titoli proposti dagli “Amici della domenica” al Premio Strega 2026 grazie alla candidatura di Roberto Barbolini, che ha scelto di sostenerne “la qualità letteraria e la solidità della ricostruzione storica”.
La storia
Il libro scritto da Bruno Damini, giornalista e scrittore parmigiano di nascita ma bolognese di adozione, racconta la vita di Giuseppe Masotola, detto monsù Peppino, cuoco napoletano nato nel 1889, protagonista di una lunga e avventurosa carriera. Parte dalla Napoli di fine Ottocento per arrivare all’Africa coloniale, per poi salire su navi che lo portano in Giappone fino a scegliere un’altra imbarcazione, più piccola, ma non per questo meno importante: lo yacht Elettra di Guglielmo Marconi, quella nave-laboratorio utilizzata dallo scienziato per i primi esperimenti di radiofonia. Sbarcato dall’Elettra, ecco Masotola nuovamente nella sua Napoli, tra quelle dimore aristocratiche dove è di casa Antonio de Curtis, in arte Totò, il principe della risata.
Così Masotola, dalla cucina alle tavole, si trova a essere osservatore e testimone dei fatti importanti del Novecento, “restituendo uno sguardo inedito sulla Grande Storia attraverso la traiettoria di un uomo che ha fatto della cucina il proprio destino”, come osserva la casa editrice che ha pubblicato il libro. Roberto Mugavero, editore di Minerva, sottolinea l’orgoglio per la candidatura, ricordando le parole dello scrittore Roberto Barbolini nella propria presentazione: “Damini ricostruisce l’esistenza straordinaria di quest’uomo ordinario, facendo rinascere monsù Peppino e il suo mondo dalle loro ceneri col sortilegio d’una scrittura tanto sobria quanto appassionata”.
L’autore
Damini ha ricostruito la storia del cuoco napoletano alternandosi tra ricerca e confronto con le fonti, e trasformando le voci in racconto vivo. Fino al 2014 direttore Comunicazione e marketing di Nuova Scena-Arena del Sole-Teatro Stabile di Bologna, nella propria biografia dice di “prediligere frequentare i ristoranti dalla parte delle cucine e agli inviti nei salotti preferisce quelli nelle cantine. Nella sua cucina e nella pratica yoga trova equilibri altrimenti inarrivabili”.
Tra i libri scritti, Buttami in pentola. La cucina degli avanzi per trasformare le zucche in carrozze (Pendragon, 2019); I Fagioli Ribelli (Minerva, 2021), da cui è nato l’omonimo progetto nazionale di educazione terapeutica all’alimentazione per i pazienti pediatrici con Malattia Renale Cronica approvato dal bando “Scienza Partecipata” dell’Istituto Superiore di Sanità; e Il mondo dei Fagioli Ribelli. Il diritto alla normalità dei bambini con MRC (Minerva, 2024).