La degustazione

I Sodi di Veronelli, tra eleganza e intensità

I Sodi di Veronelli, tra eleganza e intensità

L’etichetta 2021 della cantina Castellare di Castellina in Chianti è prodotta in 3mila bottiglie e celebra i cent’anni dalla nascita del visionario enogastronomo

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Per celebrare il centenario dalla nascita di Luigi Veronelli, Castellare di Castellina, azienda storica del Chianti Classico, veste la migliore delle sue bottiglie con un’etichetta rossa. Rossa come il mantello di Veronelli, che indossa nell’immagine che accompagna il pendaglio appeso al collo della bottiglia. Solo 3mila bottiglie de I Sodi di San Niccolò 2021, un vino che racconta la storia di un incontro importante, quello tra Veronelli e Paolo Panerai fondatore dell’azienda vitivinicola.

La dedica

“Considero Gino Veronelli padre de I Sodi. Fu lui a impormi di mettere la I davanti al nome e a certificarne la qualità. Stavamo scendendo insieme dalla cantina di Castellare verso la chiesa di S. Niccolò, in mezzo alle vigne più anziane di Castellare” ha raccontato Paolo Panerai, in occasione della presentazione dell’etichetta al Ristorante Da Vittorio a Brusaporto, tre stelle Michelin, scoperto da Veronelli quando ancora era gestito dal padre dei fratelli Cerea, a Bergamo bassa. “Eravamo nel 76 – ha continuato – e gli stavo spiegando come con l’enologo che allora era Maurizio Castelli avevamo deciso di fare un vino Supertuscan nella via tracciata da Vigorello e Tignanello. Non ebbi tempo di specificare meglio le scelte dei vitigni che lui mi bloccò: mi disse di dimenticarmi i vitigni francesi usati per altri vini di alta qualità del Chianti perché i vini italiani sono ottimi e la Malvasia nera meglio con il Sangioveto, di Merlot o Cabernet. Era esattamente la stessa cosa che pensavo io”.

Solo vini autoctoni toscani

La prima annata de I Sodi di S. Niccolò, la 1977, è nata così, diventando il quarto Historical Super Tuscan del Chianti Classico. E proprio come aveva suggerito Veronelli, il vino è prodotto esclusivamente con vitigni autoctoni toscani, 85% di Sangioveto e 15% di Malvasia Nera, provenienti dai due migliori Cru della proprietà. Alessandro Cellai, enologo e vicepresidente del gruppo Domini Castellare di Castellina ha raccontato come l’idea è stata tradotta in realtà. “In un grande vino si devono riconoscere tre criteri. Il primo è l'anima del terreno, quindi all'interno di questo vino si devono riconoscere tutte le caratteristiche peculiari del territorio in cui le viti sono piantate. Il secondo è riconoscere il vitigno, perché ovviamente il vitigno deve dare un'impronta importante al vino. E terzo si deve riconoscere l'anima di colui che lo ha prodotto. I Sodi, secondo tutta la critica, è sempre stato riconosciuto come un vino che porta dentro di sé tutti questi caratteri identitari. Questo è decisamente importante perché un vino è un generatore di emozioni. E se questi criteri sono rispettati, sicuramente l'emozione arriva e pervade, diciamo, il consumatore, il degustatore, colui che si approccia a questo vino”. “Sodi” che in dialetto toscano identifica i terreni più difficili da lavorare, ricchissimi di sasso, che a livello viticolo danno maggiore carattere e riescono a caratterizzare di più le uve e di conseguenza i vini che vengono prodotti.

Come viene prodotto

“Ovviamente la selezione delle uve rappresenta un carattere fondamentale – ha aggiunto Cellai –, le uve vengono selezionate rigorosamente a mano, prima il grappolo e poi l'acino, quindi si fa una doppia selezione proprio per andare a raccogliere solo la perfezione, sia da un punto di vista polifenolico, ma anche da un punto di vista aromatico. Dopodiché la fermentazione avviene in serbatoi in acciaio a temperatura controllata. Alla fine della fermentazione il vino passa in cemento, in vasche di cemento l’elemento che più di tutti agevola la polimerizzazione dei polifenoli. La polimerizzazione dei polifenoli non è altro che quel processo che avviene all'interno del vino che permette al vino di acquisire la sua complessità, la sua eleganza, la sua piacevolezza gustativa. È un passaggio fondamentale prima dell'affinamento in legno che dura circa 24 mesi. Alla fine del percorso di affinamento legno, il vino torna ancora una volta in cemento dove fa il suo illimpidimento naturale e poi per caduta va in imbottigliamento. È un vino con una grandissima longevità. Piacevolissimo nel momento in cui viene messo in bottiglia, ma mantiene e anzi evolve in maniera straordinaria per i successivi 30, 35, 40 anni”.

Le note di degustazione

Durante la degustazione Cellai ha anche sottolineato come I Sodi di Veronelli 2021 si distinguano per una grande intensità olfattiva e una trama fitta ed elegante di tannini dolci, sostenuta dall’acidità del Sangioveto. Il sorso è particolarmente piacevole e croccante e il finale è lungo e di grande persistenza. Un vino che si può bere subito o lasciare in cantina per un lunghissimo invecchiamento.

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