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“Sganciare il Roero dall’ombra delle Langhe”, la sfida dei fratelli Sacchetto

Davide e Matteo Tallone (@cascinatallone) 

Hanno 29 e 34 anni, meno di quattro ettari vitati e un’idea precisa: restituire alla patria dell’Arneis un’identità autonoma. “Siamo partiti da zero e ora, con altri giovani vignaioli, vogliamo rilanciare la nostra terra”

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Davide e Matteo Sacchetto hanno 34 e 29 anni. Nati nell’Astigiano, sono due giovani vignaioli che hanno abbracciato una sfida: quella di valorizzare il Roero, sganciandolo dall’etichetta di fratello minore delle Langhe. Impresa ambiziosa, intrapresa da due ragazzi che nella vigna sono partiti da zero e che oggi gestiscono l’azienda “Casa Tallone”. Mission personale ma anche condivisa dal territorio: fare vini che raccontino dove nascono, senza chiedere permesso a nessuno.

“Non veniamo da un’azienda di famiglia, non c’era nulla di pronto. Abbiamo iniziato letteralmente dal niente - racconta Davide - Prima abbiamo lavorato per altri, io da Correggia, Matteo è andato lontano, in Nuova Zelanda e in Australia. Lì ha capito una cosa che per noi è diventata definitiva: il tappo a vite non è una scorciatoia, è una scelta tecnica. Ha bevuto bottiglie vecchie, integre, vive. Da lì l’abbiamo adottato anche per le nostre produzioni. E non siamo più tornati indietro”.

Davide e Matteo Sacchetto a Grandi Langhe 

L’avventura comincia nel 2013, quasi per gioco. Quattro filari vicino a casa, le prime vinificazioni fatte per capire, per imparare, per condividere. Le bottiglie portavano un’etichetta ironica e programmatica: Ca’d’Talün, vino non in vendita, me lo bevo tutto con gli amici. “Era il nostro modo di dire che stavamo cercando una strada - spiega Davide - Non avevamo una cantina, non avevamo un mercato, avevamo solo curiosità”.

La svolta arriva nel 2021. “In quell’anno abbiamo affittato il primo ettaro a Vezza d’Alba. Una micro-produzione, duemila bottiglie in tutto. Era poco, ma per noi già era tanto”. Nel marzo 2022 i fratelli riescono ad acquistare una parte di vigneto: un appezzamento recuperato dal quasi abbandono, che oggi è il cuore del progetto. È lì che nascono il Roero Bianco e il Roero Rosso Docg.

Oggi gli ettari sono 3,8 di cui uno di proprietà. “Per la cantina per ora ci appoggiamo da conoscenti. Non siamo grandi e non vogliamo esserlo per forza - dice Davide - Ci interessa lavorare su vigne che conosciamo metro per metro”. La vinificazione segue la stessa logica: vasche di cemento cercate e restaurate nel tempo, barrique vecchie recuperate da aziende amiche, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, pied de cuve preparato con uve raccolte qualche giorno prima. “Non facciamo vino con una ricetta fissa. Stiamo più possibile in vigna, assaggiamo i grappoli, a volte vendemmiamo più volte lo stesso vigneto. In cantina cerchiamo solo di accompagnare l’uva alla sua naturale evoluzione”.

Il nome e il logo raccontano questa idea di radicamento lento. Ca’d’Talün richiama Casa Tallone, antica residenza estiva del pittore Cesare Tallone, e il soprannome con cui la famiglia è conosciuta da generazioni. Le pennellate sull’etichetta sono quelle dei primi quattro filari: l’origine di tutto.

La produzione è essenziale: due Arneis – uno da singola vigna e uno da assemblaggio – un Roero Rosso beverino a base Croatina e un Nebbiolo. “Il Roero viene spesso messo in mezzo alla Langa - osserva Davide - Ma ha un’identità fortissima. Per questo in etichetta scriviamo Roero, e non l’uva. Un po’ come avviene in Borgogna: prima il luogo, poi il resto”.

Il progetto di rilancio della denominazione è anche collettivo. Con altri giovani vignaioli i Sacchetto hanno creato un piccolo gruppo per la valorizzazione del territorio: una decina di cantine che condividono una carta dei vini e hanno una visione comune. “Qui i suoli cambiano tantissimo: sabbia, argilla, marne. È una ricchezza enorme, soprattutto oggi che i bianchi funzionano e Roero fa rima con Arneis”.

La loro idea di vino abbraccia freschezza ed equilibrio. “Non vogliamo coprire la materia prima con la tecnica – precisa Davide Sacchetto - Ogni annata deve raccontare la vigna, anche quando non è uguale alla precedente. Vogliamo vini veri, che il giorno dopo non ti fanno stare male”.

È così che Davide e Matteo stanno costruendo il loro spazio, senza modelli imposti, ma con l’ambizione di crearsi presto una cantina propria e far brillare il Roero, lasciandosi guidare solo dalla qualità. Bottiglia dopo bottiglia.