In un momento in cui il vino italiano si trova al centro di un dibattito sempre più complesso – tra sostenibilità economica, percezione sociale e ruolo culturale – il Tavolo del Vino riunito oggi (lunedì 2 febbraio) al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha segnato un passaggio significativo nel rapporto tra istituzioni e filiera. Non solo una verifica tecnica delle misure attivate, ma il tentativo esplicito di ricomporre una visione condivisa sul futuro del settore vitivinicolo italiano, riconosciuto come asset strategico del Paese, economico e identitario insieme.
Nel corso dell’incontro il ministero ha fatto il punto sulle misure messe in campo negli ultimi mesi: dall’intervento sui vini dealcolati alla revisione delle quote di finanziamento per gli investimenti, portate al 60%, fino ai risultati dell’Ocm Vino, che ha visto soddisfatte tutte le domande presentate dalla filiera. Un bilancio giudicato positivo anche sul fronte della promozione internazionale, con risorse complessive che si avvicinano ai 100 milioni di euro e una presenza rafforzata nei principali mercati esteri. Accanto a questi strumenti, è stato ribadito l’impegno sulla semplificazione amministrativa e sulla digitalizzazione delle procedure, insieme al rafforzamento dei controlli contro le sofisticazioni, a tutela del consumatore e della reputazione del vino italiano nel mondo.
"Passaggio netto”
Un quadro che, secondo il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, segna un passaggio netto rispetto al passato. “Il segnale che arriva da questo tavolo è chiaro: mai come oggi il vino italiano si sente protetto” ha osservato, parlando di un’attenzione istituzionale finalmente all’altezza del ruolo del settore. Un cambio di passo che Assoenologi legge soprattutto nella nuova campagna di comunicazione promossa dal Ministero, “capace di restituire al vino il suo valore pieno, culturale oltre che economico”.
Nel suo intervento Cotarella ha anche ridimensionato il tema dei dazi, indicando altrove le vere criticità per il futuro del vino italiano. Più insidiosa, ha spiegato, è la narrazione che negli ultimi anni ha associato in modo semplicistico vino e salute. “Il consumo moderato è la chiave – ha ribadito – il vino è un bene culturale, non un prodotto da demonizzare”.
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Su questa linea si è inserito anche l’intervento di Piero Mastroberardino, vicepresidente Federvini, che ha definito l’incontro al Masaf “un punto di svolta. Dopo mesi di confronto all’interno del tavolo di filiera, oggi iniziamo finalmente a vedere le richieste del settore tradursi in azioni concrete”. Al centro, per Federvini, il piano strutturato di comunicazione istituzionale sul vino, già pronto al lancio. “È una campagna che partirà il 15 febbraio e accompagnerà il settore fino al Vinitaly” ha spiegato Mastroberardino, chiarendo come l’obiettivo non sia solo promozionale. “Vogliamo riportare al centro il significato del vino come espressione di territorio, ambiente e convivialità, tenendo insieme piacere e responsabilità nel consumo”. Un progetto pensato come investimento continuativo e non come intervento isolato, con un’attenzione particolare anche ai linguaggi più vicini alle nuove generazioni come sottolinea il claim “Coltiviamo ciò che ci unisce”.
Campagna di promozione
A rafforzare la lettura di un cambio di passo è intervenuto Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, che ha parlato di “svolta evidente nelle politiche a sostegno del comparto”. La campagna istituzionale presentata dal Ministero è stata definita “efficace ed emozionale, ma soprattutto inserita in un percorso strutturale di attenzione verso il settore vitivinicolo”. Secondo Frescobaldi, uno degli obiettivi centrali è sciogliere i nodi legati alla percezione del vino: “Dobbiamo superare letture riduttive e restituire complessità a un prodotto che è parte integrante dello stile di vita europeo”. In questa prospettiva, il mercato comunitario rappresenta un orizzonte naturale per un racconto condiviso. Accanto alla comunicazione, il presidente di Uiv ha richiamato anche il valore delle misure concrete: “Il fatto che tutti i progetti Ocm presentati siano stati finanziati è un segnale forte e una spinta reale alla competitività delle imprese”.
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A tirare le fila del confronto è stato il ministro Francesco Lollobrigida, che ha definito il Tavolo del Vino “la verifica concreta degli impegni assunti dal Governo con la filiera”. Impegni che, ha rivendicato “sono stati mantenuti, nonostante per mesi si sia parlato di una crisi strutturale del settore”. Sul fronte degli investimenti, il Ministro ha sottolineato il salto di scala compiuto: “Dal PNRR siamo passati da circa 100 milioni a quasi un miliardo di euro destinati alle filiere collegate al comparto vitivinicolo” accanto alle misure OCM e all’anticipo dei bandi. Lollobrigida ha inoltre ribadito la centralità de tema relativo alla comunicazione istituzionale, con una campagna che racconta il vino come elemento identitario del Paese. “Il vino è parte della nostra identità” ha affermato, respingendo la lettura che lo riduce esclusivamente a bevanda alcolica. Il Ministro ha inoltre confermato il rafforzamento delle azioni promozionali all’estero, con l’obiettivo di consolidare mercati strategici come gli Stati Uniti e di aprirne di nuovi in Sud America e in India. “La qualità è il nostro principale alleato” ha ribadito, ricordando la presenza italiana nelle principali fiere internazionali e il lavoro sulla promozione coordinata. Sul tema dei consumi, l’invito è stato a superare la demonizzazione: “Serve una narrazione che parta dalla complessità culturale e sociale del vino, sempre legata a un consumo consapevole e responsabile”. Quanto alle ipotesi di regolazione del mercato, Lollobrigida ha infine richiamato alla cautela su eventuali misure di estirpazione: “L’agricoltura non è solo produzione, ma anche cura del paesaggio e presidio ambientale” sottolineando la necessità di soluzioni condivise che tengano conto delle diverse realtà territoriali.