Chi viene a vendemmiare? I braccianti, certo, ma risposta può includere anche un perfetto sconosciuto, il turista, che paga per provare l’esperienza, oppure parenti, amici, vicini. Anche per questo una vecchia parola come ganzega torna attuale. Dal “rajùdu” marchigiano alla “prestarella” abruzzese, l’Italia contadina aveva molti nomi per chiamare l’aiuto reciproco quando l’uva era pronta servivano braccia e alla fine si mangiava insieme.
Una pratica che negli ultimi decenni si è però scontrata con controlli e multe, anche di migliaia di euro, per lavoro irregolare. In Trentino per risolvere questo problema, e consentire la ganzega, il 27 luglio la Commissione per la revisione degli usi della Camera di Commercio di Trento ha formalmente riconosciuto l’opera gratuita prestata durante la vendemmia e la raccolta della frutta da amici, parenti, vicini e conoscenti, accompagnata eventualmente dal pasto conviviale come unica forma di riconoscimento.
Il riconoscimento della tradizione non rende automaticamente lecita qualsiasi persona trovata a lavorare in vigna. L’aiuto deve essere davvero spontaneo, gratuito, occasionale e sporadico, senza assumere i caratteri di un normale rapporto di lavoro. In realtà il legislatore italiano aveva già aperto da tempo una porta abbastanza larga all’aiuto familiare. L’articolo 74 della legge Biagi stabilisce che le prestazioni di lavoro rese da parenti e affini (fino al terzo o quarto grado) in via meramente occasionale o di breve periodo a titolo gratuito nel settore agricolo non costituiscono un rapporto di lavoro subordinato o autonomo.
Rimaneva però una categoria molto meno facile da sistemare, ossia l’amico. L’amico che magari non è agricoltore e quindi non rientra nello scambio di manodopera previsto dall’articolo 2139 del codice civile. E sono proprio gli “amici” che hanno alimentato negli anni contenziosi, paure e qualche vicenda passata alla cronaca. Il caso più famoso è quello di Battista Battaglino, pensionato di Castellinaldo d’Alba, nel Roero.
È il settembre del 2015. Battaglino possiede un ettaro di vigna, da cui ricava vino per consumo personale. Chiama la compagna e alcuni amici a raccogliere l’uva. Tra i filari arrivano però carabinieri e ispettori del lavoro che lo multano per 19.500 euro. La storia finisce sui giornali e diventa il simbolo dello scontro fra una tradizione agricola e la necessità di contrastare lavoro nero e sfruttamento. Ci sarà un lieto fine e la multa verrà cancellata dopo una serie di verifiche da parte della Direzione territoriale del lavoro.
Ed è per questo che il riconoscimento di un uso locale come quello trentino rende molto meno difficile dimostrare che quell’aiuto occasionale è una tradizione che non c’entra nulla con il rapporto di lavoro. E se invece di un amico arriva un turista? La persona completamente estranea all’azienda che paga per vivere l’esperienza della vendemmia ha ormai regole molto dettagliate. Il 12 luglio 2023 l’Ispettorato nazionale del lavoro e l’Associazione nazionale Città del Vino hanno firmato le linee guida nazionali per la cosiddetta vendemmia turistica.
Per evitare che sotto l’etichetta dell’enoturismo si nasconda semplicemente manodopera gratuita, le regole sono precise. I turisti devono vendemmiare in filari separati dai lavoratori, senza compenso, seguiti da un tutor (massimo otto persone), identificati come “vendemmiatori turisti” e senza usare macchinari né svolgere operazioni di carico e scarico.
Il fatto è che la vendemmia turistica non è più un fenomeno marginale economicamente.Il XXI Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino di Città del Vino e Nomisma Wine Monitor, presentato nel luglio 2026, riporta un valore economico preciso: nel 2025 la spesa media per partecipare a una vendemmia è stata di 54 euro. Tra gli enoturisti statunitensi la cifra sale a 80 euro per esperienza; inoltre il 53% degli americani intervistati che hanno fatto enoturismo in Italia dichiara di aver partecipato anche alla vendemmia.
In alcuni casi il pubblico paga per tagliare realmente i grappoli, in altri la raccolta è gratuita o didattica. In Friuli Venezia Giulia, per esempio, nel 2026 la vendemmia turistico-didattica è stata rilanciata coinvolgendo diverse aziende della Strada del Vino e dei Sapori: turisti e famiglie possono entrare nei filari e partecipare direttamente alla raccolta, all’interno di un’attività regolata e distinta dal lavoro agricolo vero e proprio. E così, tra amici che arrivano per dare una mano gratis e turisti che arrivano pagando, la vendemmia continua a essere un fatto collettivo