La selezione

I giochi della forchetta: dove mangiare e bere durante le Olimpiadi

I giochi della forchetta: dove mangiare e bere durante le Olimpiadi

Un itinerario gastronomico tra Milano e Cortina per godersi la buona tavola durante l’evento internazionale. Nel piatto casunziei, canederli fondute, funghi e carne

4 minuti di lettura

Milano-Cortina 2026 entra nel vivo e, insieme alle gare, torna centrale un’altra disciplina alpina: la tavola.

Dai fine dining ai rifugi “di pista”, passando per pizzerie e osterie, ecco una mappa ragionata nelle località olimpiche: dalla pianura alla montagna, da Milano a Cortina, Livigno, Bormio, Val di Fiemme (Predazzo e Tesero) e Anterselva.

Graziano Prest con Sofia Goggia
Graziano Prest con Sofia Goggia 

Ristorante Tivoli

Cucina d’autore che lavora su selvaggina, erbe e tecniche di precisione. In carta si incontrano l’Uovo bio fritto con finferli e spuma di olandese, gli spaghetti freddi con tartare di pesce nobile, il salmerino alpino, il filetto con foie gras, spinaci e tartufo.

dove: Cortina d’Ampezzo – località Lacedel 34.

Rio Gere

Classicità ampezzana in sala ampia, adatta anche a gruppi e famiglie. Il menu gira su affettati e formaggi con mostarde, casunziei rossi all’ampezzana, canederli di speck o spinaci e formaggio, tagliolini ai porcini e zuppe di stagione; tra i piatti tipici anche la zuppa d’orzo. Tra i secondi, c arne alla griglia e tagliata di cervo.

dove: Cortina d’Ampezzo – località Rio Gere 1.

Baita Resch

Direttamente sulle piste delle Tofane: servizio rapido e cucina “di sostanza” da giornata di neve. La linea è veneto-dolomitica: casunziei, millefoglie in cialde ai porcini), canederli pressati, zuppa di cipolle e porcini, goulash, uova con speck e patate saltate. In chiusura dolci di tradizione.

dove: Cortina d’Ampezzo – loc. Son dei Prade 1.

Kosmo Taste the Mountain

Cucina contemporanea che parte dai classici valtellinesi e li mette in forma più asciutta, con attenzione a sprechi e stagionalità. Tra i piatti ricorrenti: pizzoccheri “del Kosmo”, taroz con fonduta di Bitto, sciatt con insalata di stagione; sui secondi trota, rapa rossa panna acida e bietola. Alla sera, il sacello gourmet della ‘Tea’.

dove: Livigno – via Bondi 473/C.

Al Peršéf

Laboratorio fine dining con radici alpine e innesti orientali, dichiarati anche nelle tecniche. Nel percorso invernale compaiono i bottoni con cavolfiori selvatici, spugnole e sansho; Spaghettone con brodo affumicato, kvass, formaggio Eroe e burro di malga; Trota marmorata con sambuco e insalata alla brace. Dessert: “Livigno 55-50”, polenta, polline, latte e camomilla.

dove: Livigno – via Saroch 1272.

Stua Noa

Fine dining che lavora sul lessico alpino con brace, fondute e tecniche contemporanee. Nel menu di Andrea Fugnanesi: Galletto Valle Spluga, porcino scottato cipolla in aceto di lampone e gelato alla patata arrosto; Uovo di selva, fonduta di formaggio di capra rosti, di patata affumicata al fumo di pino, risotto con zafferano, ossobuco e nasturzio.

dove: Livigno – via Plan 415 (Hotel Concordia).

La Rasiga

Trattoria di centro storico, legno e paiolo, che fa repertorio valtellinese senza attenuanti. Si parte da taglieri e zuppa d’orzo, poi sciatt, pizzoccheri e manfrigole; sui secondi arrivano cervo con polenta, costine al forno e spezzatino. In chiusura strudel e torta di grano saraceno ai mirtilli, con il classico “caffè del pignatìn”.

dove: Bormio – via Guglielmo Marconi 6.

Baita dei Pini

Sala grande e impostazione classica, adatta a tavolate e famiglie. La cucina resta in quota ma con qualche apertura: antipasti di salumi e funghi, primi di grano saraceno (pizzoccheri e paste ripiene), secondi con polenta taragna, selvaggina e tagli alla griglia. Dolci tradizionali, dal semifreddo al frutto alle torte da forno.

dove: Bormio – via Don Evaristo Peccedi 15.

Agriturismo Rini

Opzione rustica fuori dal centro, comoda per chi entra in Valtellina dal fondovalle. Menu legato a formaggi e salumi (bresaola, casera), primi sostanziosi come pizzoccheri e gnocchi, carni arrosto e in tegame con polenta e contorni di stagione. Di solito c’è anche qualche fritto “di valle” (sciatt).

dove: Bormio – via Al Forte 31.

Gams

Indirizzo trasversale (ristorante e pizzeria) utile quando servono tempi rapidi. In carta carne salada con rucola, tris di canederli, vellutata di polenta, zuppa d’orzo con carrè di maiale; tra i primi compaiono anche spaghetti al burro di acciughe e Schüttelbrot. Atmosfera informale, prezzi accessibili.

dove: Val di Fiemme/Predazzo – corso Dolomiti 13.

Miola

Locale tipico con cucina trentina di mercato e stagionalità: gnocchi di polenta, spätzle, zuppe, piatti di selvaggina e formaggi di valle. Nei periodi freddi compaiono spesso polenta con ragù di coniglio, finferli e formaggio; minestra di trippe; capriolo e braciole di cervo; i contorni seguono la stagionalità. Da provare anche la polenta con il formaggio Dobbiaco alla piastra.

dove: Val di Fiemme/Predazzo – via Roma 1.

Pizzeria Roma

Storico indirizzo in centro: impasti a lunga lievitazione e una parte ristorante essenziale. Le pizze speciali vanno da Bufalina a Patate e provola, fino a combinazioni special (porchetta di Mangalica con cipolla caramellata). Per chi non vuole pizza: piatti trentini e classici italiani sinceri e rapidi.

dove: Val di Fiemme/Tesero – via IV Novembre 16.

Ansit Heufler

L’indirizzo pop di Norbert Niederkofler. Osteria di montagna con filiera altoatesina e piatti tradizionali rivisti con mano leggera. Si parte da tagliere di salumi e formaggi con rafano, poi canederli allo speck in brodo o burro e salvia, schlutzer ricotta e spinaci, goulasch di cervo o salmerino con salsa bolzanina. Carta asciutta, molto centrata su ingredienti locali.

dove: Rasun-Anterselva – Mittertal 48.

Mudlerhof

Ristorante di maso con cucina tradizionale altoatesina e repertorio di piatti di valle, aperto agli esterni con orari di servizio per pranzo e cena. La cucina ruota attorno a specialità locali come canederli allo speck o in brodo o schlutzkrapfen alla tirolese con burro fuso e salvia.

dove: Rasun-Anterselva - Mudlerhof, Imberg 10.

La Cucina: non il solito ristorante

Cucina contemporanea con base mediterranea e lavorazioni nette, tra vegetali e mare, orientato sul percorso degustazione. Da provare il sotto giallo con Parmigiano 100 mesi, polline, fava tonka, estratto di cipresso; poi surf&turf con manzo e mollusco, la giovenca sannita con demi glace, friarielli. Se c’è, merita lo spaghetto all’assassina del patron Gaetano Marinaccio.

dove: Rho – via Porta Ronca 86.

Trattoria del Nuovo Macello

Cucina milanese “di scuola” con attenzione a materia prima e cotture. In carta: risotto con stimmi di zafferano, burro superiore e Lodigiano riserva; ravioli di pere, fatulì e rafano; tagliatelle all’uovo con ragù di manzo piemontese e mora romagnola, salsa al vino rosso e mirtillo. Tra i secondi, la cotoletta del Nuovo Macello (anche mezza porzione) e piatti di carne di stagione; chiusura con torroncino ghiacciato nocciole e rosmarino. A meno di dieci minuti d’auto dalla nuova Arena di Santa Giulia.

dove: Milano – via Cesare Lombroso 47.

Erba Brusca

Cucina di territorio con forte impronta vegetale e uso sistematico di erbe spontanee, ortaggi e fermentazioni leggere. Carote arrostite, dukkah e nigella, kumquat, carote e cipolle in agro; pasta mista con ceci, brodo di pollo, limone bruciato, xo sauce ai funghi. Oppure cavolfiore speziato, ajo blanco, salsa di burro nocciolato, uvetta e capperi. Il menu varia spesso. A meno di dieci minuti d’auto dal sito olimpico di Assago.

dove: Milano – Alzaia Naviglio Pavese 286.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto