L’antico mulino del 1300 tornato in vita e diventato il cuore della comunità
di Martina LiveraniA Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, la seconda vita del Molino Scodellino: non solo farina, ma anche concerti, cinema all’aperto, rassegne d’arte e centro culturale
Un vecchio mulino che ha ripreso a macinare e fare comunità: la storia del Molino Scodellino di Castel Bolognese parte da lontano e arriva con slancio ai giorni nostri portandosi dietro saperi e tradizioni rurali. Il mulino era il cuore pratico di una comunità, non solo perché qui il grano diventava farina ma per il ruolo centrale che aveva nella vita quotidiana. Non a caso la lingua ne tiene ancora conto quando diciamo che c’è chi “tira l’acqua al proprio mulino”, pensando prima al proprio tornaconto, e chi spaccia idee che “non sono farina del suo sacco”.
In Romagna, con la parola scudella si intendeva anticamente la piccola scodella di farina che il mugnaio tratteneva come compenso per sè dopo che aveva macinato per i suoi clienti. La scudella, diventata scodella, non era semplicemente un oggetto ma un’unità di misura, una quota del macinato, il modo immediato per dire: la parte che resta al mugnaio. Da qui arriva il nome con cui era ed è conosciuto ancora oggi l’antico Molino Scodellino, a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna. Si trova lungo il corso di quello che in passato era chiamato Canale dei Mulini e che collegava il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola (oggi Patrimonio Unesco) al Delta del Po, attraversando i paesi di Castel Bolognese, Solarolo, Lugo, Bagnara, Fusignano e Alfonsine.
Le fonti datano la costruzione del mulino tra la fine Trecento e l’inizio del Quattrocento e la proprietà era ed è tuttora del Comune di Castel Bolognese. In origine il mulino funzionava con due coppie di macine azionate da ruote idrauliche, poi nel 1935 ci fu un grande ammodernamento e si sostituirono le ruote con una turbina, si introdusse un buratto per separare la farina dalla crusca e altre macchine per pulire il grano. Grano che ai tempi era una delle colture principali in questa zona pianeggiante della Romagna. Il Molino Scodellino ha macinato ininterrottamente, con una macina monolite, dal 1400 fino al 1982, quando nel frattempo l'agricoltura della pianura si era concentrata sugli alberi da frutto.
Quindi, dopo aver cessato l’attività, è rimasto abitato e custodito dai mugnai per qualche anno per poi attraversare una fase di abbandono e degrado. Per evitarne la perdita di questo importante testimone della vita e della comunità attorno al canale, il 20 maggio 2009 nasce l’Associazione Amici del Mulino Scodellino con l’obiettivo di salvaguardarlo e riqualificarlo, e nel marzo 2010 partono i lavori di consolidamento e recupero finanziati da Comune e Regione Emilia-Romagna.
Chi ha particolarmente a cuore le sorti del Mulino e ha raccolto e creato una comunità attorno a esso è Rosanna Pasi, presidente dell’Associazione Amici del Mulino Scodellino, insegnante di lettere in pensione, che racconta uno dei momenti salienti della storia redente del mulino: “In occasione delle Giornate Fai di Primavera del 2016, decidemmo di rimettere in funzione la vecchia macina. Fu un successo di pubblico, tanto che arrivarono oltre 2000 visitatori. Proprio grazie alla visita di tante persone, ho perfezionato una mia visione della struttura e della sua localizzazione”.
Tra i partecipanti a quelle giornate c’era anche Walter Naldoni, proprietario del Molino Naldoni, una realtà industriale faentina. “Walter Naldoni – spiega Pasi – si è emozionato di fronte a quello che stava vedendo e ci ha messo in condizione di produrre farina in regola coi requisiti produttivi e con quelli distributivi. Oggi lo Scodellino è un mulino pubblico in grado di produrre grazie ad un felice rapporto con un’azienda privata”.
La macina riprende a lavorare a pieno ritmo e nel frattempo grazie a fondi comunali e regionali e all’attività degli Amici del Mulino, tra il 2015 e il 2021 si completano ulteriori opere e nel luglio 2021 viene inaugurata la corte ricavata dall’ex edificio di servizio e destinata ad attività culturali. Al mulino è attiva una piccola produzione e vendita di farina e di prodotti come grissini, biscotti da inzuppo, biscotti con fichi e uvetta, e altre specialità. “Per ora si macinano una volta al mese circa 7/8 quintali di grano – precisa Pasi – Con la nostra farina macinata a pietra produciamo diverse cose compresa la pasta di diverse forme e in particolare gli Scodellini”. Che hanno, appunto, la forma di piccole scodelle.
Oggi il Mulino Scodellino non è solo farina ma anche musica, canto, danza, cinema all’aperto, rassegne di libri, arte e centro culturale e didattico dove varie attività animano le sale e il cortile con un programma che gli Amici del Mulino Scodellino hanno chiamato “Non cambiate canale” e che tutto l’anno è ricco di appuntamenti. Il Molino Scodellino è l’unico mulino storico ancora in funzione dei 7 che insistevano sul Canale e al suo interno, è possibile rivivere la giornata tipica del mugnaio dell’epoca, grazie a stanze, costumi e strumenti storici.
E dell’importanza di un mulino per la sua comunità anche oggi, quando ci si nutre di farina ma anche di cultura, incontri e relazioni, e di quanto la sua storia sappia coinvolgere e restare addosso a chi la ascolta, parla meglio di ogni altra cosa un altro detto popolare: chi va al mulino si infarina. Ed è proprio così: dal Molino Scodellino si esce infarinati, e pieni di storie.