La Lione “off” da mangiare: cosa provare e dove
di Andrea PetriniLa città non è più la capitale gourmet come un tempo. Ma oltre al ristorante Paul Bocuse offre un ampio inventario, dal locale bandiera della tradizione che celebra Eugénie Brazier alla bottega Pop dove il pane è fatto bene senza essere un lusso. E se volete un vino speciale andate da Georges Dos Santos
Tutte le scuse sono buone per innamorarsi di Lione. Lasciando però stare le vecchie dicerie. Tra Torino e Parigi, città golosa per antonomasia, Lione fu l’antica capitale della Gallia. Ma non passa più, come un tempo, per la culla della Grande Cucina Francese. Certo, il ristorante Paul Bocuse, araldo della tradizione, fa sempre la sua bella figura. Ma Lione la cosmopolita, ben più italiana di quanto sfoggi, è pure altro: un industrioso epicentro d’iniziative culturali. C’è chi la scopre a maggio per le Nuits Sonores, il più importante festival di musiche elettroniche d’Europa. O d’inverno, quando con la Festa delle Luci la prima settimana di dicembre diventa un enorme schermo diffuso di psichedeliche proiezioni in 3D sulle storiche facciate del centro cittadino. Tanti a settembre, fissano qui residenza per seguire, un anno la Biennale della Danza e il successivo quella dell’Arte Contemporanea. A metà ottobre quando c’è il patrimoniale cine-festival dell’Institut Lumière, magari vi capiterà d’incappare per strada su Scorsese, Tarantino, Guillermo del Toro, Isabelle Huppert e la Bellucci (senza Tim Burton) ma con Bellocchio, Sorrentino e Tornatore. Per la vostra venuta, ecco qualche dritta per ben rifocillarsi a Lione, ma dietro le quinte. A scanso d’equivoci: questo off è la vera scena in di Lione.
La Mère Brazier
Ripresa nel 2008 la storica istituzione di Eugénie Brazier, prima cuoca al mondo ad ottenere - nel 1933! - due volte le tre stelle Michelin per i suoi ristoranti, Matthieu Vianney veglia al rispetto della tradizione. Poco è cambiato nelle raccolte salette dal lusso discreto. La cucina annovera grandi classici intemporali, ma alleggerendoli, modernamente riletti, per una proposta sul filo del presente. Un ristorante d’alta perizia mai stucchevole, per tutte le stagioni. Più che in estate per noi sarà dall’autunno in poi quando le creazioni più contemporanee -gli Abalone, okonomiyaki e shitake allo yuzu o gli Scampi al barbecue, porri brasati e kumquat al consommé perlato- danno la replica a delle creazioni a base di cacciagione che fanno intendere ragione anche ai recalcitranti. Compresi quelli della Michelin, che la terza stella -chissà perché?- la fanno tanto aspettare.
Consigliamo: le Animelle al miso bianco, camaïeu di cavoli verdi.
Con chi: con Carlo Cracco, che il signore sì che d’alta cucina se ne intende.
12, rue Royale 69001 – +33478231720
La Virée
Aureolato dal Fooding “Migliore Bistro 2025”, La Virée è oramai sulla bocca dei più. E piace a tutti: per il suo décor dimesso, da tavolate per tutti i giorni, per la corta carta, i vini naturali, ma solo quelli buoni, a prezzi quasi da mensa popolare. E la cucina da rientro dal mercato, d’istinto, per niente saggia, bistronomico guanto vellutato che mette una tigre nel motore della bonomia. Roba da condividere collegialmente o da scarpettare egoisticamente da soli, che sia il Sedano Rapa bruciato con le trombe dei morti, le Carote condite con lo yogurt al grano saraceno o le Crocchette di testa di maiale con pere e cavolo da farci come minimo il bis se non da subito il tris!
Ordinate: il Fried Chicken alla salsa piccante detta Bang Bang (vi lasciamo immaginare).
Con chi: portatevi appresso Diego Rossi (che magari finisce a jam session in cucina).
21 rue Jean Larrivé 69003 – +33 478605732
Micro Sillon
Enoteca, wine bar, cave à manger e bistro Plus Plus con la cucina forse più personale di tutta Lyon. Alla mescita, Joanna, Musa dei vini non intervenzionisti, in sala Thomas dal fair play britannico e in cucina attenti a quei due: l’americano Nick Choi che, per assecondare Mathieu Rostaing-Tayard (il boss) ha lasciato in California una carriera tutta tracciata dal suo mentore Thomas Keller. Insieme fanno faville con una carta brutale, d‘ascendenza basca per i prodotti hyper-top. Ostriche grigliate e consommé di fagiano, Calamari alla brace, ventresca suina e cicoria amara, Pollo alle indivie, noci e vin jaune del Jura. Cucina più progressiva altrove non trovate.
Ordinate: oltre ai Fagioli Alubión al pimentón de la Vera con sale agli agrumi per l’aperitivo, se trovate i Cubi spessi di trippe in bianco al peperoncino d’Espelette, aggiudicatevene una carrellata.
Con chi: se Thom Yorke e Jonny Greenwood non fossero disponibili, veniteci col wonderkid Mirko Pelosi dell’Antidoto a Roma che del Rostaing fu l’allievo prediletto.
6 place Fernand Rey 69001 – +33 984235247
Roliko
Roliko è un bistro-gastro pensato davvero “dalla parte dei clienti”. Qui è re: zero menu, vige la carta only. In un’atmosfera festiva per una cinquantina di diletti eletti, Floriant Rémont spazia con brio tra origini del Sud Ovest, militanze basche e tradizioni locali. Celebrate da vini gagliardi (quelli kombucha non li trovate) per stare appresso ad una cucina invero cucinata, saporosa e spavalda, che la timidità non sa dove sta di casa. Stracciatella, cecina de León, fichi, fiori di finocchio e acetosella, Marinière di fagioli di Paimpol, scampi, vongole, erba cipollina e bottarga e chi più ne ha più (se) ne metta.
Ordinate: se d’inverno trovate lepri, fagiani e Torte di cacciagione, siete davvero nel posto giusto.
Con chi: Isa Mazzocchi, stracontenta e senza perdere il suo latino, direbbe in piacentino “ma che bel moumeint”!
roliko.fr
83 rue de Gerland 69007 – +33 437703695
Pecora Negra
Una ne pensa e cento ne fa. Non contento di essere su tutti i fronti, pure all’Unesco dove difende la biodiversità in cucina, Mauro Colagreco ha aperto due anni fa una pizzeria a Lione. Stessa Magna Carta che al Mirazur, la flagship tre stelle di Menton: creatività e sostenibilità, circuito corto, prodotti di stagione e vini di vinaioli. D’ispirazione napolitana, la Pecora Negra non versa nella Pizza Gourmet (per fortuna), non ci sono ingredienti di lusso né matrimoni forzati ma solo del buon senso: alla Diavola, alla Genovese (col pesto di Roberto Panizza) e grana padano, alla Cetara con fior di latte, alici e olive taggiasche, tutte le pizze sono una più buona dell’altra. Compresa quella piegata, street food style, con mortadella e stracciatella.
Ordinate: quella alle cipolle con la ventresca di tonno.
Con chi: con Franco Pepe e Denis Lovatel che, habitués delle quattro mani con chef Mauro, qui son già di casa.
89 rue Bossuet 69006 – +33 426283457
Dorner Frères
Due trentenni col vento in poppa: Maxime e Gauthier Dorner. Dall’apertura nel 2019, la loro pasticceria-salone da thè si è conquistata un posto a parte nel panorama cittadino. Dalla loro, tanta tecnica e tanta, tanta leggerezza in fase con la loro giovinezza. Naturalisti ma non meno progressisti, eccellono in tutto ciò che fanno, dalla Brioche feuilletée à la Tropézienne al Mille-feuille da leccarsi i baffi. Ma non tralasciate le creazioni più personali, che incorporano fiori di sambuco, germogli di abete e Vin Jaune ossidato, dove la gourmandise va di pari passo con una patina di nostalgia per i grandi spazi silvestri della loro infanzia nella montagnosa regione del Jura. Pasticceria d’autore si dice, e ben gli si addice.
Ordinate: gli Entremets alle mandorle e al fieno.
Con chi: con Loretta Fanella, la super pasticcera di Collesalvetti.
91 boulevard des Belges 69006 – +33 472839628
Georges Dos Santos Da Antic Wine
Georges Dos Santos, in arte Jojo, è una furia della natura. Bacchus-ex-machina & Flying Sommelier, curator delle migliori carte di vini dei ristoranti della regione (e non solo), nella sua enoteca caverna d’Ali Baba trovate il top dei flaconi di punta della Francia, di Navarra passando per la Spagna e l’Italia e il meglio dei vigneti del Vecchio e Nuovo Mondo (menzione speciale per il nativo Portogallo, ergo la imbattibile collezione di Porto atavici, come minimo da asta). Difficile trovare altrove pari enciclopedica vinoteca di Babele. Importante: chiedete a Jojo se per caso il suo wine bar adiacente, il George Five (ufficialmente chiuso) sarebbe aperto in serata per un evento privato. Ditevi che vi manda Picone, fate i wedding crashers, incrostatevi come Ben Stiller in “Una notte al Museo”, una serata dal Georges Five è un toccasana di pura, vinosa follia. Una volta all’anno dovrebbe essere obbligatoria per tutti e pure rimborsata dalla mutua.
Acquistate: se c’è un Magnum del Fleurie d’Yvon Métras (un 2021)
Con chi: fateci una sorpresa con Matteo Grandi, il grande cuoco vicentino amicissimo del Jojo!
18 rue du Bœuf 69005 – +33478370896
Pop
No, POP non ammicca alla cultura Pop. Non è nemmeno Pop Up. Per Sylvain Tardy, fornaio militante, POP sta invece per People Over Profit. Lui è fatto così: se ne fotte dell’hipsterismo modaiolo. Usa solo lieviti naturali e locali farine artigianali di antiche qualità per dei pani densissimi, un puro concentrato di aromi, quasi dei dessert per l’equilibrio tra dolcezza e acidità. “Il pane non può essere una derrata di lusso” ripete Sylvain che da ben l’esempio. Alt-baker, nella sua bottega sgabuzzino celata in un’anonima stradina della Croix-Rousse, Tardy mette in mostra dei volumi sulla solidarietà contadina e sull’anarchia. Il giorno che gli gira, offre ai clienti delle manoscritte poesie ripiegate in micro-fogliettini. Poi, quando cade il Black Friday, da lui si celebra il Blague Friday, il venerdì dello scherzo: ovvero pesca in un vasettino la tua barzelletta. Perché il sorriso, come il pane, ha l’oro in bocca. Man of the year.
Acquistate: il Pane delle Popolazioni, insensatamente maltoso, che si conserva facilmente una settimana e più.
Con chi: se non li conosce già, presentategli i ragazzi del Forno Brisa a Bologna.
60 rue de Cuire 69004 (dalle 14 alle 19 lunedì-giovedì, venerdì 11-19, chiuso il weekend).