Tra le vigne dell’antico convento, dove nasce il vino dedicato a Gianni Brera
di Alessandra IannelloA Rovato, in provincia di Brescia, la famiglia Bellavista gestisce i vigneti della Santissima Annunciata, dove lo Chardonnay ha caratteristiche uniche
Era il 1449 quando, ai Frati dell’Ordine dei Servi di Maria, fondato nel Duecento a Firenze, viene concesso il permesso di costruire una chiesa, con annesso convento, sul Monte Orfano, estremo confine della Franciacorta. Così, nel 1452 undici frati, di cui due originari della zona, Giuseppe Barisello e Giacomo Inverardi, lasciarono Firenze e arrivarono a Rovato, in provincia di Brescia, per l’inizio dei lavori di costruzione della chiesa e del convento della Santissima Annunciata che si conclusero nel 1503. Il convento e la chiesa divennero fin da subito un punto di riferimento importante per la comunità che celebrava qui tutte le ricorrenze mariane tanto che, intorno al 1540, fu commissionato a un grande artista bresciano, Girolamo Romanino, uno dei massimi esponenti del realismo lombardo, il grande affresco dell’Annunciazione che si può ammirare ancora oggi nel catino dell’abside.
I frati, fin dal loro insediamento, dedicarono una piccola parte del terreno scosceso sotto il convento alla coltivazione della vite su terrazzamenti antichi che risalivano all’anno 1000. Infatti, già da quel periodo veniva prodotto qui il Vino Passito del Monte Orfano, molto apprezzato e presente su tutte le tavole nei momenti di festa. Oggi la tradizione del vino passito sopravvive nella zona con il pronipote il Sebino Igt passito, che sprigiona profumi che ricordano la frutta matura, l’albicocca disidratata, il miele e i fiori e che ben si abbina ai formaggi stagionati tipici del territorio, ai dolci o, nelle annate più vecchie, è perfetto come vino da meditazione.
Nel 1772 la Repubblica di Venezia sopprime numerosi luoghi di culto religiosi, fra cui il Convento Santissima Annunciata che l’anno successivo viene messo all’asta e acquistato da una cordata di facoltosi cittadini di Rovato e Coccaglio che lo trasformarono in un collegio per giovani. Dopo diversi passaggi di proprietà e numerose destinazioni d’uso, tra cui quella di albergo e ristorante, nel 1960 i Servi di Maria rientrano in possesso del Convento. È però solo a partire dagli anni ’80 che la storia del convento si intreccia con quella della famiglia Moretti quando, nel 1984, le vigne di Chardonnay coltivate da Frate Sebastiano vengono affidate alle cure dell’azienda vitivinicola Bellavista. Prende avvio in quegli anni,da parte dell’azienda, anche un impegnativo progetto di ricerca per la salvaguardia e la valorizzazione dell’antica vigna 5,45 ettari dai caratteri unici.
Lo studio attesta l’unicità del luogo e la singolarità dell’appezzamento che è caratterizzato da tre biotipi di Chardonnay, caratterizzati da un profilo aromatico molto più complesso e particolare rispetto a un qualsiasi altro clone di Chardonnay, coltivati su due parcelle differenti. Nasce così nel 1991 Convento Santissima Annunziata Curtefranca Doc, una piccola cuvée dove i due ambienti, vendemmiati rigorosamente a mano, si uniscono in armonia. Dalla porzione superiore di vigna compresa tra il mandorlo e il fico, si ottiene corpo e struttura mentre dalla porzione più bassa, esposta a est e quindi più fresca, con terreni più profondi e argillosi, si ottiene freschezza, profumo e acidità. Le due parcelle vengono vendemmiate separatamente e assemblate in un momento successivo, dopo che hanno sostato in botte almeno per un intero anno, per dare vita insieme a un vino unico.
Accanto alla vigna Convento, ce n’è una più piccola con esposizione a sud: vigna Brera,che testimonia l’amicizia dell’imprenditore Vittorio Moretti, patron di Bellavista, con il giornalista sportivo Gianni Brera. Fu lui a individuare le 480 barbatelle di Padre Sebastiano, chiedendo a Vittorio Moretti di farne un vino per sé e per pochi amici. Frutto di questa vigna è Zuanne, un Merlot che prende il nome proprio da Gianni Brera. Il sodalizio tra Vittorio Moretti e i Frati si consolida nel luglio del 2018, quando la gestione dell’intero complesso conventuale viene affidata a Bellavista così da tutelarne il bene storico e promuovere i valori di accoglienza e inclusione che hanno contraddistinto l’Ordine che lo ha fondato. Nello stesso anno nasce e prende sede al convento la Fondazione Vittorio e Mariella Moretti con l’intento di salvaguardare questo luogo facendone il fulcro di iniziative per approfondire e promuovere la cultura identitaria del territorio.
La ricerca non si ferma tanto che è di questi giorni il lancio di un nuovo vino: il Convento Santissima Annunciata 2023 Curtefranca Doc. Diverse le differenze con gli anni passati.Intanto l’individuazione delle parcelle della vigna si è affinata portandone il numero a quattro che vengono vendemmiate e vinificate separatamente impiegando lieviti indigeni.L’affinamento avviene poi per un periodo in botti di rovere francese per poi passare in cemento. Il risultato è un vino che va controcorrente dalle note di agrumi canditi, miele,marzapane e susine bianche mature che si chiudono con l’affascinante nota di gelsomino al naso mentre in bocca l’assenza di acidità e la leggera sapidità minerale si arricchiscono di richiami alla frutta gialla matura, all’anice stellato, al burro fuso e a lievi note di legno e a un finale lungo dalle sfumature di bergamotto.