Niente spaghetti in menu, ma un territorio toscano a 360°: così l'obiettivo di “assaggiare Lucca e la Toscana in un fumetto” è ancora più sfidante e corre fra trippa e matuffi, pappa al pomodoro e zuppa di zucca. Nella cucina di Foodmetti, cuore gastronomico del Lucca Comics & Games, le alchimie riescono a coniugare gola, le tempistiche strette della kermesse e un po' di marketing territoriale, che in cucina non guasta mai.Insomma, a Palazzo Guinigi (fino al 2 novembre quartier generale del cluster che unisce il mondo delle tavole golose a quelle disegnate) si entra per curiosare tra fumetti e si esce con addosso il gusto ruvido e seducente della cucina di qui: firmata dal team lucchese di De Cervesia, ma con lo chef Cristiano Tomei a metterci del suo: supervisionando, consigliando, assaggiando.Tomei (patron de L'Imbuto, trasferitosi da poco fuori città, in collina) ha scelto di “mettere a tavola” una Toscana che si mangia con il cucchiaio, quella che scalda. «Ho voluto semplicemente dare suggerimenti su piatti fruibili in un contesto come il nostro».
E parte da un’eresia solo apparente: «La pappa al pomodoro non è un piatto estivo. In Toscana, d’inverno si faceva con i pelati messi da parte per quando nei campi non c’era più vitamina. Pane secco, aglio, olio e pomodoro»: una cucina di necessità diventata virtù, come un balloon che si riempie di memoria.La stessa logica guida la zuppa di zucca: materia prima abbondante, spesso sottovalutata. Al forno con cipolla bionda, prezzemolo, un filo di peperoncino, un tocco di concentrato e una manciata di semi salati sopra: il dolce della polpa, il croccante del seme, la carezza di metà autunno che non ci si aspetta in mezzo al festival che scavalla la notte di Halloween. Poi c’è il classico porri e patate: «porro buono adesso, patata di montagna che sa di terra, chiodi di garofano e noce moscata». Sopra, una concessione fuori-terra: Gorgonzola fuso (unico intruso da fuori Toscana) che però è il gusto di un’Italia riconoscibile al primo morso.
E Lucca? C'è nella trippa in umido alla maniera locale. «Ma anche la trippa — ricorda Tomei — è Italia diffusa: Milano, Napoli, Firenze, Viareggio, Lucca. È quell’arte contadina che abbiamo sbrigativamente archiviato come quinto quarto e invece merita il palco: umile, sincera, buona. Qui torna il punto: niente pasta. È anche una piccola sfida educativa, perché la cucina toscana — e italiana va molto oltre quello che è il piatto nazionale più diffuso».Il menù di Foodmetti segue questo filo: pappa al pomodoro; zuppa di zucca; zuppa di porri e Gorgonzola; trippa alla lucchese; poi i matuffi, sorta di gnocchi di polenta con sugo di funghi, ovvero esplosione di umami compressa dal tempo. Per chi vuole muoversi tra uno stand e l’altro senza rinunciare al morso salato, due focacce: roast-beef con purè; pancetta e rapini. Chiudono torte a fette e un banco bar essenziale (c'è anche la birra di Foodmetti, realizzata apposta da Baladin). È una carta corta, leggibile e sognante come un fumetto — e fa bene al passo del festival.C’è una ragione comunicativa, prima ancora che gastronomica, in queste scelte. Tomei la dice semplice: «piatti confortanti».
«Stai in piedi, corri, ridi, fotografi. Poi ti siedi. E una zuppa calda è il ponte tra l’autunno e l’inverno, tra la strada e il caminetto». Sì, è il fumetto che si fa vapore e appanna gli occhiali, ricordandoti che anche gli eroi, quando smettono di volare, cercano una scodella. In questo gioco di rimandi, i “matuffi” diventano vignetta di territorio: polenta più lenta, “che rendeva di più”, condita in collina con sughi di pomodoro e funghi secchi; sulla costa, con il pesce “che si trovava”. Storie di necessità trasformate in firma, come un tratto riconoscibile sulla tavola.
Il valore aggiunto di Foodmetti è proprio qui: raccontare la cultura materiale della Toscana con il tono gentile di chi sa parlare a tutti. De Cervesia porta la mano lucchese e l’organizzazione; Tomei la bussola, supervisionando i menu «perché ogni piatto “dica” qualcosa di noi». In controluce, c’è anche una lezione: “mangiare veloce” e “mangiare bene” non sono nemici, se scegli la semplicità vera, quella che non è mai sciocca. È il «finto semplice» che si ritrova in certi fumetti: ma dietro c'è un mondo intero o, quantomeno, una filosofia dettagliata.Le chiacchiere sono gratis (Foodmetti è un buon punto di incrocio con fumettisti famosi in cerca di un momento di ristoro, in ogni senso), Lucca fa il resto. E in fondo, tra un balloon e un cucchiaio, il comfort food, più di ogni altra cosa, è un bel discorso fatto bene: corto, intenso, memorabile. Proprio come una pagina colorata che ti rimane addosso, intrisa di slurp, crunch, gnam, burp.