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Vongole contaminate, assolto lo chef Marco Sacco

Lo chef Marco Sacco 

"Vicenda chiusa, ma il danno d’immagine arrecato resta" ha dichiarato l'avvocato

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Si chiude con un’assoluzione piena la vicenda giudiziaria che, dal 2021, aveva coinvolto lo chef Marco Sacco e la moglie Raffaella Marchetti, alla guida del ristorante Piccolo Lago di Verbania. La Corte d’appello di Torino ha infatti ribaltato la precedente condanna per lesioni colpose e commercio di alimenti nocivi, emessa nel marzo 2024. Su richiesta della stessa Procura generale, i giudici hanno stabilito che il fatto non costituisce reato.

L’inchiesta era nata dopo un matrimonio celebrato nell’estate 2021 al ristorante affacciato sul lago di Mergozzo: un risotto alle vongole aveva provocato casi di intossicazione tra gli invitati, imputati poi alla presenza di norovirus nei molluschi. In totale, 53 ospiti si erano costituiti parte civile.Secondo la difesa, Sacco e Marchetti non avevano alcuna responsabilità: le vongole, provenienti dalla Francia e distribuite da un’azienda italiana, erano state servite crude come da indicazioni in etichetta e non erano state sottoposte a manipolazioni in cucina. Le analisi dei Nas non avevano rilevato irregolarità nelle procedure del ristorante.

Nonostante oggi la giustizia abbia dato ragione ai titolari, il prezzo pagato nel frattempo è stato elevato: il Piccolo Lago ha perso le due stelle Michelin e, nell’edizione 2025 della guida, non compare neppure tra i locali segnalati. Un danno reputazionale che, osservano i legali, non potrà essere compensato.Dopo la sentenza di primo grado, le denunce per lesioni erano state ritirate e gli ospiti risarciti per oltre 20 mila euro, cifra coperta da un’assicurazione. L’assoluzione d’appello riguarda quindi l’unico reato rimasto in contestazione.

Lo chef e la direttrice di sala, pur sollevati, hanno scelto di non commentare pubblicamente. A parlare è uno dei loro avvocati, che sottolinea come la decisione della Corte restituisca credibilità a un professionista penalizzato per un episodio su cui, secondo i giudici, non aveva alcun controllo. Ora si attendono le motivazioni della sentenza per verificare eventuali profili di responsabilità esterni all’indagine iniziale.