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Venti anni di Golosaria, tra mostre fotografiche, masterclass e banchi d’assaggio

L’evento ideato da Paolo Massobrio in programma dall’1 al 3 novembre alla Fiera di Milano-Rho

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Un bel compleanno tondo per Golosaria, che festeggia l’edizione numero venti. Da sabato 1 a lunedì 3 novembre a Fiera Milano Rho, padiglione 1, la manifestazione ideata da Paolo Massobrio, gran vetrina di bontà italiane da assaggiare e acquistare, è dedicata al “Gusto della contemporaneità” e celebra i suoi quattro lustri di vita con una mostra che ripercorre attraverso scatti fotografici le tappe e gli argomenti, dalle Denominazioni Comunali alle Professioni del Futuro, dagli effetti della pandemia ai percorsi dell’innovazione, sempre sottolineando la necessità di restare collegati a tradizione, qualità e territorio, ma allargando anche lo sguardo alle cucine e alle culture di altri mondi ormai entrati nella nostra quotidianità, dal sushi al kebab.

Sono oltre 400 le aziende presenti, con un significativo incremento dell’area riservata ai vignaioli, dove si potrà assistere domenica alla proclamazione dei “Top 100”, i 100 vini migliori d’Italia che da 24 anni seleziona Marco Gatti. Nell’area vini, forte della presenza di 150 etichette, si potranno degustare alcuni di questi 100 campioni dell’enologia. Ma in generale è tutto da scoprire il mondo di salumi, formaggi, verdure, lievitati, pasta e molto altro, con 50 panettoni presentati da pasticceri senza frontiere regionali, dalla Valtellina alla Sicilia, e per la prima volta uno straniero, quello di Eric Pinochi, dalla Costa Azzurra. E si dà un particolare risalto ai piccoli e piccolissimi produttori, dal gelato al Gorgonzola (del calabrese Sottozero Pennestrì) al carciofino violetto microscopico prodotto nelle Marche da Menchi, che lo definisce “grande come una monetina da 5 centesimi”.

Poi curiosità squisite come i formaggi di latte di pecora dei Chessa, famiglia originaria della Sardegna che nelle Marche li fa anche con caglio vegetale, o li affina in grotte di creta, o sotto la cenere di quercia, o tra le foglie di noce. Il Castelbufalo, formaggio che nel cuneese ricalca la metodologia produttiva del Castelmagno ma con latte di bufala locale (azienda Moris). La delicata ostrica Maè, allevata nella Laguna di Venezia e aiutata dalla presenza di speciali microalghe. O le pregiate alici di Fuscaldo, chicca ittica della provincia di Cosenza, in versione semplice, piccante o diliscata. Sempre dalla Calabria, le straordinarie erbe aromatiche di montagna selezionate da Donatella Zappia a Crotone (Antiche essenze mediterranee). Da tutte le regioni, pasticceri e cioccolatai di qualità.

Tra classici come lo zafferano Pura Crocus, prodotto a Montalcino, eccellenza non enologica della Val d’Orcia, e la pasta del Pastificio Massi di Senigallia (Ancona), lavorata con un metodo particolare, totalmente a basse temperature, per evitare di danneggiare anche minimamente gli ingredienti, spuntano diversi elementi di modernità, intuizioni che rendono contemporanea, come vuole il tema, l’attività dei bravi artigiani d’Italia. Come il kombucha dell’azienda Crave, che a Trieste adotta una specialità coreana (un fermentato botanico naturale, sempre più di moda negli ultimi anni) e la trasforma in un’eccellenza made in Italy e biologica. O come gli snack e i vari condimenti ricavati o arricchiti dalla lavorazione di alghe dalla Kelpeat, azienda di Savigliano (in provincia di Cuneo), che contemplano anche processi di fermentazione con aria ed elettricità (in collaborazione con la Solar Foods).

C’è tanto di nuovo anche nel settore del bere, con una curiosità lombarda, i giovani imprenditori di Strada Ferrata, che a Seregno, in Brianza, partono dalle birre e approdano alla distillazione, distinguendosi per l’uso di ingredienti del territorio e la produzione di whisky forse più vicina a Milano, definito “whisky artigianale italiano”. Ma ci sono anche i 21 ingredienti di Amaro Rubino, 25 gradi, biologico, creato in provincia di Varese, in cui entrano solo erbe prealpine, ad eccezione della liquerizia. E si fa ogni anno più folta la schiera di vitigni autoctoni in disuso che i vignaioli d’Italia ripescano e valorizzano. Tra gli altri, quest’anno compare il Francavilla, interessante vitigno bianco pugliese in via di estinzione, ripreso e vinificato dall’azienda Amalberga di Ostuni. E, oltre ai vini firmati da Paolo Porfidio, ottimo sommelier che diventa vignaiolo, ci sono anche gli spumanti prodotti in provincia di Lecco.

Da segnalare i food truck che proporranno spuntini e pasti. Gli incontri organizzati dalle regioni (il Piemonte presenta il nuovo brand Piemonte-is). La cucina che usa i fiori. Il debutto a Golosaria di Cortilia e Campagna Amica. Una importante new entry, lo spazio dell’educazione alimentare per bambini. Le varie presentazioni (tra cui quella de il Golosario Ristoranti 2026 e di altre guide) e masterclass. La premiazione della miglior trattoria (non di moda e di lusso, ma una vera trattoria). E gli showcookimg organizzati dalla Regione Lombardia, che daranno voce alla cucina di montagna, in vista delle imminenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina.