Dal Falerno al Galluccio, 14 vini per scoprire il territorio di Caserta
di Giulia ManciniLa quarta edizione di Terra di Lavoro Wines è stata l’occasione per degustare etichette che raccontano la storia nel bicchiere
Dici Caserta e pensi Reggia, ma non è solo l’imponenza artistica voluta da Carlo di Borbone che porta il nome dell’architetto Luigi Vanvitelli. “Per noi la Reggia di Caserta è il simbolo di tutto il territorio – esordisce così Cesare Avenia, presidente del Consorzio di Tutela Viticoltori Caserta – è porta di ingresso a un territorio molto ricco, in cui le aziende spesso piccole sono i migliori ambasciatori di luoghi che pochi si prenderebbero la briga di andare a visitare”. Così la residenza reale borbonica, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, delinea il suo ruolo di ambasciatore simbolico, e luogo di ospitalità, per la quarta edizione di Terra di Lavoro Wines promossa dal Consorzio e dalla Reggia di Caserta. “Il nostro è un consorzio di tutela di vini che insiste su un territorio ampelograficamente molto ricco, tanto da comprendere tre Doc e due Igt – racconta il presidente – Il nome ufficiale del Consorzio è quindi la lista di tutte queste denominazioni e l’evento annuale Terra di Lavoro Wines vuole promuovere le nostre denominazioni”. Con lo spirito pragmatico che lo contraddistingue, Avenia specifica che “Terra di Lavoro era una provincia ai tempi dei Borbone che si estendeva molto oltre Caserta, arrivando al basso Lazio e parte del Molise. Abbiamo scelto questo nome anche per ragioni storiche, ma per affezione siamo molto legati alle nostre denominazioni”.
La selezione degli assaggi
Banchi di degustazione nel monumentale Cortile I della Reggia di Caserta, divisi per denominazione, 53 aziende aderenti al Consorzio di Tutela dei Viticoltori Caserta con più di 160 etichette.
Terre di Volturno IGP
1 - Alepa Riccio bianco 2021
Dal vitigno autoctono prediletto dai Borbone, Pallagrello qui nella sua versione a bacca bianca, è il lavoro di Paola Riccio in vigna e cantina a enfatizzarne le caratteristiche organolettiche. Riempie la bocca con carattere, facendo rincorrere gli aromi di frutta e agrumi da una sapida freschezza. Vino di carattere, può essere divisivo: o si ama o si odia.
2 - Masseria Piccirillo, Prima Gioia, sboccatura luglio ‘25
Primo vino spumante da metodo classico a base di Pallagrello bianco. La combinazione dei sesti di impianto, tra pergola e Guyot per lo stesso uvaggio combina l’acidità e la dolcezza dei due metodi di coltivazione per lo stesso vitigno. In bocca la bollicina fine prolunga il piacere del sorso aromatico e armonico.
3 - Il Verro, Sheep 2022
Un’antica varietà casertana a bacca bianca, il Coda di Pecora, dà il nome a questo vino. Vinificato in acciaio passa sulle fecce fini da cui trae un intenso profilo aromatico e gustativo. In bocca si apre dinamico e ampio, ben equilibrato tra la fresca acidità e un corpo tendente alla morbidezza. Lascia una bocca pulita e appagata.
4 - Tenuta Fontana, Oro Re Bianco 2021
Una delle mille bottiglie ottenute dalle uve coltivate della vigna della Reggia di Caserta, da Pallagrello bianco. A una prima fermentazione in acciaio, segue quella in anfore di terracotta dove poi affina per sei mesi sulle fecce fini. Un passaggio che dona corpo e carattere al vino, rendendo armoniche le note fruttate e la sapidità.
Aversa Asprinio DOC
5 – Az. Agricola Francesco De Angelis, Cisavolpe 2021
Metodo ancestrale da sole uve Asprinio d’Aversa da coltivazione biologica. Netto sul palato, lascia la bocca pronta per essere bevuto di novo. Profumi e morbidezza del sorso si fondono alla bollicina persistente e non invadente. Interpretazione moderna dello storico vitigno.
6 – Salvatore Martusciello, Trentapioli 2024
Nel nome il legame con la tradizione delle scale usate in vendemmia per questo vitigno che si arrampica, maritandosi, sui pioppi. Agrumi a profusione nei profumi misti a erbe aromatiche. Sorso deciso, distintivo, impronta acida armonizzata nei ritorni fruttati. Persistente, non lascia indifferenti.
Falerno del Massico Doc
7 - Villa Matilde Avallone, Vigna Caracci
La dolcezza dei fiori di limone si mescola a lievi note balsamiche, sono i sentori minerali a dominare tra olfatto e gusto. Sorso ricco, persistente ed elegante, reso armonico da un’acidità non spiccata ma presente che si rincorre con la componente aromatiche derivante dalle terre vulcaniche.
8 - Torelle Viticoltori, Aglianico rosato
Delicato rosa luminoso, profumi eleganti di glicine, frutta rossa e pesca nettarina, misti a note minerali. Si compone in bocca con un sorso equilibrato, ben calibrato da tocchi di sapidità che vivacizzano la bevuta. Buona persistenza, un vino perfetto come aperitivo.
9 - Masseria di Sessa, Crono 2022
Spiccano al naso i sentori maturi di frutta, in particolare tropicale, che lasciano presto spazio a quelle agrumate dolci. Bella persistenza del sorso che gioca tra acidità e un corpo bel equilibrato, lasciando la bocca pronta al sorso successivo. Fresco, non freddo, esprime al meglio il suo spirito.
Galluccio Doc
10 - Porto di Mola, Petratonda 2023
Falanghina clone beneventano, raccolta manuale a ottobre inoltrato per conservare la spiccata aromaticità. Fiori di campo, erbe aromatiche, frutta bianca si mescolano a sentori sentori di crosta di pane. In bocca acidità e sapidità sono bilanciate dal corpo del vino, non esile ma non prepotente. Sorso complesso, non complicato.
11 - Villa Sorbo, Corilla 2018
Affina in botti di rovere per trenta mesi, profuma di more, mirtilli e prugne mature, con sentori balsamici che si ritrovano in bocca. Corpo strutturato e armonico, nonostante qualche spunto di tannini che guizza ancora rapido tra lingua e palato.
Roccamonfina Igp
12 - Cantine Telaro, Falanghina 2024
Già al naso le uve leggermente appassite, prima della vinificazione, si fanno sentire con delicatezza con note di pesca gialla, miele e fiori gialli. Ma è in bocca che si percepiscono nella concentrazione di aromi capaci di mantenere anche la loro acidità. Interpretazione della Falanghina particolare, capace di far parlare le uve di questa cantina.
13 - Vigneti Malaguti Anfora, Sillanico Antico 2022
Aglianico, in blend con piccole quote di altre varietà, che si riconosce nella struttura del sorso e nel colore pieno. Al naso note di ciliegia e frutti rossi, condite da pizzichi di spezie non pungenti. Armonico in bocca con struttura possente ma elegante, dominata dai tannini che non invadono la bocca, ma marcano il sorso.
14 - Masseria Felicia, Rosalice 2023
Dal breve contatto con le bucce dell’Aglianico nasce la sfumatura di questo rosato, dal tufo dei terreni le sfumature che riempiono il naso con accenni di frutta rossa e guizzi floreali. In bocca si esprime con eleganza e carattere. Fresco, sapido quel che serve, persistente e croccante in bocca.
Il territorio delle vigne
Aversa Asprinio Doc, Terre del Vulturno Igp, Galluccio Doc, Roccamonfina Igp e Falerno del Massico Doc. “Il comparto vitivinicolo rappresenta molto più di quello che è il valore in sé, dei suoi numeri – prosegue Avenia – Sappiamo tutti che il vino, soprattutto quello di qualità, è un ambasciatore del territorio”. Abbiamo chiesto al presidente di sorvolare idealmente le terre vitate che il Consorzio abbraccia, per raccontarci conformazione e caratteristiche: “Pensiamo di partire dalla stazione di Napoli Afragola, a pochissima distanza da Caserta e la sua Reggia – inizia il viaggio visto dall’alto – Dietro alle colline che sovrastano la città c’è il fiume Volturno che corre in una valle, lì su colline e valle ricade la denominazione Terre del Volturno Igp, una zona che ha molto risentito delle eruzioni vulcaniche ed è caratterizzata da vitigni autoctoni, come il Pallagrello che si beveva già a Corte. Passando sopra al Montemaggiore, ci si para davanti il vulcano spento di Roccamonfina che al suo interno ha una piccola areale costituita dal comune di Galluccio. Quindi in un unico sguardo vediamo la Igp Roccamonfina e la Doc Galluccio. Da questa altezza potremmo vedere il mare, andando verso il Massico e Sessa Aurunca, fino ad arrivare al litorale Domizio. E lì c’è la Doc Falerno del Massico, caratterizzata da un’unica interpretazione di vini bianchi con una Falanghina diversa da quella che si trova in altri territori campani, e per il rosso qui c’è nella zona sud il Primitivo, clone del nord della Puglia, mentre nella parte nord il Falerno del massico rosso si fa con l’Aglianico. E così siamo arrivati verso la costa del litorale Domizio, nella pianura che ha risentito delle eruzioni dei Campi Flegrei. Tufo e sabbia, dove affonda le radici l’Asprinio, e si è scritta la storia delle Alberate Aversane, riconosciute patrimonio immateriale dall’Unesco”.