Se è vegetale...non è burger: la Ue vieta i nomi che richiamano la carne per i prodotti plant based
di Lara De LunaIl Parlamento europeo ha approvato l’emendamento che mira a proibire l’uso di espressioni come salsiccia, bistecca o polpetta per tutto ciò che non è di origine animale. Perché il divieto diventi veramente effettivo servirà però un accordo con i singoli stati membri
Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, ha approvato l’emendamento alla revisione del regolamento Ocm (Organizzazione comune mercati), che mirava a vietare l’uso di termini come “burger”, “salsiccia”, “bistecca” o “escalope” per i prodotti vegetali. L’approvazione sovverte l’attuale impostazione proposta dalla Commissione europea, che già prevede la riserva di alcune denominazioni specifiche di carne — come “pollo”, “manzo”, “prosciutto” o “bacon” — ma non include termini generici o descrittivi. In sostanza, la normativa vieterà etichette come “burger vegetale”, “salsiccia vegana” o “steak plant-based”, a difesa di tradizioni, valori commerciali e per una corretta informazione del consumatore.
La decisione chiude un capitolo aperto mesi fa, quando la Commissione Agricoltura aveva approvato l’emendamento con 33 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astensioni. Da allora il dibattito ha spaccato partiti, associazioni e imprese, richiamando precedenti analoghi come la votazione del 2020, quando l’Europarlamento aveva bocciato una proposta quasi identica, passata alla cronaca come “veg burger ban”.
Per i sostenitori del provvedimento, il dibattito verteva su una questione di trasparenza e correttezza: i termini legati alla carne avrebbero una valenza identitaria che non può essere estesa a prodotti di natura diversa. Nel dibattito in Commissione, diverse associazioni agricole e organizzazioni di settore, tra cui Farm Europe e Eat Europe, avevano sostenuto la proposta parlando di un passo necessario per difendere la chiarezza del mercato e la reputazione del comparto zootecnico. La misura viene letta anche come parte di un più ampio tentativo di rafforzare la posizione dei produttori agricoli nella filiera alimentare europea, in un momento in cui il settore chiede maggiore riconoscimento e protezione.
Le organizzazioni che rappresentano il mondo plant-based e le associazioni vegetariane e vegane, invece, avevano da sempre espresso forte contrarietà. Rafael Pinto, portavoce dell’European Vegetarian Union, aveva ricordato che non esistono dati a sostegno dell’idea che i consumatori europei siano realmente ingannati da denominazioni come “burger vegetale” o “salsiccia vegana”, sottolineando che in tutti i Paesi dell’Unione questi termini sono ormai compresi come sinonimi di alternative senza carne. Secondo il network Plant-based Foods Europe e la European Alliance for Plant-based Food, la norma rischia di generare costi elevati per il rilabeling dei prodotti e di penalizzare l’innovazione in un comparto in forte crescita.
La questione legale resta complessa. Nell’ottobre 2024 la Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che, in assenza di una definizione legale a livello europeo, gli Stati membri non possono vietare termini consuetudinari come “steak” o “salsiccia” per prodotti vegetali, a condizione che l’etichettatura non sia ingannevole.
L’emendamento approvato in Aula si muove dunque in una direzione potenzialmente in contrasto con quella pronuncia, creando un precedente che dovrà essere armonizzato nel successivo passaggio legislativo. Rispetto alla proposta originaria della Commissione, che prevedeva di riservare 29 termini specifici ma non includeva parole di uso generico come “burger” o “sausage”, la versione votata dal Parlamento estende sensibilmente il campo d’applicazione del divieto. Diversi osservatori sottolineano che l’attuale composizione più conservatrice dell’Europarlamento, rispetto alla legislatura 2019–2024, ha inciso sull’esito del voto. Nel 2020, infatti, un emendamento analogo — l’ormai celebre Amendment 165 — era stato bocciato, mantenendo la libertà di denominazione per i prodotti vegetali.
Ora il dossier passerà ai cosiddetti “triloghi”, il tavolo negoziale tra Parlamento, Consiglio e Commissione che dovrà definire la versione finale del testo e stabilire tempi e modalità di applicazione. E poi la norma dovrà essere negoziata con i singoli stati membri. Al di là delle posizioni politiche, l’approvazione segna una svolta nella definizione delle regole di mercato per le alternative vegetali. Il Parlamento europeo sancisce così una linea di separazione netta tra ciò che proviene dal mondo animale e ciò che nasce da processi vegetali o innovativi. Una distinzione che, secondo i promotori, garantisce chiarezza e tutela le tradizioni alimentari, ma che secondo gli oppositori rischia di rallentare l’innovazione e di confondere più che chiarire.