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La Franciacorta riscopre l’Erbamat, l’antico vitigno che guarda al futuro

Grappoli di Erbamat 

Quattordici anni di studi per rilanciare la storica uva, considerata una risorsa importante per contrastare il riscaldamento climatico. Il progetto del Consorzio e le prime cuvée di Berlucchi

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È la vera novità della Franciacorta. L’enclave bresciana, che ha fatto della spumantistica il suo emblema, sta riscoprendo un vitigno dimenticato: l’Erbamat. Antica varietà locale, oggi torna al centro di un progetto di ricerca che ne sta analizzando le potenzialità in un contesto segnato da cambiamenti climatici e da nuove sfide produttive.

Caratterizzato da maturazione tardiva, elevata acidità naturale e buona resistenza alle alte temperature, l’Erbamat è stato individuato come possibile strumento per garantire freschezza e longevità ai vini, senza ricorrere unicamente alle varietà internazionali che tradizionalmente compongono i Franciacorta.

Dalla vigna: 14 anni di ricerca

La sperimentazione ha preso avvio nel 2011 grazie al Consorzio Franciacorta, con i primi sovrainnesti ottenuti da gemme prelevate in vigneti storici. Da lì si sono sviluppate due linee di ricerca: da un lato il lavoro sui cloni dell’uva coordinato dal Consorzio, dall’altro l’approccio portato avanti da Berlucchi, che ha realizzato anche uno dei rari casi di sovrainnesto diretto su piede americano.

Il Vigneto Castello di Berlucchi 

Oggi l’azienda coltiva circa 3 ettari di Erbamat, distribuiti tra Borgonato (vigneto Castello) e Passirano (vigneto Eroi), pari al 27% della superficie complessiva di questo vitigno in Franciacorta, stimata in 11 ettari. Le prove in vigna hanno mostrato che le gemme più lontane dal tronco (dette distali) producono di più rispetto a quelle vicine (prossimali).

Questa osservazione ha portato a modificare il disciplinare, riducendo la densità di impianto a 4.000 piante per ettaro, contro le 4.500 previste per le altre varietà.

In cantina: microvinificazioni e assemblaggi

Dal 2012 sono state avviate microvinificazioni sperimentali, che hanno permesso di valutare il comportamento dell’Erbamat sia come vino base sia come riserva. Nel 2014 ha preso forma la prima “cuvée perpétuelle”, un sistema di riserve pensato per esaltare le doti evolutive del vitigno e integrarle al meglio nelle basi spumante.

Negli anni successivi sono stati realizzati assemblaggi progressivi, con percentuali crescenti di Erbamat, fino all’attuale sistema tripartito introdotto dal 2024: un terzo vino base dell’annata, un terzo cuvée perpétuelle e un terzo assemblaggio dell’anno precedente non ancora spumantizzato. L’obiettivo è ottenere un equilibrio tra immediatezza, profondità e struttura, aprendo nuove possibilità di utilizzo del vitigno anche all’interno dei Franciacorta destinati all’affinamento più lungo.

A partire da questi studi, nei giorni scorsi Berlucchi ha organizzato una verticale, guidata da Arturo Ziliani, amministratore delegato e direttore tecnico dell’azienda, con l’enologo Ferdinando Dell’Aquila, l’agronomo Diego Cortinovis, e insieme al master of wine Gabriele Gorelli, per provare le prime cuvée in purezza: un’occasione per approfondire e scoprire l’uva come risorsa preziosa nella sfida al cambiamento climatico.

Un’eredità che guarda avanti

“Avviare questo progetto significa valorizzare il territorio, svilupparne le potenzialità vitivinicole e tutelarne il futuro – spiega Arturo Ziliani – Forte di oltre 60 anni di esperienza, la nostra azienda ha scelto di investire in ricerca e sperimentazione con l’obiettivo di generare ricadute positive per l’intera denominazione. L’iniziativa, nata nel 2011 insieme al Consorzio Franciacorta, si inserisce in un percorso corale di studio e innovazione, a cui Berlucchi contribuisce anche attraverso il proprio ruolo nel comitato tecnico”.

Da sx, Ferdinando Dell'Aquila, Francesco Ziliani, Arturo Ziliani e Diego Cortinvis di Berlucchi 

Berlucchi rappresenta il cuore della storia della Franciacorta. Una storia iniziata nel 1955, a Palazzo Lana, centro nevralgico della produzione della cantina, dall’incontro tra due giovani visionari: Guido Berlucchi, già produttore di vino, e l’enologo Franco Ziliani, entrambi deisderosi di produrre un grande metodo classico italiano in provincia di Brescia. Con la vendemmia del 1961 - e le prime 3.000 bottiglie prodotte - nasce ufficialmente il Franciacorta.

Quel vino, amato in Italia e nel mondo, che oggi guarda al futuro anche attraverso il recupero dell’Erbamat. Non solo un modo per rispolverare una memoria storica, ma un’opportunità concreta per rafforzare l’identità territoriale e al tempo stesso rispondere alle sollecitazioni del riscaldamento climatico. La ricerca, oggi in pieno sviluppo, si inserisce in un percorso collettivo che coinvolge il Consorzio e diverse cantine del territorio, e che potrebbe aprire una nuova stagione per le bollicine della Franciacorta.