Etna Doc: bianchi, bollicine e nuovi mercati le sfide del futuro
Francesco SeminaraIl direttore del Consorzio Maurizio Lunetta: “Contro la crisi prudenza nei nuovi impianti, spinta sull’export e valorizzazione del Carricante negli spumanti”
L’Etna continua a imporsi come laboratorio del vino italiano, un territorio che nonostante le difficoltà generali del comparto mostra numeri e dinamiche di grande vitalità. A dirlo è Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Etna Doc, che a conclusione degli Etna Days ha fatto il punto per “Il Gusto”, su un percorso in costante trasformazione. “Essendo una piccola denominazione che si rivolge a un target medio-alto, non abbiamo subito il calo di vendite che si registra altrove. Abbiamo scelto la strada della prudenza, limitando la crescita della superficie già nel 2021, per preservare quantità e qualità. È una strategia di lungo periodo, non una risposta contingente”.
Tanti giovani
Il 2023 ha segnato una vendemmia tra le più difficili della storia recente, fra peronospera e caldo tropicale, con un -42% di uve, ma il 2024 ha riportato ossigeno con un rimbalzo del +69,7% e oltre 58 mila ettolitri di vino rivendicabile. “Siamo arrivati a quasi 6 milioni di bottiglie prodotte nel 2024. Il 2025 sarà fantastico, in linea con una qualità che si preannuncia eccellente grazie a un’annata regolare e alle escursioni termiche che danno complessità aromatica”. Una crescita strutturale che in dieci anni ha visto i viticoltori passare da 203 a 474, con la superficie rivendicata più che raddoppiata, arrivata oltre i 1300 ettari. Numeri che raccontano di un fermento costante e di un tessuto produttivo sempre più diffuso. “Inizialmente sembrava una corsa all’oro, oggi c’è un grande equilibrio. Registriamo l’ingresso di tanti giovani e tante donne, la ricchezza di un territorio è anche questa. Il vino è fatto da persone diverse, ed è giusto che esprima interpretazioni diverse”.
Carricante, un potenziale da valorizzare
A fianco della diversità anagrafica e imprenditoriale si muovono anche le scelte stilistiche. “L’Etna si è fatto conoscere con il rosso, ma oggi il bianco cresce a ritmi doppi. Il Carricante ha potenzialità enormi, potrebbe diventare uno dei grandi bianchi italiani, perché ha ancora tanto da dire e da dare”. La sfida dei bianchi si accompagna a quella delle bollicine: “Stiamo diventando bravi a fare spumanti di alta qualità, perché il nostro clima continentale ci regala acidità e freschezza uniche. Abbiamo già inserito il Carricante nel disciplinare, ma le modifiche entreranno in vigore dal 2026. Sarà possibile avere spumanti Etna Doc non solo da Nerello Mascalese ma anche da Carricante, offrendo nuove possibilità al consumatore”. Lo sguardo si allarga ai mercati, dove gli Stati Uniti restano la destinazione principale, con circa un milione di bottiglie l’anno. Seguono Germania, Svizzera e Gran Bretagna, mentre cresce l’interesse dei Paesi del Nord, attratti in particolare dai bianchi. “Stiamo crescendo nei mercati del Nord Europa e abbiamo avviato un progetto comune con l’Alto Adige verso Svizzera e Gran Bretagna. In Asia e Sud America la presenza è ancora marginale, ma l’azzeramento dei dazi in Brasile potrebbe essere un grimaldello efficace. Dobbiamo crescere in maniera prudente, assecondando il mercato, evitando gli errori di altri territori che hanno allargato troppo e oggi si trovano con eccedenze difficili da gestire”.
Obiettivo enoturismo
Accanto ai mercati, il Consorzio guarda con attenzione all’enoturismo, sempre più decisivo per il futuro. “Siamo fortissimi in questo segmento e lo saremo sempre di più. Stiamo realizzando una mappa digitale delle cantine Etna Doc e dei servizi che offrono e in cantiere c’è anche un app. È un tassello importante, perché oggi anche le piccole aziende riescono a vendere grazie all’accoglienza. Abbiamo già raccolto ottanta realtà e l’obiettivo è renderla una piattaforma in continuo aggiornamento”. L’ospitalità diventa così parte integrante della strategia di sviluppo, legata alla capacità di raccontare un territorio e di trasmetterne la varietà. Per Lunetta questa varietà è una risorsa da coltivare con cura: “C’è fermento, e questo è ciò che mi piace dell’Etna. Ogni anno porta nuove interpretazioni, nuove storie, nuove sfide. Pantarei, tutto scorre, e il nostro compito è mantenere saldi i parametri qualitativi della denominazione, sapendo che il vino è vita e movimento”. Le sue parole restituiscono l’immagine di un vulcano in piena attività, non solo geologica ma culturale, economica e produttiva, in cui l’equilibrio tra prudenza e slancio diventa la chiave per costruire il futuro.