L’Eden sommerso: le alghe e il futuro dell’alimentazione
di Giulia CimpanelliStoricamente snobbate dalla cultura gastronomica occidentale, vengono ora sempre più riscoperte dagli chef. Per il loro sapore, ma anche per le caratteristiche nutrizionali
Prima di ogni cosa, prima della terraferma, prima degli animali e delle piante, c’erano le alghe. In quell’oceano primordiale, milioni di anni fa, questi organismi semplici ma straordinari hanno dato il via alla vita come la conosciamo. Hanno prodotto l’ossigeno che ha reso respirabile l’atmosfera, hanno creato le basi della catena alimentare, e hanno plasmato l’ambiente in cui l’evoluzione ha potuto fiorire. “Le alghe sono l’inizio di tutto e potrebbero essere anche il nostro futuro”, scrivono Giovanni Scapagnini, medico e neuroscienziato e docente di Nutrizione clinica e Francesco Cinelli, professore di Ecologia marina all'Università di Pisa. nel loro libro L'Eden sommerso. Viaggio nella scienza delle alghe: alimentazione, longevità e sostenibilità.
Le alghe producono oltre il 50% dell’ossigeno atmosferico e svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del carbonio. La storia delle alghe è antica quanto l’uomo. Nell’epopea di Gilgamesh, il primo romanzo dell’umanità, l’eroe cerca un’alga capace di restituire la giovinezza. E durante la Grande Carestia in Irlanda, nel XIX secolo, la popolazione sopravvisse anche grazie alle alghe raccolte sulle coste. Nel cuore del Longevity Festival promosso dal Consorzio Costa Smeralda in partnership con Smerada Holding, la tavola rotonda tra Scapagnini e Cinelli ha acceso i riflettori su un mondo ancora poco esplorato ma ricco di promesse. I due studiosi hanno tracciato un affresco sorprendente delle proprietà nutrizionali, ambientali e persino estetiche di questi organismi marini, che da millenni accompagnano l’umanità e oggi si candidano a diventare protagonisti della dieta del futuro.
Spesso relegate a un ruolo marginale nella cucina occidentale, le alghe sono in realtà una fonte nutrizionale completa. Contengono tutti i macronutrienti essenziali: proteine di alta qualità, carboidrati complessi e grassi buoni, in particolare gli omega-3 a catena lunga (Epa e Dha), fondamentali per la salute cardiovascolare e cerebrale. “Le alghe hanno tutti i grassi essenziali, proteine e carboidrati che servono. Da un punto di vista nutrizionale sono complete”, ha sottolineato Scapagnini. In alcune culture, come quella giapponese, il loro consumo è parte integrante della tradizione. A Okinawa, isola nota per la longevità dei suoi abitanti, una delle “Blu zones” globali, le alghe rappresentano oltre il 20% della dieta quotidiana. Un dato che non sorprende, considerando il loro contenuto di vitamine (A, B, C, E), minerali (ferro, calcio, magnesio) e fibre.
Le alghe non si limitano alla tavola. Sono già presenti in molti prodotti di uso quotidiano, spesso senza che ce ne accorgiamo. Gli alginati, derivati dalle alghe brune, sono utilizzati come addensanti in gelati, salse e cosmetici. Le carragenine, estratte dalle alghe rosse, sono impiegate nell’industria alimentare e farmaceutica. “Gran parte dei concimi contiene alghe, e nei mangimi animali si usano molte macroalghe che supportano la salute degli animali”, ha spiegato Cinelli.
Tra i principi attivi più promettenti contenuti nelle alghe spicca l’astaxantina, un carotenoide rosso presente in alcune microalghe e responsabile del colore del salmone selvaggio. È considerato uno degli antiossidanti più potenti al mondo, con effetti documentati sulla salute cardiovascolare, sulla pelle e persino sul cervello. “L’astaxantina stimola la nascita di nuovi neuroni e la rigenerazione cerebrale. Per ora è stato dimostrato sui topi” ha raccontato Scapagnini.Inoltre, ha mostrato efficacia nel ridurre le LDL ossidate, un fattore di rischio per l’aterosclerosi. E tutto questo con dosi alimentari contenute, senza bisogno di concentrazioni farmacologiche.
Dal punto di vista gastronomico, le alghe offrono una sorprendente varietà di sapori, consistenze e profumi, che le rendono versatili in cucina e capaci di dialogare con tradizioni culinarie molto diverse. Le alghe verdi, come la lattuga di mare (Ulva), hanno un gusto delicato e vegetale, simile agli spinaci lessati. Le alghe brune, come il kombu e il wakame, sono più ricche di umami e spesso utilizzate per insaporire brodi e zuppe, grazie alla loro capacità di esaltare il sapore senza aggiungere sale. Le alghe rosse, come la dulse e la nori, presentano note aromatiche più complesse: la dulse, ad esempio, ha un retrogusto che ricorda il peperoncino e il bacon, mentre la nori, protagonista dei sushi, ha un sapore tostato e marino. Alcune varietà, come la Palmaria palmata, possono essere consumate crude, fritte o essiccate, e sono apprezzate anche come snack.
“Nelle alghe rosse si trovano sapori che ricordano il peperoncino, mentre le verdi hanno un gusto semplice e fresco”, ha spiegato Cinelli. Il libro sottolinea anche come la percezione del gusto delle alghe sia influenzata dalla lavorazione: l’essiccazione intensifica le note saline e marine, mentre la tostatura libera aromi affumicati. In Giappone, Corea e Cina, le alghe sono protagoniste di piatti tradizionali, ma anche in Europa stanno conquistando chef e ristoratori per la loro capacità di aggiungere profondità e mineralità ai piatti. Inoltre, alcune alghe contengono composti aromatici naturali che stimolano il palato in modo simile agli esaltatori di sapidità, ma con benefici nutrizionali. Il libro cita anche esperimenti culinari con alghe fermentate, che sviluppano profili gustativi simili a quelli del formaggio stagionato o della salsa di soia.
Come ogni alimento, anche le alghe hanno controindicazioni. Alcune specie contengono elevate quantità di iodio e cloruro di sodio, che possono essere problematiche per chi soffre di ipertiroidismo o ipertensione. Inoltre, se raccolte in mari inquinati, possono accumulare sostanze tossiche come arsenico. Per questo è fondamentale controllare la provenienza e preferire alghe coltivate in ambienti certificati. Insomma, le alghe sono un vero e proprio patrimonio sommerso, che attende di essere riscoperto. Come ha detto Scapagnini: “Spesso ragioniamo in termini di dose-effetto, ma l’introduzione alimentare delle alghe ha impatto anche con quantità contenute”. In un mondo che cerca soluzioni sostenibili, nutrienti e accessibili, le alghe potrebbero essere la chiave per una nuova longevità. Non solo per il corpo, ma per il pianeta intero.