Dal ristorante con Nobu al design dei piatti, il rapporto di Giorgio Armani con la cucina
di Giulia ManciniIl grande stilista aveva portato lo chef giapponese a Milano nel 2002. Pochi giorni fa l’acquisto della Capannina di Forte dei Marmi, icona del divertimento e della ristorazione degli anni Sessanta
Una vita spesa alla ricerca del sottile equilibrio tra moda, lusso e discrezione, Giorgio Armani più di chiunque altro ha portato la moda italiana nel mondo. E nel farlo ha portato anche bocconi di mondo nel nostro paese: a lui si deve per esempio l’intuizione di aprire il ristorante Nobu a Milano. L'ultimo sogno realizzato quello di acquistare, per ridare vita, “La Capannina di Franceschi” di Forte dei Marmi dove negli anni Sessanta conobbe il suo amico e poi socio Sergio Galeotti, con un ultimo, gesto romantico, con il progetto di far rinascere, anche come ristorante di qualità, un luogo simbolo del divertimento versiliese.
Giorgio Armani è difficile da raccontare come tutte le cose semplici, come le sue linee, laddove si nascondono mille insidie. Ogni punto (di ago e filo, come di scrittura) sarebbe di troppo, ogni virgola nella frase come un’asola che se non ha funzione allora meglio non ci sia. Giacca doppiopetto asimmetrica, una camicia in chiffon di seta, il pantalone in georgette. E lui che ha saputo dare alle donne un nuovo modo di vestire era solito, più che mai, alla semplicità: girocollo blu e t-shirt. La dimostrazione che la vera eleganza non è ostentazione.
Era il 2002, gli albori del nuovo millennio, quando Milano vide approdare all’ombra della Madonnina un nuovo ristorante giapponese. Nuovo solo per l’Italia. Lo chef Nobuyuki Matsuhisa, da cui poi il nome Nobu, aveva viaggiato dal Giappone al Perù, prima di arrivare in California. Nel resto del mondo era già una star della cucina, tanto che nel suo ristorante di Beverly Hills tra i clienti abituali c’era anche Robert De Niro. Fu proprio lui a proporgli New York per una nuova apertura, ma l’impegno e la meticolosità dello chef non potevano ancora sdoppiarsi. Ci sarebbe voluto qualche anno, così poi nel 1994 Nobu apriva le porte della sua cucina nella Grande Mela.
Pochi anni dopo, nel 2002, fu la volta di Milano e al fianco dello chef Giorgio Armani come partner. “Ho conosciuto Chef Nobu Matsuhisa molti anni fa a New York – si leggono sul sito del ristorante queste parole dello stilista - Quando ho progettato il concept store di Armani/Manzoni 31 a Milano, gli ho proposto di aprire un ristorante insieme perché lo considero un autentico fenomeno dell’arte culinaria giapponese. Lui ha la rara abilità di fondere le tradizioni gastronomiche del Giappone con quelle del Sudamerica in modo del tutto singolare, in un costante gioco di complementarietà di sapori, consistenze e cromie. Il risultato è una cucina inimitabile che è e sarà sempre e solo di Nobu”.
Il minimalismo dello stilista non si è fermato solo all’abbigliamento, il suo ingegno non vedeva confini ma solo orli da sistemare, come quelli nelle vetrine della Rinascente che assisterono ai suoi primissimi passi nel mondo della moda. Nel Gruppo Armani converge anche il design per la casa, in particolare gli arredi per la cucina e i complementi per la tavola in cui si riflettono il nitore, la pulizia e la sobrietà delle linee che solo a guardarle si riconoscono come Armani.