In tv

L’epopea di una birra leggendaria: la storia della Guinness sbarca su Netflix

L’epopea di una birra leggendaria: la storia della Guinness sbarca su Netflix

Ideata dal creatore di Peaky Blinders, Steven Knight, la miniserie in arrivo sulla piattaforma di streaming ripercorre le vicende della famiglia che ha reso celebre la nera bevanda irlandese

2 minuti di lettura

Un sorso di birra, una boccata di storia. Debutterà il 25 settembre su Netflix la nuova serie House of Guinness, ideata dal creatore di Peaky Blinders Steven Knight. Nella miniserie in costume, ambientata tra Dublino e New York nel XIX secolo, si ripercorre la storia della famiglia che ha reso celebre la birra black gold, a partire dalla morte di Sir Benjamin Guinness. “La dinastia Guinness è conosciuta in tutto il mondo. Ricchezza, povertà, potere e tragedia si intrecciano per creare un tessuto narrativo da cui attingere – aveva dichiarato Knight quando venne annunciata la lavorazione della serie a breve disponibile sulla piattaforma – Sono sempre stato affascinato dalle loro storie e sono entusiasta di dare vita a questi personaggi per mostrarli al mondo intero”.

Un ambizioso dramma in costume riformula le fumose atmosfere che hanno visto gli intrighi di famiglia, ombre, drammi e gli affari diventare leggenda insieme alla produzione stessa della birra. Un cast di rilievo dà il volto ai personaggi, Anthony Boyle nei panni di Arthur, Louis Partridge veste Edaward, mentre Jack Glesson, noto per aver impersonato Joffey ne Il Trono di Spade, dà il volto a Byron Hedges.

Basata sulle vicende che hanno segnato la dinastia della birra irlandese dopo la morte nel 1868 del magnate Sir Benjamin che aveva reso famosa la birra che portava, e porta ancora, nel nome il cognome della famiglia. Un’epopea iniziata ben prima del momento che apre la prima puntata. A metà del XVIII secolo, l’avo Arthur (nome che si ripropone in famiglia) aveva avviato nel 1756 la sua produzione di birra a Leixlip prima di trasferirsi tre anni dopo a Dublino. La sua attività brassicola si basava sul processo ideato cinquanta anni prima di tostatura stout, da cui il caratteristico colore scuro e le intense note aromatiche che identificano ancora oggi la birra Giunness.

In pochi anni gli affari avevano ingranato, così Arthur decise di spostarsi in città e rilevare uno stabile in pieno centro, a St. James’ Gate, in tale stato di abbandono da spuntare un vantaggiosissimo contratto. Alla sua morte nel 1803 l’attività passo nelle mani di uno dei suoi dieci figli, Arthur II che ne stabilizzò produzione e successo commerciale. Ad affiancarlo il figlio Benjamin che nel 1839 prese il controllo dell’azienda di famiglia e alla morte del padre divenne l’uomo più ricco d’Irlanda. Politico e filantropo, Benjamin Giunness finanziò il restauro della cattedrale di San Patrizio, il patrono d’Irlanda, e in tutta la sua vita non cessò di impegnarsi per la comunità cittadina. Il giorno in cui venne a mancare, il 19 maggio 1868, a piangerlo c’erano i quattro figli che avrebbero aperto il testamento.

Nelle ultime disposizioni paterne i figli venivano legati l’un l’altro nella collaborazione per portare avanti il birrificio. “Non voglio rivelare troppo – dichiara lo sceneggiatore Knight sul sito di Netflix – La decisione di affidare loro congiuntamente il destino del marchio è una delle chiavi drammatiche della storia”. Un’eredità importante, sia per ricchezza che per impegno richiesto, travolse i quattro fratelli già adulti e la serie "House of Giunness” ne ripercorre le vicende umane, sociali e aziendali intessendo la trama tra bolle e schiuma della birra dei primati, la Giunness.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto