Il caso

Pranzi vietati in spiaggia, ecco come difendersi

Foto d'archivio
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Il nuovo episodio di Castel Volturno è soltanto la punta di un iceberg: ogni anno si ripetono divieti e limitazioni che, però, rappresentano un abuso

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Una famiglia costretta a buttare la pasta fredda portata da casa: è successo in uno stabilimento di Castel Volturno, in provincia di Caserta. Un episodio che ha scatenato indignazione e interrogativi. Ma i gestori possono davvero vietare di mangiare in spiaggia cibo portato da casa?

Nei giorni scorsi, una famiglia che aveva regolarmente pagato l’ingresso – comprensivo di ombrellone e lettini – in uno stabilimento balneare di Castel Volturno è stata fermata dal personale e invitata a gettare nella spazzatura il pranzo al sacco: un’insalata di pasta preparata in casa. Secondo i titolari, il consumo di cibi cucinati sarebbe stato vietato “sotto l’ombrellone” per ragioni di igiene e tutela dell’arenile, ammettendo soltanto panini e snack confezionati. La vicenda, denunciata dalla famiglia e ripresa da diverse testate, è arrivata fino in Parlamento grazie all’intervento del deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli. Quest’ultimo ha ricordato che non esiste alcuna norma che vieti ai bagnanti di portare e consumare cibo da casa, definendo l’episodio un abuso della concessione demaniale. “Lo Stato affida in gestione temporanea un bene pubblico per offrire servizi, non per limitare diritti fondamentali” – ha dichiarato Borrelli – invocando norme più chiare, trasparenza e controlli rigorosi.

I precedenti

Non è la prima volta che episodi simili accendono le cronache estive. Nel 2024, a Gallipoli, in uno stabilimento pugliese a una madre fu inizialmente vietato l’accesso perché portava una borsa frigo con alimenti senza glutine per la figlia celiaca. Solo dopo aver spiegato la necessità medica, le venne consentito l’ingresso. Federconsumatori, intervenuta sul caso, ricordò che l’Ordinanza Balneare 2024 della Regione Puglia consente di portare e consumare cibo sulle spiagge e nelle aree demaniali, vietando ai gestori di ispezionare borse e zaini.

Un anno prima, nel pieno del caro-vacanze, la Puglia fece discutere per il tentativo di alcuni lidi di vietare pranzi casalinghi per spingere i clienti verso chioschi e punti ristoro interni. La giustificazione addotta? Borse frigo eccessivamente ingombranti per le spiagge. Alcuni gestori, come il Lido Calarena a Mola, imposero limiti ai frigoriferi rigidi, tollerando solo cibo porzionato e piccole borse termiche.

Ancora più indietro, nel 2022, Bacoli balzò agli onori della cronaca per un caso estremo: in alcuni stabilimenti dell’area flegrea i bagnanti venivano perquisiti all’ingresso per impedire l’accesso a bottiglie d’acqua e panini. Le proteste spinsero il sindaco Josi Gerardo Della Ragione a intervenire duramente, inviando lettere di diffida ai lidi coinvolti e ricordando che i concessionari non sono padroni delle spiagge, ma gestori di beni pubblici.

Leggi e ordinanze

L’Ordinanza Balneare 2024 della Regione Puglia stabilisce chiaramente che i bagnanti possono introdurre e consumare alimenti e bevande propri sulle spiagge e nelle aree demaniali, purché in contenitori adeguati. Più in generale, la normativa nazionale – art. 822 del Codice Civile e art. 1, comma 251, della legge finanziaria 2006 – conferma che le spiagge sono beni demaniali e i concessionari non hanno il diritto di vietare il consumo di cibo portato da casa, né di effettuare controlli sulle borse. Le uniche limitazioni ammissibili riguardano il decoro, la sicurezza e il rispetto dell’ambiente, come il divieto di vetro o oggetti pericolosi.

Per difendersi da eventuali abusi, i bagnanti possono segnalare subito l’accaduto alla Polizia Municipale o alla Guardia Costiera, documentare il divieto con foto o video e contattare associazioni dei consumatori come Federconsumatori o UDìCon, in grado di fornire supporto legale e mediatico.

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