Il caso

L’Asti Docg corre ai ripari: meno bottiglie prodotte contro la crisi e i dazi americani

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Il colosso delle bollicine piemontesi ha deciso di abbassare le rese per il raccolto 2025. Il presidente del Consorzio, Stefano Ricagno: “Vogliamo preservare l’equilibrio tra domanda e offerta e rafforzare la stabilità sui mercati”

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Abbassamento delle rese – e quindi della produzione - in vista della vendemmia 2025 (che inizierà a fine agosto), per contrastare il mercato incerto e la spada di Damocle dei dazi americani. L’Asti Docg corre ai ripari e annuncia la decisione di produrre meno bottiglie, presa il 6 agosto sera, in larga maggioranza, dall’assemblea dei soci del Consorzio su proposta del consiglio d’amministrazione. La riduzione delle rese, stabilita per il raccolto 2025, passa così da 100 a 90 quintali per ettaro di cui 5 destinati allo stoccaggio. In sintesi, per l’anno in corso il colosso delle bollicine made in Piemonte produrrà meno vino, visto il contesto internazionale di incertezza sia per i mercati, impigliati nella rete delle barriere commerciali Usa, sia per i consumi in frenata.

Va considerato che nel 2024, il Consorzio Asti Docg ha registrato una produzione di oltre 90 milioni di bottiglie per l'intera denominazione, per il 90% esportate. E del Moscato d'Asti lo scorso anno ne sono state prodotte 33 milioni. In questo panorama, gli Usa incidono per il 60% sul totale export: si tratta della quota più alta tra le denominazioni italiane.

“Il contesto internazionale, sempre più instabile e aggravato dai dazi imposti dall’amministrazione Trump, ci impone un’attenta gestione dell’offerta. L’obiettivo è armonizzare il potenziale produttivo, controllare i volumi e garantire una crescita equilibrata della nostra denominazione – commenta il presidente del Consorzio Asti Docg Stefano Ricagno - Con queste scelte di contenimento vogliamo preservare l’equilibrio tra domanda e offerta e rafforzare la stabilità sui mercati”.

Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg
Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg 

Dei 90 quintali per ettaro di Asti Spumante e Moscato d’Asti, stabiliti come resa massima, 5 saranno riservati allo stoccaggio fino al 31 marzo 2026. Sarà consentito, eventualmente all’occorrenza, di superare la soglia fino a 18 quintali per ettaro, rivendicabili come mosto bianco aromatico da uve Moscato. Gli ulteriori esuberi (fino a 12 quintali per ettaro) dovranno essere destinati a produzioni diverse dal vino. Sul fronte dello stoccaggio le aziende potranno riclassificare in autonomia i prodotti detenuti come mosto bianco aromatico o vino bianco. Al termine del periodo, il consiglio di amministrazione del consorzio valuterà – in base all’andamento del mercato – se svincolare, anche parzialmente, i volumi destinati all’Asti Docg oppure prolungare ulteriormente la durata della misura.

La crisi, del resto, si fa già sentire nei numeri: nel primo semestre di quest’anno il saldo dei contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato si è fermato 45,6 milioni di pezzi (-8,2%) contro i 49,7 milioni del pari periodo dello scorso anno.

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