Mentre il mondo del vino è col fiato sospeso in attesa di sapere la sentenza definitiva sui dazi americani, con il presidente Donald Trump che minaccia tariffe al 35% se l’Unione europea non manterrà le promesse ("L'Ue ci ha assicurato 600 miliardi di dollari per farci quello che vogliamo", ha detto il tycoon in un’intervista alla Cnbc il 5 agosto), le denominazioni del vino si danno da fare per stringere relazioni con i Paesi emergenti nel panorama nei mercati, in modo da investire nel futuro in piazze alternative o comunque aggiuntive rispetto agli Usa.
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Il Chianti cresce a Cancun
Si sta muovendo in questa direzione il Consorzio del Chianti, una delle denominazioni più popolari fra i consumatori americani, che punta sul Messico come mercato emergente. Da tener presente che gli Usa valgono quasi un quarto dell’export del Chianti, ma il Messico – attualmente al 4-5% circa, sta crescendo molto. Motivo per cui il grande consorzio toscano ci sta investendo. Il 5 agosto l’ambasciatore messicano in Italia, Carlos Eugenio García de Alba, ha ricevuto nella sede diplomatica messicana a Roma il direttore del Consorzio Vino Chianti docg, Saverio Galli Torrini. Al centro del colloquio, le prospettive di collaborazione e promozione del Vino Chianti in quello che si presenta come uno dei Paesi più dinamici dell’America Latina.
“Il Messico rappresenta per il Chianti un mercato giovane, ma in forte crescita, ricettivo verso i prodotti di qualità e capace di apprezzare la cultura che il nostro Vino porta con sé - ha detto Galli Torrini – Non esistono dati certi sull’export specifico del Chianti in Messico, perché a livello doganale non esiste un codice che distingua il Chianti dagli altri vini Dop italiani. Tuttavia, sulla base delle nostre stime, considerando che gli Stati Uniti valgono circa il 20-25% dell’export complessivo del Chianti e che l’area latinoamericana nel suo complesso incide intorno al 10%, possiamo stimare che il Messico rappresenti un valore pari al 4-5% dell’export totale. È una valutazione indicativa, non ufficiale, ma coerente con l’andamento storico dei flussi commerciali nella regione”. Da qui la collaborazione sempre più stretta con il Paese dei Maya.
"Con l’ambasciatore García de Alba abbiamo condiviso la volontà di proseguire e potenziare la collaborazione – ha aggiunto Galli Torrini – sia sul piano commerciale sia su quello culturale, favorendo iniziative di promozione e formazione rivolte agli operatori e ai consumatori messicani”.
Il valore della formazione
I rapporti tra il Consorzio Vino Chianti e il Messico sono ormai consolidati: già negli ultimi anni il Paese ha ospitato numerose iniziative firmate Chianti, tra cui la Chianti Academy Latam a Monterrey e, più recentemente, le sessioni di Puerto Vallarta e Cancun che si sono svolte nei giorni scorsi, con numerosi professionisti del settore coinvolti in un percorso di formazione avanzata sulla denominazione. Un progetto che, fin dal 2014, ha fatto tappa a Cancun, Città del Messico e altre località, contribuendo a creare una solida rete di conoscenza e apprezzamento del vino toscano. “Investire in formazione e costruire relazioni solide con i mercati emergenti è una strategia che paga nel tempo – ha aggiunto Galli Torrini – perché non si tratta solo di esportare un prodotto, ma di portare nel mondo la storia, la qualità e l’identità del nostro territorio”.
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Messico terra promessa per il vino italiano
Il Messico del resto rappresenta un mercato con un potenziale interessante per il vino italiano, monitorato dalle nostre cantine già da diversi anni. Basti dire che nel triennio 2019-2021 le esportazioni italiane sono cresciute di quasi il 20% in volume e del 16% in valore. Un trend positivo proseguito anche negli anni successivi. Nel 2024 l’export si è attestato su 55,2 milioni di euro, il 9% in più rispetto al 2023 e +51% in più rispetto a 5 anni prima (2019), come emerge dai dati di Unione italiana vini. Una piazza promettente dove il Chianti ha un ruolo importante che il consorzio intende consolidare.