Madonna? "Quando lavora è super concentrata. Non c'è spazio per distrazioni". Avril Lavigne? "Ha fatto carriera da giovanissima, sono passati già venti anni!". Curtis Frasca racconta così alcuni dei nomi che hanno segnato la sua carriera musicale. Una vita sdoppiata: da una parte il produttore discografico e autore che negli Stati Uniti ha lavorato con artisti internazionali come Madonna, Avril Lavigne e De La Soul; dall'altra il vignaiolo che oggi divide il proprio tempo tra New York e il Monferrato, terra di cui si è innamorato dieci anni fa e dove ha fondato una cantina che porta il suo nome insieme all'amico e socio Matteo Gerbi.
"La musica è stata la mia vita fin da quando ero molto giovane", racconta. "Ho lasciato la scuola a sedici anni per fare musica e per oltre vent'anni ho prodotto, scritto canzoni e lavorato con molti artisti".
Negli anni Novanta si trova nel cuore dell'industria musicale americana. Lavora con Madonna nel periodo di maggiore popolarità della popstar. "Era l'epoca di Vogue. È stato molto divertente. Madonna è una persona incredibile. Molto professionale, determinata e ovviamente molto talentuosa. Ho imparato tantissimo osservando il suo modo di lavorare. Era sempre focalizzata sull'obiettivo".
Tra gli artisti che ricorda con affetto c'è anche Avril Lavigne. "È incredibile pensare che il suo primo album abbia più di vent'anni. Il tempo passa davvero velocemente".
Oggi Frasca non produce più musica. "A un certo punto ho deciso di fermarmi. Ho detto basta". Non ha però lasciato del tutto il settore: negli Stati Uniti acquista e gestisce etichette discografiche storiche. "Sono ancora nel business della musica, ma dalla parte imprenditoriale".
La svolta arriva attraverso una passione apparentemente distante dalle sale di registrazione: la cucina.
"Ho scoperto il Piemonte attraverso il cibo. Vivevo a New York e non ero mai stato qui, ma mi sono innamorato della cucina piemontese. Ho iniziato a cucinare, a imparare i piatti tradizionali, i tajarin. Poi è arrivato il vino e mi sono innamorato di tutto il resto".
Quando smette di fare il produttore a tempo pieno, la cucina diventa una nuova forma di espressione.
"Creare musica, creare arte, creare cibo: per me era la stessa cosa. Avevo figli piccoli e volevo stare più a casa. Così ogni sera cucinavo con mia moglie e per la mia famiglia. Era un modo per condividere la mia passione ma anche per continuare a essere creativo".
La differenza rispetto alla musica era immediata. "Quando scrivi una canzone devi aspettare mesi prima che qualcuno la ascolti. Con il cibo il risultato è immediato".
Da lì al vino il passo è breve. E il vino che gli cambia la vita è la Barbera.
"La Barbera è stata uno dei primi vini di cui mi sono innamorato. Mi è rimasta nel cuore. Così ho iniziato a esplorare Nizza Monferrato e il territorio".
Nel 2016 arriva per la prima volta in Piemonte.
"Ricordo benissimo quel viaggio. Era febbraio e c'era una nebbia incredibile. Non si vedeva nulla. Guidavamo e continuavo a dire alla mia famiglia: fidatevi, è bellissimo. Non riuscivano a vedere niente, ma hanno percepito la stessa sensazione che avevo avuto io".
Dopo quella visita porta moglie e figli a scoprire il Monferrato.
"Ho detto loro: amo questo posto, amo il vino, amo il cibo, voglio fare qualcosa qui. Avevo bisogno che anche loro se ne innamorassero".
La scintilla definitiva scatta con l'incontro con Matteo Gerbi.
"È stato uno di quei momenti in cui incontri una persona e capisci immediatamente che avete la stessa visione. È sembrato destino. Abbiamo iniziato a cercare vigneti e a parlare di quello che volevamo fare con la Barbera. Matteo è di Asti e ha sempre desiderato costruire qualcosa qui".
Da quel momento nasce il progetto che oggi li vede lavorare fianco a fianco.
Il legame tra vino e musica, però, non si è mai spezzato.
"Quando assaggio un vino penso alla musica. L'acidità e la freschezza sono come le frequenze alte. Il corpo del vino è il basso, la parte più profonda della composizione. Quando io e Matteo degustiamo, spesso descrivo il vino usando termini musicali".
Anche il lavoro in cantina segue la stessa logica creativa. "Dalle etichette allo stile dei vini, tutto nasce da un processo creativo. È una delle esperienze più gratificanti della mia vita".
E se la Barbera fosse una canzone?
"È una domanda difficile. Direi che è una canzone popolare, nel senso più bello del termine. È universale, piace a tante persone diverse. A volte però mi fa pensare anche alla musica classica, per la sua forza e la sua profondità".
Oggi Frasca divide il suo tempo tra gli Stati Uniti e il Monferrato, con una presenza sempre più stabile in Italia.
"Abbiamo una casa qui e credo che questo diventerà il mio posto. Passo sempre più tempo in Monferrato. Amo le persone, l'accoglienza, la bellezza delle colline e dei vigneti".
Non nasconde una certa preoccupazione per il momento che vive il settore, tra dazi e difficoltà internazionali, ma guarda avanti con fiducia.
"Credo che siano problemi temporanei. Negli Stati Uniti c'è e ci sarà sempre una domanda importante di vino italiano. Importatori, distributori e produttori stanno lavorando insieme per superare questo periodo".
Anche sulle polemiche che investono il vino nel suo rapporto con la salute ha idee molto chiare.
"Io credo che il vino, consumato con moderazione, sia qualcosa di positivo. Fa parte della cultura e della storia dell'uomo da migliaia di anni".
Poi torna a parlare del territorio che lo ha conquistato.
"Vorrei che sempre più persone scoprissero il Monferrato. Le colline, i vigneti, la sua autenticità. È un luogo straordinario. Per me è diventato casa".