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E a meno di 3 anni dall’apertura a Verona Eataly chiude i battenti

Oscar Farinetti all'inaugurazione di Eataly Verona nell'ottobre del 2022 

La catena fondata da Oscar Farinetti perde un altro pezzo: affitto troppo caro e posizione decentrata non lo hanno fatto decollare. Restano senza lavoro 30 dipendenti

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L’annuncio è ufficiale: il 3 agosto Eataly Verona abbasserà le saracinesche. A meno di tre anni dall’inaugurazione in pompa magna, cala il sipario su uno degli spazi più ambiziosi del gruppo. E con la chiusura, oltre 30 dipendenti resteranno senza impiego. Un epilogo amaro, che mette fine a un progetto nato per unire eccellenze gastronomiche, arte e rigenerazione urbana. Quando venne inaugurato nell’ottobre 2022, Eataly Verona fu presentato come un modello innovativo: non solo food market, ma anche spazio culturale, luogo di incontro e simbolo di rinascita per un’area strategica della città. Lo store sorgeva all’interno della storica ghiacciaia dei Magazzini Generali, un imponente edificio industriale del 1930 riportato a nuova vita dall’architetto Mario Botta.

I numeri erano imponenti: 11.200 metri quadrati, di cui 5000 destinati a mostre e iniziative artistiche, 10.500 referenze gastronomiche (1000 delle quali legate al territorio), oltre 2000 etichette di vino, un ristorante da 320 coperti, una caffetteria, e un progetto che mescolava commercio, cultura e formazione. All’inaugurazione c’erano Oscar Farinetti, il sindaco Damiano Tommasi e l’allora ministro della Cultura Dario Franceschini. Tutti a celebrare un esperimento che – nelle intenzioni – voleva fondere cibo e bellezza, mercato e memoria.

L’apertura segnava anche una fase di transizione cruciale per il gruppo. In quel periodo, Oscar Farinetti aveva ceduto il 52% delle quote al fondo Investindustrial di Andrea Bonomi, avviando un passaggio generazionale e strategico. Il figlio Nicola assumeva il ruolo di presidente, mentre Andrea Cipolloni – ex Ceo di Autogrill Italia ed Europa – veniva nominato amministratore delegato. Il debutto veronese coincideva così con un cambio di rotta: dal modello visionario e familiare a una gestione più manageriale, con l’obiettivo di rafforzare la rete globale di Eataly. Ma la visione si è scontrata presto con la realtà. A causare la chiusura, secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto e da altre testate locali, è stata una somma di fattori: i costi di gestione insostenibili, un affitto da 96.000 euro al mese, e una posizione decentrata che non ha mai davvero attratto né i flussi turistici né una clientela quotidiana costante.

I conti sono impietosi: nel 2023 le perdite hanno superato i 2,5 milioni di euro; nel 2024, si sono aggiunti altri 2 milioni. Nel 2025, il trend negativo è proseguito, con un passivo mensile di circa 200.000 euro. Il contratto d’affitto, in essere fino al 2031 e senza clausole di uscita anticipata, ha reso ogni tentativo di rinegoziazione inefficace. Nemmeno le trattative con aziende locali disposte a condividere gli spazi – tra cui un’importante realtà dolciaria e un possibile Museo del Vino – hanno portato a soluzioni concrete. Dietro i bilanci, ci sono i volti dei lavoratori. In totale, una quarantina le persone coinvolte tra contratti a tempo indeterminato e interinali. Alcuni verranno ricollocati in altri store della catena, ma la maggior parte è attesa da una risoluzione consensuale con incentivi o dalla necessità di ricominciare da zero.

Molti dipendenti raccontano con amarezza gli ultimi mesi nel punto vendita. La clientela, dicono, non mancava del tutto. Anzi, alcuni venivano appositamente da altre province, persino dal Trentino, attratti dalla qualità e dagli eventi. A maggio, poco prima della comunicazione ufficiale della chiusura, lo staff aveva ricevuto anche una mensilità aggiuntiva come premio per il raggiungimento degli obiettivi. Un segnale, per molti, che lasciava intravedere un futuro ancora possibile. Invece, è arrivato il conto. Il destino della storica ghiacciaia resta incerto. L’immobile è di proprietà della Fondazione Cariverona e vincolato da un contratto di locazione fino a fine 2031. Finché Eataly resterà formalmente in affitto, nessun nuovo progetto potrà insediarsi. Eppure, la pressione della città cresce. Una petizione online – “Verona ha fame di cultura, non di centri commerciali” – ha raccolto oltre 2000 firme. Chiede di trasformare lo spazio in un polo culturale accessibile, magari multidisciplinare, capace di ospitare eventi, arti performative, comunità. In attesa di sviluppi, la grande cornice di vetro e acciaio che fu il cuore di Eataly rischia di restare vuota. E Verona, ancora una volta, si interroga su come abitare i suoi spazi simbolici