Se la nuova piramide alimentare criminalizza la patata: “Usato un criterio errato”
di Martina LiveraniIl videomessaggio del nutrizionista Galatà: “È un alimento naturale ed economico, non ha senso declassarlo come ha fatto l’ultimo aggiornamento della Dieta Mediterranea”
“Le patate sono finite in serie B?”. Con un videomessaggio affidato a TikTok, il nutrizionista Domenicantonio Galatà solleva perplessità circa la nuova versione della piramide alimentare della dieta mediterranea rilasciata qualche mese fa dalla Sinu, la Società italiana di nutrizione umana, che periodicamente aggiorna questo strumento per adattarlo alle nuove abitudini alimentari e al contesto attuale. In questa nuova edizione, le patate, che prima erano inserite alla base della piramide nel gruppo dei cereali insieme a pasta, riso e pane (quindi con una frequenza di consumo quotidiana) sono state spostate più in alto. Ora appaiono nella fascia di consumo settimanale, accanto a carni bianche, uova e formaggi.
“Non parliamo di dolci, merendine o junk food ma di un alimento naturale, economico e accessibile a tutti. Le patate vengono demonizzate per il loro indice glicemico, un parametro antiquato che non è un buon indicatore nutrizionale – spiega il nutrizionista nel suo video - Se le patate sono finite in serie B, allora è il buon senso che ha perso in cucina”. Lo abbiamo raggiunto al telefono per approfondire la sua posizione: “Non sono contrario alla revisione della piramide in sé, ma non si può partire da lì senza una corretta attività di divulgazione. Così facendo, si rischia di demonizzare un alimento senza spiegare il motivo del cambiamento”.
Per Galatà la riduzione nella frequenza di consumo, da quotidiana a settimanale, può essere fraintesa dal consumatore medio, che spesso non ha gli strumenti per comprendere i criteri scientifici alla base di tali decisioni. Galatà sottolinea come la piramide alimentare sia pensata per i professionisti della salute, ma finisca inevitabilmente per raggiungere il grande pubblico, spesso senza un’adeguata mediazione da parte degli stessi professionisti. Dal punto di vista nutrizionale, la scelta della Sinu si basa su dati scientifici secondo cui le patate, consumate frequentemente, possono influenzare negativamente i livelli di glucosio post-prandiale, con possibili ricadute sull’aumento di peso e sul rischio di diabete di tipo 2, soprattutto se paragonate ai cereali integrali.
Tuttavia, Galatà critica un approccio troppo semplificato: “100 grammi di pasta contengono circa 70 grammi di carboidrati, ma per raggiungere la stessa quantità di carboidrati mangiando patate ne servono 400 grammi. La piramide non considera queste proporzioni, né le differenze tra le cultivar di patate, che oggi iniziamo finalmente a distinguere. È anacronistico parlare semplicemente di patate come se fossero tutte uguali”.
Galatà sottolinea anche un altro limite: una valutazione esclusivamente calorica non tiene conto dei micronutrienti: “In 400 grammi di patate oltre a i carboidrati c’è anche la vitamina C che, per esempio, la pasta non contiene”. Per questo, afferma provocatoriamente: “Forse non dovremmo più usare la piramide alimentare. Non ha senso parlare del singolo ingrediente senza considerare come viene cucinato, con cosa lo si accompagna, lo stile di vita della persona, se fa attività fisica, se è stressata, se ha patologie. Continuare a ragionare per ingredienti, demonizzandoli o esaltandoli, ci porta fuori strada. Dovremmo ragionare in termini di ricette e stili di vita”.