Proietta la sua ombra sulla valle dal 430 a.C., il Tempio della Concordia di Agrigento è testimone della storia e di chi la ha abitata. Dal 1998 la Valle dei Templi, sito archeologico che corrisponde all’antica Akragas (ossia il nucleo originario della moderna Agrigento, Capitale italiana della Cultura 2025), è inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. E qui all’ombra della storia vive da venti anni un progetto unico al mondo, Diodoros, nato dalla cooperazione tra partner pubblici e privati per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e agricolo. Nel nome c’è l’omaggio allo storico greco Diodoro Siculo che così scriveva nella sua opera di storia universale Bibliotheca Historica: “...la città e il territorio di Agrakas vivevano una condizione di grande benessere… C’erano vigneti di eccezionali dimensioni e bellezza, e la maggior parte delle terre era coperta di ulivi, la cui abbondantissima produzione era destinata al commercio cartaginese”.
“Questo è l’unico progetto al mondo, all’interno di un sito Unesco, ad aver riconvertito gli espropri in una risorsa – racconta Fabio Gulotta, uno dei concessionari del marchio Diodoros – Terre e campagne, 1300 ettari di Parco archeologico e paesaggistico, un’enormità per essere gestita dalla Sopraintendenza ai Beni culturali. Dal 1968 per mezzo secolo è stata manutenuta e valorizzata solo la parte monumentale della Valle, mentre le terre agricole caddero in stato di abbandono”. Passano gli anni e le vicende recenti si sommano alla storia millenaria del luogo, fino a quando la contingenza non accese l’arguzia: “Nel 2005 l’agronomo che lavorava per il Parco, ma in forze all’ufficio del personale, pensò che per salvare la pianta di ulivo davanti al Tempio della Concordia servisse qualcuno con specifiche competenze. È una pianta datata di 1200 anni, era fortemente malata a quel tempo e serviva un’azienda capace di curarla, di salvarla”.
Ecco il germoglio che diede vita a Diodoros, come progetto. Individuata l’azienda Valparadiso che potesse prendersene cura, questa stessa fece una controproposta: si sarebbe occupata, non solo della pianta malata, ma di tutti gli ulivi monumentale e in cambio avrebbe potuto fregiarsi di fare l’olio di oliva dentro al Parco. “Da qui nasceva l’idea di creare un marchio di proprietà del Parco, marchio che viene concesso a privati” sottolinea Gulotta. Un rapporto che regola l’affidamento di terreni demaniali compresi nel Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, liberi da scavi o ritrovamenti archeologici, ad aziende di alto profilo produttivo affinché custodiscano, censiscano e conservino il patrimonio arboreo esistente, per recuperare e valorizzare la biodiversità che la natura intesse sui luoghi della storia. Ma non è solo recupero, anche un progetto fruttifero che ha portato alla formulazione di prodotti agroalimentari accomunati dal luogo di nascita e dal marchio Diodoros.
Alterne vicende hanno fermato il progetto fino al 2020, per poi farlo ripartire grazie alla nuova amministrazione: “A distanza di cinque anni sono oggi 500 gli ettari affidati a dodici aziende agricole – prosegue Gulotta – Pulizia e bonifica dalla spazzatura che si era accumulata negli anni, le terre sono tornate a essere produttive cambiando il volto paesaggistico del Parco, che ora ha questa nuova visione di tutela del paesaggio”.
Dal Tempio di Giunone la visita archeologica si snoda verso la Concordia, il Tempio di Zeus fino a quello dei Dioscuri, tra le vestigia di un passato sul quale sono state fondate storia e pensiero moderno dell’Occidente. Qui dove si conserva la memoria dei fasti di un tempo, ci si imbatte anche in agrumeti, mandorleti, uliveti, coltivazioni di pistacchi, capperi ed erbe aromatiche, vigne a piede franco, distesi di grani antichi e l’incessante lavoro delle api mellifere. Un contesto agrario che torna a fondersi con l’archeologia, lì dove nel passato si era intessuto nella vita del luogo. Colture curate e rese produttive dalle singole aziende, ognuna specializzata nel suo settore di competenza, sono disseminate nell’area del Parco, anche se non tutte facilmente identificabili a occhio nudo.
Le erbe aromatiche profumano l’aria, il rosmarino pervade i muretti a secco, i capperi spuntano tre le rocce, gli alberi di pistacchio si incontrano lungo i vialetti e le pale di fico d’India sembrano servire come cornice per le foto. Eppure non è così, dalla bellezza e dall’impegno nascono i frutti della terra, che raccolti e lavorati convogliano sotto il marchio. Non manca il luogo fisico in cui godere e trovare i prodotti, un rustico a brevissima distanza dalla Concordia è stato riqualificato e ospita Casa Diodoros. Il recupero nel pieno rispetto architettonico permette una perfetta integrazione nel panorama rurale, facendo in modo che oggi sia il baricentro delle attività. Convegni, promozione e vendita, ma anche una grande cucina in stile vintage siciliano dove si programmano food experience che spaziano dalle degustazioni ai picnic, passando anche per incontri con i produttori/concessionari e le cooking class per mettere le mani in pasta e imparare le ricette della tradizione.