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Olivieri 1882, il panettone artigianale che sposa l’industria per conquistare il mondo

Nicola Olivieri 

Nei mesi scorsi lo storico laboratorio veneto è stato acquisito dal gruppo Bauli. Ma al comando resta la quinta generazione della famiglia: “Avevamo bisogno di una struttura adatta ad affrontare i mercati internazionali”

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C’è chi eredita un marchio e si limita a custodirlo. E chi invece, come Nicola e Andrea Olivieri, decide di farlo correre. E lo trasforma in una visione contemporanea di quello che era stato. Abbracciando il cambiamento. Oggi quel cambiamento per la Olivieri 1882, storico laboratorio artigianale fondato nel 1882 ad Arzignano (Vicenza), ha il volto di una nuova partnership. Specializzati nei grandi lievitati d’eccellenza, hanno appena ufficializzato l’ingresso nel Gruppo Bauli, che ne ha acquisito nei mesi scorsi la quota di maggioranza.

Un’unione che non nasce per cambiare, ma per sostenere. Come sottolinea il Ceo del Gruppo Bauli, Fabio Di Giammarco, si tratta di un incontro tra due storie italiane fondate su valori comuni: qualità, rispetto per la tradizione e soprattutto una forte visione internazionale. L’accordo permetterà ad Olivieri 1882 di mantenere la propria identità, il team e la libertà creativa che ne hanno determinato il successo, potenziandone però la struttura e l’accesso a risorse come il dipartimento R&D e il know-how industriale. Un nuovo step di un percorso che era già in essere. La cultura digitale e di innovazione entra, nei fatti, in casa Olivieri già prima del boom dell’e-commerce, guidata da un approccio “organizzato”, ma sempre umano. Una visione che Nicola Olivieri racconta con lucidità e passione.

Il matrimonio con Bauli è destinato a far parlare. Come si arriva a un passo simile?

“Per noi, per me e mio fratello Andrea, che rappresentiamo la quinta generazione della nostra famiglia, il percorso che stiamo seguendo è una naturale evoluzione. È coerente con il modo in cui siamo cresciuti e con il modo in cui abbiamo fatto crescere il marchio Olivieri 1882 in questi ultimi anni. L’attività è nata nel 1882 e ogni generazione ha lasciato il proprio segno: da un semplice panificio, siamo diventati una pasticceria di paese che produceva pane, lievitati, dolci freschi, torte, cioccolato, gelato. Quando io e Andrea siamo entrati in quella che era ancora una bottega, abbiamo deciso di dare un’impronta nuova, concentrandoci su ciò che sentivamo essere il vero cuore della nostra competenza: i grandi lievitati. Dal 2016 siamo cresciuti tanto e questo era un passaggio successivo fondamentale per continuare il nostro percorso”.

Qual è l’aspetto che vi stimola di più nel vostro lavoro?

“Siamo curiosi, ambiziosi, ma soprattutto abbiamo questo desiderio forte di portare il nostro prodotto nel mondo. Già nel 2016, in tempi non sospetti, abbiamo aperto l’e-commerce con l’obiettivo preciso di far conoscere il panettone artigianale d’eccellenza su scala globale. Abbiamo iniziato a costruire una rete commerciale, sia in Italia con agenti, sia all’estero con distributori di alto livello: grandi department store come Fortnum & Mason, Isetan, Printemps. L’e-commerce ci ha permesso di raggiungere 76 paesi: dalla Nuova Caledonia alle Hawaii, dalla Nuova Zelanda a tanti altri angoli remoti del mondo. Era il nostro obiettivo primario. E continuare questo percorso è ancora il nostro core business”.

Da 50 a 2000 pezzi al giorno Una crescita esponenziale, in numeri e fatturato. Come ci si arriva senza tradire uno spirito artigianale?

“Siamo passati da un fatturato iniziale di 300 mila euro a quasi 6 milioni lo scorso anno. Il tutto in meno di dieci anni, ma senza modificare né la ricetta né il processo produttivo. Abbiamo solo aggiunto più impastatrici, più forni, più persone e più tecnologia, ma senza rinunciare alla qualità. Questo è il nostro valore fondante. La qualità viene prima di tutto. Se il prodotto non è buono, magari lo vendi una volta, ma non fidelizzi il cliente. E il nostro desiderio è far conoscere il panettone artigianale a quante più persone possibili”.

E questo progetto come si incontra con il Gruppo Bauli?

“Negli ultimi anni, è sotto gli occhi di tutti, il mercato del panettone artigianale è cresciuto moltissimo, anche rispetto all’industriale. Il gruppo Bauli ha avuto la lungimiranza di intercettare questo trend e ci ha proposto di entrare nel loro gruppo. Ne siamo orgogliosi. L’accordo è stato vantaggioso per entrambi: Bauli aveva bisogno di un brand di fascia alta, noi avevamo bisogno di una struttura adatta ad affrontare i mercati internazionali. Collaboriamo con clienti importanti, come ad esempio Roberto Cavalli, e in questi contesti serve un’organizzazione solida. Ora possiamo contare su un know-how più ampio”.

Cosa cambierà nella gestione pratica dell’azienda?

“Nulla, o quasi. Continueremo a gestire l’azienda in modo autonomo, come soci e amministratori, ma con il supporto di un gruppo strutturato. Non c’è stata un’acquisizione totale, siamo e saremo una società stand-alone all’interno del gruppo Bauli. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, senza snaturarci. Il nostro obiettivo resta quello di migliorare ancora: nuovi gusti, nuove idee, forse nuovi prodotti. Abbiamo scelto questo matrimonio perché oggi, nel 2025, un artigiano deve essere organizzato. Per vendere un panettone da 40, 50, 60 euro, o anche 100 dollari all’estero, serve uno standard qualitativo costante e altissimo. E questo si raggiunge solo con processi rigorosi”.

Che rapporto ha la Olivieri 1882 con la tecnologia?

“Ottimo. Crediamo nella tecnologia, purché sia al servizio della qualità. Negli anni abbiamo apportato diverse migliorie tecnologiche. Basti pensare che abbiamo lavorato con l’Università di Padova per studiare la fermentazione perfetta e realizzare macchinari ad hoc per le nostre ricette. È proprio grazie a queste soluzioni che oggi siamo più soddisfatti della nostra qualità rispetto a quando facevamo solo 100 pezzi al giorno. All’epoca era tutto più manuale, più faticoso, e inevitabilmente soggetto a errori umani”.

Si sta per aprire un nuovo grande capitolo della vostra storia aziendale. Cosa porterete con voi?

“Ciò che non cambierà mai sarà il nostro credere in uno standard alto, costante, ripetibile. Questo è il nostro mantra, e uno dei motivi per cui siamo cresciuti tanto. Fino ad arrivare sulle pagine del New York Times. In fondo, il nostro sogno è semplice: vogliamo essere ambasciatori del panettone artigianale italiano nel mondo. Siamo stati pionieri nel digitale con l’e-commerce e vogliamo continuare su quella strada. Non demonizziamo la tecnologia, anzi, in futuro penso che ci apriremo all’intelligenza artificiale, se dimostrerà di essere un valido aiuto nel liberarci da attività di routine e farci concentrare su ciò che conta davvero: la qualità del prodotto, la ricerca, l’innovazione. La sfida è tutta qui”.