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Chi è nato prima, Parisi o la gallina? La provocazione dell’imprenditore dalle uova d’oro

L'uovo di Parisi 

Nella nuova campagna di comunicazione, il produttore, nato a Genova ma adottato dalle colline pisane, si mostra con una gallina in testa. Un’immagine forte, sulla scia del ritratto firmato dal grande maestro e amico Oliviero Toscani. Il manifesto: “Sognare mi è sempre piaciuto”

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“Mi dice: levati gli occhiali, levati la camicia. Poi scatta la foto e aggiunge: vieni a ritirarla mercoledì alla Sterpaia. Oliviero era fatto così, non era dolce con le persone ma nonostante fosse burbero, era buonissimo. Quella foto poi me l’ha regalata, mi ha detto che potevo farci quello che volevo e a quel punto ho pensato che fosse perfetta per rappresentarmi”.

Paolo Parisi, nostro signore delle uova, si lascia andare ai ricordi durante la presentazione della nuova campagna di comunicazione firmata dallo Studio Cucù. Del resto la scomparsa del grande fotografo, suo amico stretto, è troppo fresca per non menzionarlo con tutta l’enfasi possibile, e poi a parlare è un personaggio altrettanto estroso e originale.

Infatti, l’imprenditore agricolo toscano ma di nascita genovese, noto soprattutto per la produzione di uova di altissima qualità, si presenta già nell’aspetto molto singolare: barba lunga, cappello di paglia in testa, salopette color cachi, occhialoni, bandana viola al collo e anche lui nei modi non riesce a rinunciare a quel piglio sicuro e leggermente autoritario di chi lo aveva sublimemente ritratto.

Nella nuova campagna il soggetto della foto rimane lui, in primissimo piano, ma con una gallina in testa. Un’immagine altrettanto forte, che richiama quella realizzata da Oliviero Toscani, ma che riesce ad aggiungere il carico del vissuto intriso di quel successo guadagnato sul campo, non è una metafora, che i segni della pelle e il sorriso leggermente giocondo, raccontano con fierezza.

La nuova campagna di Parisi 

Anche il nuovo claim continua la tradizione precedente. Se per la campagna di Toscani era stato rivisto un proverbio conosciuto da tutti, “Cerco il pelo nell’uovo”, il nuovo fa leva, come l’immagine, sulla storia di Paolo Parisi, che ha fondato la sua azienda agricola "Le Macchie" sulle colline pisane nel 1981, all'età di 24 anni, abbandonando la città per la campagna. È quindi lecito ora domandarsi: “È nato prima l’uovo o Parisi?”. Questo lo slogan che accompagna la campagna, capace di ironizzare sul percorso fatto, di rilanciare con umorismo e leggerezza un’impresa nata dalla testardaggine di un sognatore molto concreto e di descrivere tutta la sua solida reputazione.

Paolo Parisi nella precedente campagna di comunicazione 

“Le persone spesso vivono non facendo quello amano e tendono a crearsi questi brevi, piccoli e tristi momenti che sono i fine settimana o vacanze. Da questa idea io sono stato ossessionato da quando avevo 19 anni. Non voglio che vada così, mi ripetevo, voglio vivere e dormire, però la parte in cui vivo volevo fosse divisa tra fare e piacere che dovevano mescolarsi. Questo ti porta a lavorare tanto e a sognare tanto. E sognare mi è sempre piaciuto. Sono fortunato perché mi è riuscito tutto e ho anche quattro figli”, sottolinea Parisi.

“Era un passo difficoltoso modificare qualcosa nella comunicazione, anche se da un po’ capivo che era giusto rinnovarla. Poi ci siamo scontrati con il progetto di CuCù, con Fabrizio ci siamo guardati negli occhi, ci siamo un po’ piaciuti e ci siamo ripromessi di fare qualcosa. Poi un giorno ho preso coraggio e ha detto a mio padre: è tempo di cambiare immagine”. A parlare è Filippo il figlio che da 10 anni si occupa dell’azienda con la moglie Chiara, “ha le sue ambizioni”, è lui che rappresenta la nuova generazione de Le Macchie, portando avanti un progetto unico, che unisce eccellenza produttiva, rispetto della natura e una visione del lavoro agricolo profondamente contemporanea. E Fabrizio Spucches è il fotografo che firma il nuovo scatto insieme allo Studio Cucù, formato da creativi cresciuti nella scuola di Oliviero Toscani.

“Comunque, l’immagine a Oliviero gliela abbiamo fatta approvare, prima che morisse l’ha vista e ha detto: mica male! - aggiunge Paolo Parisi, con la voce un po’ spezzata e conclude ridendo - “che è il massimo che gli abbiamo mai sentito dire!”.