Il racconto

Val di Cembra, la viticoltura eroica che arricchisce la cultura contadina

carlo baroni
carlo baroni 

Nella vallata trentina oltre trecento soci impegnati a salvaguardare la storia. La produzione si concretizza in cinque vini monovitigno e nella cuvée Zymbra

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C’è un luogo in Trentino dove la viticoltura è un gesto d’amore quotidiano, un rito che si rinnova tra i silenzi delle vette e il respiro profondo della terra. È la Val di Cembra, adagiata sul versante orientale tra 500 e 900 metri di altitudine, attraversata dal torrente Avisio che la divide in due. Qui i vigneti sembrano sospesi, piccoli fazzoletti di terra aggrappati a pendenze estreme, coltivati con pazienza e tenacia. Ogni ceppo racconta una storia di mani che scavano, piantano, potano e raccolgono, con la consapevolezza che ogni grappolo è un miracolo di equilibrio. Il microclima è generoso, con l’Ora del Garda che sale dolcemente dai laghi e accarezza i filari proteggendo i grappoli dall’umidità.

I vigneti in inverno
I vigneti in inverno 

Il terroir

L’escursione termica tra giorno e notte arricchisce i vini di profumi e acidità mentre i terreni, sabbiosi, ben drenati e di origine porfirica, donano mineralità e carattere. Ma è l’approccio rispettoso dell’uomo a fare la differenza. Cembra è stata tra le prime realtà italiane a introdurre la zonazione, valorizzando ogni singola parcella e le sue potenzialità. Nel cuore di questa valle, a 700 metri di altitudine, sorge Cembra Cantina di Montagna, una delle cantine più alte d’Italia. Nata nel 1952 dal sogno di un piccolo gruppo di viticoltori, oggi è una comunità di circa 300 soci che coltivano 300 ettari distribuiti in minuscoli appezzamenti. Una viticoltura fatta in famiglia, tramandata come un sapere prezioso, vissuta con fierezza e senso di appartenenza. I vini che nascono da questa cantina cooperativa sono ritratti autentici del territorio, prodotti in quantità limitate ma capaci di raccontare un’identità forte e irripetibile. A rendere possibile tutto ciò ci sono i muretti a secco, veri e propri capolavori di ingegneria contadina, costruiti pietra su pietra fin dal Quattrocento.

In Val di Cembra se ne contano circa 708 chilometri, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco non solo per la funzione di contrasto ai dissesti idrogeologici, ma anche per il ruolo nella salvaguardia della biodiversità. Tra una pietra e l’altra si nasconde un intero microcosmo di insetti, rettili e piccoli animali che convivono in equilibrio con la vite e l’uomo. A dominare la scena, però, sono loro, i vignaioli eroici. Così chiamati perché salire ogni giorno su pendii con inclinazioni che superano il 40%, lavorare a mano ogni pianta, dedicare dalle 900 alle 1.000 ore l’anno per un solo ettaro di vigna, significa amare profondamente la propria terra. Questi uomini e donne non si arrendono alla fatica. Il vino, per loro, non è solo un prodotto, è una testimonianza vivente di identità, storia e comunità. Cembra Cantina di Montagna ha scelto di onorare questa unicità trattando tutta la valle come un unico cru d’eccellenza. Le uve selezionate sono solo quelle più rappresentative, in un lavoro che privilegia la qualità, non la quantità. La collezione si articola in cinque vini monovitigno e nella cuvée Zymbra, un vino che ritrae un viaggio attraverso la valle. Dai suoi ingressi più morbidi e accoglienti fino ai versanti più aspri, dove le altitudini sfidano i limiti stessi della coltivazione.

L'enologo Stefano Rossi
L'enologo Stefano Rossi 

La storia

“Sono nato in Val di Cembra e fin da piccolo ho imparato cosa significa coltivare la vite in montagna – racconta l’enologo Stefano Rossi – Qui la viticoltura è un atto di resistenza, un gesto d’amore verso la terra. Ogni famiglia ha la sua storia, il suo ettaro di vite da curare con dedizione, come si faceva una volta. Vendemmia rigorosamente a mano, sfogliatura manuale, spesso ancora con la gerla tradizionale. A dieci anni, anch’io ho ricevuto la mia prima gerletta, un rito di passaggio, che ci lega alla nostra identità cembrana”. Oggi Stefano è l’enologo di Cembra Cantina di Montagna, nata nel 1952 dall’iniziativa di una quindicina di agricoltori che producevano vino sfuso. “Da allora, la realtà è cresciuta mantenendo uno spirito autentico e comunitario – prosegue Rossi – Produciamo vino di montagna vero, figlio di suoli poveri ma ricchissimi di carattere, dove il porfido, la nostra roccia madre, regala ai vini una mineralità unica. Il nostro Oro Rosso, metodo classico da uve Chardonnay in purezza, nasce proprio su questi versanti tra i 600 e i 700 metri d’altitudine. Matura per almeno 48 mesi sui lieviti ed è un dosaggio zero vero, perché vogliamo che il vino racconti la sua origine senza interferenze. Lo chiamiamo ‘oro’ perché il porfido, con le sue sfumature tra rosso e viola, è il nostro tesoro nascosto”.

La ricchezza

La produzione si arricchisce con la la linea “Cembra” – riservata esclusivamente alla ristorazione – concentrata su monovarietali a bacca bianca (Müller Thurgau, Riesling, Chardonnay) e un Pinot Nero sempre più interessante. “Il cuore della gamma è Zymbra, blend che rappresenta un viaggio ideale attraverso la valle. Dallo Chardonnay di Giovo al Müller Thurgau delle altitudini più elevate, fino al Riesling coltivato a Cembra. Un vino che affina per quattro anni prima di arrivare sulle tavole, a dimostrazione del nostro approccio. Imbottigliamo solo quando il vino è davvero pronto. La mia esperienza in cantina è iniziata nel 2011, ma il lavoro che oggi svolgo si fonda su trent’anni di zonazione, di prove, di ascolto del territorio”. Per ciascuna annata vengono selezionati da tre a quattro vigneti per ogni vino, scelti da un database costantemente aggiornato. Un lavoro artigianale, fatto di camminate tra le vigne, assaggi, attenzione. “Il Pinot Nero è forse il mio progetto più personale – sottolinea Rossi – Per anni ho seguito i dettami classici – fermentazione malolattica, legno nuovo, comfort zone – Poi un giorno, una barrique diversa mi ha aperto gli occhi, non aveva fatto la malolattica ed era la più viva di tutte. Ho iniziato a sperimentare, meno interventi, più ascolto. Oggi una parte del nostro Pinot Nero affina in anfora, senza malolattica, con estrazioni naturali, per restituire un vino vivo, verticale, vibrante. Non cerco il miglior Pinot Nero del mondo, cerco quello che sappia raccontare l’anima alpina della Val di Cembra”.

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