La Magistra delle valli che sussurra alle erbe: ecco dieci ristoranti dove mangiarle
di Lusa MoselloLaura Lancerotto, 35 anni fa, ha creato questa figura “magica”, ma reale: così protegge la memoria delle piante che caratterizzano il paesaggio locale
La natura, il bosco, le piante. Una passeggiata nel verde. É una lei, la Magistra delle erbe della Valchiusella. Al secolo Laura Lancerotto, ha lasciato Padova, la sua città natale, 56 anni fa e ha bussato alla porta (aperta) di questa valle “magica” per amore, per seguire il marito ingegnere che doveva iniziare a lavorare in un istituto di ricerca del posto. Insegnante, curiosa del mondo e delle emozioni in ogni forma, in questo angolo di Piemonte inzuppato di verde ha trovato il suo posto. Ed è diventata la presidente del Club Amici Valchiusella.
Lei è una Magistra, che cosa significa?
«È un termine che ho coniato quando, 35 anni fa, abbiamo iniziato questa attività con le erbe spontanee. Volevo qualcosa di aulico, di importante. E sì, anche di misterioso, che rimandasse a un’atmosfera di magia, di alchimia. La parola erba richiama il mistero e la voglia di immergersi in un mondo ovattato, degli affetti e della tradizione, dove tutto è lento, in cui si è vicini all’anima della natura, l’anima del mondo».
Una visione “fantastica”?
«No, non è fantastica, ma reale: non credo ci sia una valle così unica per essersi conservata integra nel tempo, qui nulla di chimico viene usato. E le persone continuano a fare le stesse buone pratiche quotidiane da tempo immemore. La Valchiusella ha sempre goduto di quella attenzione che Adriano Olivetti prestava alla vita dei lavoratori, e che non ha mai voluto sradicare. Attenzione per questo patrimonio umano, naturale, culturale, gastronomico. E per la praticoltura. Basti pensare che ogni azienda ha il proprio caseificio. E per la ricchezza delle erbe presenti in diversa concentrazione, il latte varia per il sapore e il gusto da un prato all’altro, da un metro all’altro, in base a ciò che mangiano le mucche. C’è un imprimatur speciale grazie a questa natura che è unica. Forse di questo a volte manca la consapevolezza, e per questo abbiamo creato l’Università diffusa del sapere materiale che permette di allungare lo sguardo al futuro».
E le erbe tracciano idealmente e naturalmente il percorso?
«Sì, come accade nelle nostre passeggiate del sabato delle erbe che sono guidate da magistre e magistri per piccoli gruppi: ciò a cui si punta è proprio la consapevolezza, il senso di responsabilità e il rispetto per la natura con l’osservazione e l’ascolto che spesso non usiamo più. Le nostre passeggiate non sono fatte per raccogliere, ma per conoscere e riconoscere le erbe. I prati sono proprietà privata e vanno rispettati. Rappresentano fonte di guadagno per ogni cascina, l’economia della valle è prevalentemente rurale. Alcune erbe diventano cibo per gli animali; altre vanno ai ristoranti e a chi vuole acquistarle. Il prossimo anno forse riusciremo a far sì che i proprietari diano la possibilità di raccoglierle dietro compenso».
Come si raccolgono?
«Occorre fare molta attenzione a non strappare mai le radici. Serve grande delicatezza. Usando le dita e il palmo delle mani con un tocco gentile, fermo e insieme lieve, che sa di rispetto e gratitudine».
Una forma di riconoscenza per l’anima del mondo, che arriva anche in tavola per essere gustata in tutta la sua (naturale) magia.
Dieci ristoranti da provare
Prende vita nel 1996 l’Associazione ristoranti della tradizione canavesana. L’obiettivo è custodire e promuovere l’enogastronomia locale. Come? Diffondendo ricette scomparse o cadute in disuso (come cipolle ripiene, zuppa di cavoli e caponet), usando materie prime indigene, promuovendo il territorio e la cultura enogastronomica locale con eventi che travalicano i confini nazionali.
A dare il benvenuto in ognuno dei locali dell’Associazione, c’è una tofeja in terracotta di Castellamonte: una pentola di forma panciuta, con quattro manici fatti ad ansa e coperchio che chiude l'imboccatura, più piccola della circonferenza della pancia. La tofeja stilizzata, con una fiamma rappresentata nella parte inferiore, è il logo che sigilla il connubio tra territorio ed enogastronomia.
Ed ecco l’elenco dei ristoranti affiliati.
- Al Cantun, Candia Canavese
- Alla Modina, Ivrea
- Alpi, Tavagnasco
- Antica Locanda dell’Orco, Rivarolo Canavese
- Balmetto Mercando, Borgofranco d’Ivrea
- Bergagna, Pont Canavese
- Da Enrietto, Favria Canavese
- Del Monte, Colleretto Giacosa
- El Serniss, Borgiallo
- L’Incontro, Lago Meugliano
- La Rocca, Sparone
- La Tettoia, Bienca di Chiaverano
- Le Miniere, Traversella