Maxi sequestro di arance: vendute come “Tarocco rosso siciliano” erano in realtà egiziane
di Lara De LunaSanzione da 7000 euro per due aree di servizio lungo l’autostrada Catania-Palermo. Il Consorzio: “Ogni etichetta falsa è un tradimento della fiducia”
Due tonnellate di arance, spacciate per “Tarocco rosso siciliano”, sono state sequestrate in due aree di servizio lungo l’autostrada Catania–Palermo. In realtà provenivano dall’Egitto. Un inganno confezionato con cura per confondere i viaggiatori, attirare clienti e gonfiare i profitti. Ma la truffa è stata smascherata da una task force interforze. La notizia ha suscitato l’immediata reazione del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP, che ha espresso soddisfazione per l’intervento e ha lanciato un monito: Difendere l’eccellenza siciliana significa difendere i produttori, il paesaggio e la fiducia dei consumatori.
I controlli hanno coinvolto la Polizia Stradale del Compartimento Sicilia orientale, il Corpo Forestale (Noras), l’ASP di Catania, l’Ispettorato del Lavoro, l’Agenzia delle Dogane, l’ICQRF e i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare. Il cuore dell’operazione: due aree di servizio contigue, dove le arance venivano presentate come pregiato Tarocco rosso locale. Ma le analisi e la documentazione commerciale hanno raccontato un’altra storia: i frutti erano importati dall’Egitto, privi di tracciabilità, e venduti con un’etichetta mendace. Il titolare dei punti vendita è stato denunciato per frode in commercio. Insieme alle arance, sono state trovate anche mozzarelle scadute, e diverse irregolarità igienico-sanitarie. Le sanzioni superano i 7000 euro, con provvedimenti aggiuntivi già in fase di definizione.
A commentare l’accaduto è intervenuto Gerardo Diana, presidente del Consorzio di Tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP: “Vedere queste frodi in Sicilia, ai danni di un prodotto simbolo della nostra terra, fa ancora più male. Dobbiamo ringraziare chi ha portato a termine questa operazione: un’azione concreta a difesa non solo del marchio, ma del lavoro di centinaia di aziende che producono con serietà e sacrificio. Diana ha ricordato, inoltre, come la Riforma comunitaria delle Indicazioni Geografiche abbia rafforzato i poteri dei Consorzi, che oggi giocano un ruolo attivo nella tutela della qualità e nella repressione delle contraffazioni. Solo nel 2024, il Consorzio di cui è Presidente ha effettuato circa 200 controlli in Italia e all’estero, scoprendo proprio numerosi casi di uso improprio dell’etichetta IGP, sia su frutta fresca che su prodotti trasformati.
Non si tratta di un episodio isolato. Pochi giorni prima, i vigilatori del Consorzio avevano scoperto in una nota catena di supermercati una spremuta venduta con l’etichetta “Arancia Rossa di Sicilia”, non autorizzata all’uso della denominazione protetta. Anche in quel caso è scattata una sanzione. Per il Consorzio, questi episodi confermano una tendenza: più il prodotto è noto, più è vulnerabile alle falsificazioni. Ecco perché la vigilanza continua, con azioni mirate che vanno ben oltre la Sicilia. “La tutela è tra i principali ruoli del Consorzio – conclude Diana – ed è anche un impegno verso il consumatore, che ha il diritto di sapere da dove viene ciò che mangia. Ogni etichetta falsa è un tradimento della fiducia”.