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Tra le colline dell’Appennino il buen retiro dove tutto, dal cibo all’energia, è autoprodotto

Francesco Rosso 

Un’utopia diventata realtà quella di Francesco Rosso e della sua famiglia: a Bagno di Romagna dal 2009 c’è la Fattoria dell’Autosufficienza

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Tra le colline dell’Appennino tosco-romagnolo, appena più alto del borgo di Bagno di Romagna, Francesco Rosso e la sua famiglia hanno deciso di mettere in pratica un ideale e lo hanno trasformato in un luogo che unisce ecologia e permacultura, cibo autoprodotto e stile di vita consapevole. Una Fattoria dell’Autosufficienza, nata per rispondere alla domanda: come possiamo vivere bene, rispettando i limiti del pianeta e in modo autosufficiente? Quarantenne, Francesco Rosso oggi è amministratore delegato di Macrolibrarsi, l’e-commerce etico più grande d’Italia, partito nel 2000 e pioniere nel settore del benessere di corpo, mente e spirito.

“Il progetto della Fattoria dell’Autosufficienza è nato nel 2009, dopo la crisi economica e finanziaria, mia madre iniziò a riflettere su un futuro sempre più instabile fatto di crisi energetiche, ambientale, sanitarie e belliche. Così ci disse: serve un piano B. Un luogo dove, se tutto crolla, possiamo rifugiarci e vivere in modo autosufficiente – racconta Francesco - Inizialmente cercavamo un posto per garantire autonomia alla nostra famiglia: un po’ di terra, un boschetto per la legna, uno spazio per l’orto e qualche albero da frutto. Trovammo un’azienda agricola abbandonata da 50 anni vicino a Bagno di Romagna: 70 ettari senza strutture agibili, senza acquedotto né strade, ma ricchissima d’acqua, terra e silenzio. Avevo 24 anni, lavoravo alla gestione del sito Macrolibrarsi, e investii tutto in quei terreni”.

“Una volta acquistata la terra, non mi restavano soldi per ristrutturare né per macchinari, e senza sapere cosa fare, iniziai a studiare. Leggevo, frequentavo corsi, incontravo persone. E così l’idea cambiò: la Fattoria non sarebbe stata solo l’Arca di Noè della mia famiglia, ma un luogo di rinascita e sperimentazione”. Un laboratorio di futuro. L’idea era poter dimostrare che si può vivere senza dipendere da multinazionali per cibo, energia e salute. Il progetto è un work in progress sin dall’inizio: crescita, sperimentazione, comunità sono le parole che guidano Francesco nel suo intento. “Per anni abbiamo vissuto in strutture temporanee: casette in legno, una yurta mongola. Organizzavamo corsi di agricoltura sinergica, panificazione, forni in terra cruda, costruzione di pollai e muri a secco. Imparavo facendo, spesso insieme agli ospiti. Non avevo esperienza né manualità, i miei genitori venivano dal mondo dell’editoria (la Golden Books, ndr), non avevo mai imparato prima quello che stavo facendo”.

Poi una svolta: nel 2016, dopo un corso di bioedilizia, Francesco decide di ristrutturare il primo rustico in sasso con materiali naturali: calce e canapa, intonaci in terra cruda, pavimenti trattati a olio. Nasce così l’agriturismo, dove si cucina ciò che viene autoprodotto. E a proposito di cibo, le idee sono molto chiare: “Il cibo deve essere vivo, cucinato in casa, il più possibile dalla terra alla tavola. Un’insalata raccolta al mattino e servita a pranzo ha un’energia diversa da quella in busta”. In 16 anni da qui sono passate migliaia di persone. Ospiti dell’agriturismo, partecipanti ai corsi e ai laboratori di cucina e autoproduzione, volontari o collaboratori.

Alcuni tornano più volte l’anno, altri hanno cambiato vita dopo essere stati qui. È un luogo che trasmette benessere, anche se siamo sulle colline dell’entroterra romagnolo Francesco si è ispirato ai monasteri himalayani: ambienti semplici, puliti, che aiutano la mente a rallentare. Oggi si può andare alla Fattoria dell’Autosufficienza per soggiornare, partecipare ai corsi, acquistare i prodotti o semplicemente seguire online le loro iniziative quotidiane.

Alla Fattoria dell’Autosufficienza, la coltivazione del cibo è al centro di un progetto che unisce economia, rigenerazione ambientale e cultura. L’azienda agricola si è posta la regola di produrre internamente la maggior parte del cibo necessario, riducendo al minimo l’uso di combustibili fossili e evitando fertilizzanti chimici, pesticidi o sostanze non riproducibili in modo naturale all’interno della Fattoria. L’orto è coltivato principalmente con il metodo bio-intensivo, che massimizza la resa su piccole superfici migliorando la fertilità del suolo. Si trovano ortaggi, fiori, erbe aromatiche e varietà locali, destinati alla cucina dell’agriturismo, alla vendita diretta e al negozio Macrolibrarsi di Cesena.

“Noi facciamo agricoltura rigenerativa: niente aratura profonda, tanta sostanza organica, niente pesticidi. Abbiamo terrazzato i terreni per evitare erosione, migliorato la fertilità: oggi abbiamo oltre il 5% di sostanza organica nei suoli, rispetto all’1.9% medio. Piante più sane, più nutrienti. Operiamo quasi tutto manualmente. Vogliamo ridurre al minimo l’uso di macchinari e fonti fossili. Non facciamo solo agricoltura per vivere oggi, ma per lasciare un’eredità fertile alle prossime generazioni. Pianto sequoie pensando a chi le godrà tra 200 anni, come io oggi ringrazio chi l’ha fatto prima di me”. Terrazze e scarpate ospitano piante aromatiche, alberi da frutto, viti e piccoli frutti, mentre le zone pianeggianti sono dedicate a ortaggi, legumi e grani antichi. Il frutteto comprende oltre 40 varietà di mele antiche, insieme a pere, ciliegie, fichi, susini, melograni e molti frutti di bosco. E poi animali da cortile e api. L’intero ecosistema è pensato per rigenerare il suolo, aumentare la resilienza climatica e ridurre al minimo la dipendenza da risorse esterne.

“Vivo qui con la mia compagna e i nostri due figli che sono nati qui in Fattoria. Altre famiglie si sono trasferite e ci piacerebbe fondare una scuola all’aperto. Penso che nel mondo dell’intelligenza artificiale, ciò che farà la differenza sarà la creatività, l’immaginazione, lo spirito critico: qualità che le macchine non hanno. E che i bambini sviluppano meglio in natura. L’intelligenza artificiale sa tutto ciò che già esiste, ma non crea. È come il secchione che sa tutto, ma non sempre ha le soluzioni ai problemi nuovi.

Oggi la Fattoria è effettivamente autosufficiente per quanto riguarda l’acqua che arriva dalle sorgenti all’interno della proprietà o viene raccolta piovana; per il riscaldamento si usano la legna dei boschi e il solare termica, per l’energia elettrica c’è l’impianto fotovoltaico; l’autosufficienza è quasi completa anche per il cibo. Ma Francesco precisa: “Essere totalmente autosufficienti è utopico. Ho chiesto anche ai miei vicini di casa, contadini anziani di 80 o 90 anni, e mi hanno raccontato che una volta anche loro compravano sale, spezie, prodotti specifici. In inverno, a 700 metri di altitudine come qua, non si può avere frutta e verdura fresca. Abbiamo scelto un compromesso: integriamo con prodotti biologici da fuori. Ma se domani i supermercati chiudessero per sei mesi, non avremmo problemi. Semplicemente, cambieremmo un po’ la nostra alimentazione”.

La Fattoria dell’Autosufficienza non è un rifugio per nostalgici o un’utopia fuori dal mondo. È un luogo dove si sperimenta concretamente una nuova relazione con la terra, con il tempo e con gli altri. Quando i modelli industriali mostrano il fiato corto, esperienze come questa offrono alternative possibili, reali e replicabili. “Racconto questa storia perché spesso chi viene qui, soprattutto persone anziane, se ne va rincuorato: si può fare, dicono. È un messaggio potente. Tanti sognano progetti simili, ma pochi li realizzano. Noi lo facciamo da 16 anni, con errori, prove, correzioni. Ma funziona – conclude Francesco con un sorriso pieno di soddisfazione - Quando avevo vent’anni ero in Costa Rica e su una guida lessi le indicazioni di una località che veniva definita come la quintessenza dell’idillio rurale. E le dissi: un giorno voglio che si dica così anche di Bagno di Romagna. Mi sto impegnando ogni giorno perché accada”. Francesco e la sua squadra stanno costruendo non solo un luogo, ma un messaggio: si può vivere diversamente, con più libertà e senso. Con meno sprechi, più consapevolezza, più comunità.