La degustazione

Il Moscato a tutto pasto che affina 10 anni nella sabbia

Il Moscato a tutto pasto che affina 10 anni nella sabbia

Tra Langhe e Monferrato, la cantina Cadgal lancia la sfida: “È fresco e leggero, ideale dall’aperitivo alle portate principali: non ha più senso relegarlo al dolce”

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Portare il Moscato a inizio pasto, per l’aperitivo, o abbinarlo a crostacei, ostriche, foie gras e piatti orientali. È la sfida lanciata da Alessandro Varagnolo, che dal 2023 guida Cadgal, storica cantina piemontese con sede nelle terre del Moscato d’Asti, tra Langhe e Monferrato.

Il cambio vita

Torinese, il trentenne Varagnolo ha un passato nella consulenza in ambito economico e un sogno: trasferirsi in campagna e dedicarsi alle vigne. L’imprenditore ha rilevato l’azienda con l’ambizione di ridefinire l’identità del Moscato d’Asti: vino versatile negli abbinamenti, capace di evolvere nel tempo in complessità e profondità. «Il Moscato ha anche un plus importante: la gradazione bassa lo rende bevibile in diverse occasioni», dice il viticoltore.

La cantina comprende due tenute: Valdivilla, nella zona storica del Moscato a Santo Stefano Belbo, con le sue colline ripide, e La Cova a Calamandrana, nel Monferrato astigiano. Un progetto che abbraccia altre varietà come Chardonnay, Pinot Nero, Sauvignon e Barbera d’Asti.

120 mesi nella sabbia

Il fiore all’occhiello è il Moscato Vigna Vecchia, da vigneti di oltre 70 anni esposti a Sud-est. «Non viene prodotto tutti gli anni – sottolinea Varagnolo – Quando la vite non matura bene, come nel 2017 o nel 2023, preferiamo rinunciare». La particolarità di questo Moscato d’Asti Docg sta nell’affinamento: le bottiglie riposano per 60 mesi in casse colme di sabbia, al buio, e con umidità e staticità ideali. E Vigna Vecchia Collection (piccola partita di Vigna Vecchia 2014) è stata invece lasciata sotto la sabbia per 120 mesi. «È un metodo che si tramanda da generazioni: i nostri nonni scavavano grotte nel tufo e coprivano le bottiglie con sabbia per mantenere temperatura e umidità costanti. Poi li dissotterravano per berli nelle occasioni importanti – spiega il produttore – Noi lo facciamo in modo strutturato». Il risultato è un vino dalla longevità sorprendente – può raggiungere anche oltre quindici anni – che con il tempo si arricchisce di sfumature sempre più complesse. «Più il vino invecchia, più sviluppa note balsamiche che danno freschezza», dice Varagnolo, presentando diverse annate. «Il 2024 è stato piovoso, quindi avremo vini con una bella acidità; il 2023 più caldo; il 2019 equilibrato; il 2018 invece più fresco».

L’invecchiamento, però, è solo un’opzione. I “classici” moscati di Cadgal sono Lumine, il più giovane, immediato e fresco, imbottigliato subito dopo la vendemmia; il Sant’Ilario è il moscato “classico dei nonni”, dalla zona di Canelli, in tutto 10mila bottiglie di cui 7.000 vengono esportate a Taiwan e servite come calice di benvenuto; infine, il prestigioso Vigna Vecchia.

Una nuova prospettiva: Moscato con piatti salati

Un abbinamento salato dal menu di Carlo Cracco a Milano
Un abbinamento salato dal menu di Carlo Cracco a Milano 

Ma la sfida più grande rimane quella di cambiare la percezione del consumatore verso il Moscato. «Il vecchio proprietario aveva già sperimentato abbinamenti con acciughe al burro come aperitivo – ricorda Varagnolo – Il Moscato va portato a inizio pasto, non ha più senso relegarlo al dolce: è leggero, ha grande acidità e bella freschezza». Presente sui mercati asiatici e americani, Cadgal punta a conquistare palati internazionali, abbinando i suoi moscati a spezie orientali o proposte gastronomiche innovative. Una rivoluzione che parte dalle colline piemontesi per ridisegnare il futuro di un vino simbolo della tradizione italiana.

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