Naviga

Elogio della patata, l’umile tubero che nutre il mondo

Riconosciuta dalla FAO come una coltura chiave per affrontare le sfide dell’insicurezza alimentare. Il direttore generale Qu Dongyu l’ha definita “l’alimento salvavita più importante”

2 minuti di lettura

“La patata è un vegetale senza paragoni, che resiste alla siccità come all'umidità e cresce ugualmente, sfida le intemperie e ripaga al decuplo le poche cure che l'uomo le concede”. Così scriveva il premio Nobel norvegese Knut Hamsun nel romanzo “Vagabondi” più di un secolo fa, esaltandone le caratteristiche di enorme versatilità e di adattamento alle diverse condizioni climatiche. La patata è l’unico vegetale che è sempre stata molto più che un semplice alimento: da risorsa strategica per chi viveva con poco e doveva far rendere ogni metro di terra, a protagonista nel dibattito globale sul cibo del futuro. E la Giornata mondiale che si celebra il 30 maggio non è una celebrazione folkloristica, ma un’occasione per ricordare il suo ruolo fondamentale nella sicurezza alimentare mondiale.

Coltivata per la prima volta oltre 7000 anni fa sulle alture andine, nella regione del lago Titicaca tra Perù e Bolivia, la patata è stata addomesticata da civiltà che già allora ne conoscevano il potenziale. Gli Inca ne selezionarono centinaia di varietà, sviluppando perfino sistemi di conservazione a lungo termine. Fu solo nel XVI secolo che il tubero varcò l’Oceano Atlantico, portato dagli spagnoli in Europa. Qui però non trovò subito felice accoglienza: per lungo tempo venne considerata una pianta ornamentale o, peggio, velenosa. Bisogna attendere le carestie del Settecento e la lungimiranza di agronomi come Antoine Parmentier in Francia perché si inizi a coltivarla seriamente come fonte di sostentamento.

In Italia, la patata comincia a diffondersi nelle zone rurali più povere, diventando uno degli alimenti base delle campagne. È lì che si guadagna il soprannome di “carne dei poveri”, perché riempie lo stomaco quando manca tutto il resto. Ma una dieta fondata esclusivamente su amidi non basta a mantenere in salute. In varie aree del Nord e del Centro Italia, tra Ottocento e primo Novecento, compaiono malattie come la pellagra, dovute a gravi carenze vitaminiche. Nel tempo però si evolve, si raffina, si adatta.

Oggi è riconosciuta dalla FAO come una coltura chiave per affrontare le sfide dell’insicurezza alimentare. Lo scorso anno, in occasione della prima Giornata mondiale a lei dedicata, il direttore generale Qu Dongyu l’ha definita “l’alimento salvavita più importante”. Questa non è solo una dichiarazione simbolica: secondo la stessa FAO, più di 800 milioni di persone nel mondo soffrono di insicurezza alimentare cronica e il ruolo della patata come coltura resistente, nutriente, ad alta resa e a basso impatto può essere decisivo, soprattutto nelle aree più vulnerabili.

Produce più calorie per ettaro di quasi ogni altro vegetale, ha un ciclo colturale relativamente breve e cresce in condizioni difficili, anche in terreni marginali. Il Centro Internazionale della Patata (CIP) di Lima lavora da anni su varietà biofortificate, capaci di integrare ferro, zinco e vitamina A per contrastare la malnutrizione nei paesi più poveri. In Africa orientale la patata dolce arancione, nota come “batata”, è già parte di programmi nutrizionali che mirano a ridurre la cecità infantile. In Asia centrale è una risorsa nei progetti post-bellici. In Perù, continua la sperimentazione su varietà adatte alle quote più elevate, dove nient’altro cresce.

Anche in Italia la patata racconta storie di resistenza e adattamento. Con circa 40.000 ettari coltivati, sono più di 50 le varietà locali censite: la Sila IGP calabrese, la Bologna DOP, la Montagnana veneta, la Rossa di Colfiorito, la Turchesa d’Abruzzo, la rossa di Cetica in Toscana, la patata di Trevico in Irpinia, e tante altre. Ciascuna con il proprio terroir, le sue rese, il suo gusto. Dietro, piccoli agricoltori che difendono biodiversità e pratiche rispettose della terra.

A livello globale, la produzione di patate ha raggiunto nel 2022 circa 375 milioni di tonnellate, con la Cina al primo posto (95,5 milioni di tonnellate), seguita da India (56 milioni) e Ucraina (20,9 milioni). L'Asia guida la produzione mondiale, rappresentando il 54% del totale. In un mondo in cui il cambiamento climatico sta riscrivendo la geografia della produzione agricola, la patata è una coltura che può reggere l’urto. Non chiede tanto, restituisce molto. Non è una reliquia contadina, è un’arma silenziosa contro la fame perché come recita un vecchio detto popolare: “Chi mangia patate non muore mai”.