Naviga

Buon compleanno al riso Carnaroli: “Lo celebro pedalando lungo la via Francigena”

Cristiana Sartori 

La risicoltrice Cristiana Sartori ha intrapreso il viaggio che la porterà fino a Roma, dove parteciperà a un’udienza in Vaticano. 80 anni fa nasceva la varietà così apprezzata per il risotto

3 minuti di lettura

Lascia i suoi amati campi, inforca la bicicletta e per più di un mese va in giro per mezza Europa sulla via Francigena pedalando. Obiettivo? Far conoscere a fondo il riso Carnaroli che compie 80 anni. Perché Cristiana Sartori è una risicoltrice del Pavese, di Robbio, in Lomellina. E il riso è la sua vita. Ha organizzato un viaggio speciale, il "Sosta & Gusta", con una trentina di tappe, venti con degustazioni di risotti speciali, fra l'Inghilterra, la Francia, la Svizzera e l'Italia. Partito l'8 maggio da Londra, dall'Istituto Italiano di Cultura londinese si concluderà a Roma l'11 giugno con l'Udienza dal Papa in Vaticano. E il 12 al Senato in un evento in cui si potranno degustare due risotti, uno della tradizione pavese e un altro alla carbonara in uno show cooking dello chef Igles Corelli.

Una pedalata che per la Sartori significa "un vero Giubileo della Speranza, una speranza agro-ambientale in primis". "Da agronoma e produttrice biologica vorrei motivare verso un mondo che può essere migliorato se cambiamo passo... ora! - spiega-. Quest'anno inoltre si festeggiano numerosi anniversari. Primo fra tutti gli 80 anni della nascita della varietà Carnaroli classico. I 100 anni dalla prima ibridazione. I 550 anni del dono che Galeazzo Maria Sforza offrì a Ercole I d’Este, 12 sacchi di riso 'dal quale otterrai 12 sacchi da ciascun sacco'...".

Ripercorriamo la storia?

"1945, Paullo, Lombardia. Torniamo indietro a 80 anni fa. Ettore de Vecchi, agronomo e risicoltore appassionato e perseverante, lavorava da tempo ad una nuova varietà. Ingaggiò l'amico Emiliano Carnaroli al quale promise di nominare la nuova varietà con il suo cognome per il suo aiuto. Era un tecnico e condivise con De Vecchi la passione di trovare la varietà che avesse quelle caratteristiche idonee a farci sognare e realizzare risotti speciali: chicchi piuttosto grandi, consistenza croccante, con contenuto alto di amilosio che rilascia amido in fase di cottura e crea la cremosità desiderata. Immagino i festeggiamenti e la felicità dei due dopo il primo assaggio!".

Voleva precisare qualcosa

"Si. C'è Carnaroli e Carnaroli Classico. Ce ne sono almeno 15 varietà commercializzate per legge con il termine Carnaroli ma che hanno origine da incroci geneticamente differenti. Quello che celebriamo è "Carnaroli Classico" custodito oggi da Ente Nazionale Risi che ne preserva la stabilità varietale e ne garantisce la origine genetica. Oggi sono poche aziende che ne continuano la sua coltivazione. Io lo coltivo biologico perché credo che mantenere una varietà tradizionale così blasonata sia un orgoglio territoriale, un'emozione unica vedere le maestose piante di taglia alta più di 160cm restare in piedi a raccolta (di solito si allettano se le pannocchie sono cariche e il temporale con il vento fa la sua parte). Insomma diventa una sfida ogni stagione, per ottenere i migliori chicchi dai campi più vocati. Nel mio piccolo mi sento immensa nel custodire con passione questa varietà. Con grande coerenza e riverenza per la natura. L'importante è che si conoscano le differenze, che emerga una maggiore consapevolezza per il valore delle nostre coltivazioni che sono tradizione e cultura. È un onore portare in Europa l'eccellenza di una delle nostre principali produzioni agricole per cui siamo i primi nell'Unione Europea".

Cosa significa essere risicoltrice, donna, oggi?

"La mia storia la sento nel cuore quando cammino sugli argini dei campi dove immagino mio nonno Leone che ci girava a cavallo... Volevo studiare veterinaria ma scelsi agraria per la responsabilità che sentivo di avere nel portare avanti il lavoro delle generazioni che mi hanno preceduta. Innovando sí, ma nel rispetto più profondo della tradizione. Certo essere imprenditrice agricola donna è tutta un'altra storia, diciamo che ho sempre amato le sfide in un mondo tuttora più maschile. Ho sicuramente i geni della bisnonna Delfina, una donna della metà '800 ma molto molto avanti, 'oltre'. Nel senso buono del termine, che sta a dire che c'è sempre da imparare e osservare oltre la propria realtà per essere persone migliori".

Parla di agro-ecologia

"Sì. Per una agricoltura che rispetta l'ambiente e la biodiversità, per me esiste oggi l'agro ecologia. Mi illumino leggendo l'Enciclica Laudato Si’ o la Rivoluzione del filo di paglia. Non si può andare avanti bene senza conoscenza del passato. L'agricoltura industriale è un paradosso che oggi non sta più in piedi. Poi avverto molto la responsabilità della provincia di Pavia, che è la prima in Italia per produzione risicola. Presiedo l'Associazione "Strada del Riso dei Tre Fiumi" con cui ho ideato questo viaggio e organizzeremo a ottobre a Vigevano gli "Stati Generali del Riso Italiano", 4 giorni dedicati al mondo del riso dove saranno invitate tutte le aziende risicole italiane".

Cosa è per lei il riso?

"È condivisione. È la mia vita. Il passato, il presente, il futuro".

E ora che è lontana dai suoi campi?

"La sera mi addormento e penso che è sotto la coperta di 4-5 centimetri di suolo fresco si sta già muovendo qualcosa. Passerò a salutarlo il 27 maggio quando attraverseremo la Lomellina in bicicletta. Qualche ora la passerò a strigliare con il mio trattore senza cabina il suolo, prima che le pianticelle di riso marchino le file e parlerò loro, 'forza che crescerete bene anche se sono lontana da voi ma vicina con la mente e il cuore: chissà che buoni risotti mi darete!'...".