Pasta e Formula1, tecnologia e convivialità a tutta velocità
di Alessandro CicognaniBarilla investe sulle gare automobilistiche. Il vicepresidente Paolo Barilla: “Le corse in giro per il mondo sprigionano passione e innovazione, due caratteristiche in cui ci riconosciamo”. E tra le novità del Gruppo, i fusilli nello spazio e la stampa in 3D
È scattato a Imola il gran premio della pasta. Seduto al volante della monoposto c’è il più insospettabile dei piloti, Paolo Barilla, vicepresidente di un gruppo da 5 miliardi di fatturato e 9mila dipendenti che nella giostra del food made in Italy è tra i nomi d’eccellenza. E ora, con l’accordo di sponsorizzazione della Formula 1, ha deciso di farsi portatore di un messaggio: quello di non rimanere adagiati sugli allori, perché i modelli di consumo cambiano. Velocemente.
Certo la curiosità non manca e porta con sé una domanda d’obbligo: perché decidere di investire milioni di euro nelle gare automobilistiche? Dove comincia il filo rosso che unisce pasta e motori? «La Formula 1 è un ambiente di passione e alta tecnologia, due caratteristiche che ci piacciono e nelle quali ci riconosciamo». Così Paolo Barilla entra subito nel vivo del progetto. E lo fa dall’autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove la F1 è tornata a correre nel 2020, dopo quattordici anni di stop. È domenica e mentre il vicepresidente di Barilla parla, fuori dal paddock club di Imola il rumore fischiante delle monoposto mette tutti sull’attenti. Ferrari, McLaren, Red Bull e tutte le altre stanno lasciando i box per iniziare il giro di prova, in vista della competizione ufficiale.
Il Gruppo guarda al futuro
«Vedete, la Formula 1 è un mondo simbolo dell’innovazione – riprende il discorso Barilla – è un viaggio tra i Paesi, che ti obbliga a fare un lavoro di pensiero, ragionando su nuovi modelli per un approccio al cibo che sia differente». Qualche mese fa, i tra fratelli Guido, Luca e Paolo si sono seduti attorno a un tavolo, interrogandosi su dove sarebbe stata e cosa avrebbe fatto la società nei prossimi dieci e vent’anni. Negli ultimi due hanno lanciato in orbita tre chili di fusilli per un esperimento alimentare con gli astronauti della Stazione spaziale internazionale (i risultati non sono ancora divulgabili) e messo sul mercato la prima pasta stampata in 3D. Risultati di numerosi “crash test” fatti nei dipartimenti di ricerca e sviluppo, ma stare fermi mai. Dunque, la decisione di aprire una collaborazione con la gloriosa kermesse. D’altronde essere in F1 significa abbracciare sfide e vincerle. Paolo Barilla lo sa bene, visto che l’amore per le macchine l’ha vissuto da protagonista, vincendo una 24 ore di Le Mans e salendo a bordo della Minardi nelle stagioni 1989 e 1990.
«Abbiamo intenzione di indagare le possibilità del nostro prodotto in un mondo che si muove velocemente, proprio come le monoposto. Partiamo da oggi, con le lasagne». Dall’altoparlante esce la voce dei cronisti sportivi. Lo schieramento sulle griglie è completo. Paolo Barilla esce sulle gradinate per godersi la partenza. Il frastuono assordante mette in fibrillazione i cuori. E il vicepresidente del gruppo ha lo sguardo di chi vorrebbe essere lì in mezzo, a correre per una coppa. Lo farà più tardi, spingendo sull’acceleratore di una Tyrrell a sei ruote per un giro d’onore.
Alla conquista dei mercati asiatici
I fan della Formula 1 arrivati da ogni dove sono tutti col fiato sospeso, ma almeno in mano hanno un piatto di lasagne. Un’immagine che si replicherà ad ogni gran premio. E chissà che anche il mercato asiatico, storicamente il più complicato per questo specifico prodotto, ora non riesca finalmente a scoprire la magia che nasce unendo acqua e farina di grano duro, due ingredienti semplici, che uniti insieme nelle giuste proporzioni danno vita al prodotto simbolo dell’italianità nel mondo. Ma per chi abita il Belpaese sono qualcosa di più. Sono i profumi della domenica, dei pranzi conviviali coi parenti o con gli amici. E in fondo la Formula 1 lo è diventata tanto quanto. Dopo la tavola ci si sposta tutti sul divano, a guardare le monoposto che sfrecciano tra le linee degli autodromi di mezzo mondo, mettendo in mostra un concentrato di tecnica e tecnologia, oltre a una buona dose di spericolatezza fatta di rettilinei a trecento all’ora e curve al minimo di aderenza.
103 formati in un anno
La pasta industriale non è poi così differente. Dentro le mura dello stabilimento di Pedrignano (Parma), fusilli, spaghetti e maccheroni corrono a tutta velocità. In un anno solare Barilla inscatola qualcosa come 300mila tonnellate di pasta in 103 formati differenti. Tutto è regolato al millimetro, dalla gestione delle materie prime, al ciclo produttivo. In tuta bianca e copricapo rosso, i “meccanici” della Barilla controllano ogni giorno che la corsa non subisca intoppi, mentre robot a guida autonoma spostano i carichi più pesanti. Il semaforo rosso sono le impastatrici, la bandiera a scacchi le mitiche scatole blu nelle quali atterra il prodotto finito, poi stoccato nei magazzini da cui partirà per compiere il suo ultimo viaggio verso case e ristoranti.
Valori condivisi
«Sapete dove nasce il blu Barilla?» chiede Roberto Pagliari, che dentro lo stabilimento parmigiano ha il ruolo di gestire l’archivio storico, dove sono conservati libri, ritagli di giornali, marchi storici, la gallina Rosita dello spot con Antonio Banderas e soprattutto tutti, ma davvero tutti i cimeli delle sponsorizzazioni sportive di 149 anni: dalla maglietta della Roma, al pettorale di Alberto Tomba. E da domani quell’archivio si arricchirà di un nuovo scaffale, tutto dedicato alla Formula 1. Tornando al colore blu, bisogna riavvolgere il nastro dei ricordi e tornare al 1877, in Strada Vittorio Emanuele II a Parma. Oggi qui c’è un negozio storico dove poter scoprire la storia dell’azienda, dagli albori ai progetti futuri, ma all’ora si trovava la prima bottega di pane e pasta di Pietro Barilla senior. «I prodotti erano venduti esclusivamente sfusi – spiega Pagliari – e la pasta veniva avvolta in un foglio di carta da zucchero blu».