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E nel casolare dei nonni in Val di Susa il giovane enologo fa rinascere vitigni antichi

Il progetto di Mattia Longoni prevede la prima vendemmia nel 2029. Impiantate varietà uniche come il bianco Baratuciàt e il rosso Becuèt

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Da adolescente, quando tutti pensano a trascorrere le vacanze al mare, lui partiva da Como per raggiungere la Valle di Susa dove c'era il vecchio casolare dei nonni. Un luogo risalente al '700 pieno di fascino e di storia che agli occhi di un quindicenne rappresentava un sogno vero e proprio: un giorno, da grande, tornare per lavorarci, far rivivere quel luogo con la sua terra, ma soprattutto con la sua vigna. Mattia Longoni, oggi ha 31 anni, nel frattempo è diventato un esperto e apprezzato enologo, con esperienze lavorative in Trentino, in Alto Adige, Canton Ticino, a Bolgheri nella famosa terra di vini di Toscana.

Tre anni fa ha lasciato Como per trasferirsi a Mompantero in Valle di Susa dove il suo sogno sta prendendo forma con un progetto vitivinicolo strutturato che prevede il recupero agricolo conservativo incentrato sulla ricerca e lo sviluppo di varietà autoctone, antiche e resistenti introducendo le pratiche di agricoltura sostenibile. La sua motivazione nasce dalla passione per il recupero di aree trascurate e vecchie proprietà in rovina. Il casolare di circa 900 metri quadrati di superficie dei nonni oggi è suo. Una parte è stata ristrutturata e un giorno diventerà anche una struttura ricettiva con 7 camere per gli ospiti. Mattia ha sistemato la vecchia residenza dei mezzadri che oggi è la sua casa.

“Questo è sempre stato il mio sogno – racconta Mattia – i miei coetanei da giovanissimi pensavano a divertirsi, per me l’estate significava tornare nel casolare dei nonni e sognare un futuro dedicato al recupero delle vecchie vigne che circondavano l’abitazione. Tre anni fa ho trovato il coraggio di buttarmi e grazie a un eco-bonus ho potuto iniziare i lavori. Prendendo in mano il difficile compito di arrivare dopo 40 anni di abbandono”. Due le varietà autoctone impiantate: il bianco Baratuciàt e il rosso Becuèt ( in Savoia Persan) e poi Nebbiolo e Riesling (il vino preferito di Mattia).

“Luca Cavallo è l’ampelografo che mi ha aiutato ad approfondire e scoprire tutti i genotipi attualmente identificati per ora 6 – spiega Mattina-. E non sono solo in questa avventura. Come non ero solo all’epoca quando lasciavo Como per venire in Valle Susa: mi accompagnava sempre il mio migliore amico Edoardo Marzorati. Oggi lui è ingegnere e lavora a Parigi e ha investito in questo ambizioso progetto che vuole riportare alla luce vitigni di 1500 anni fa”. La prima vendemmia sarà nel 2029, il primo vino lo avremo nel 2030 e il nome è già stato scelto: Barone di Clivio.

“I vari documenti catastali vecchi – precisa – attribuivano diversi nomi alla tenuta dei miei nonni, io ho scelto Clivio mi sembrava il più appropriato”. La giornata di Mattia si alterna con la propria professione di enologo al lavoro agricolo: gestisce personalmente terreni, coltivazioni e l’avanzamento lavori nei 7500 metri quadrati di vigna per ora coltivati. Il progetto di Mattia Longoni è destinato a crescere: in futuro ci sono altri recuperi di vitigni storici che sembrano adattarsi molto bene all’attuale condizione climatica. Il suo obiettivo intende arrivare fino a 10 ettari. “La Valle Susa – conclude - fino alla fine dell’800 vedeva nella viticultura una delle attività principali. Io vorrei rilanciare la Valle proprio verso questa direzione. Cerco di entrare in contatto con tutti gli anziani del posto che possano darmi indicazioni e consigli su quello che era il patrimonio vitivinicolo della zona. Cerco di capire segreti e consigli da quelle poche persone rimaste che avevano un tempo una vigna”.